Sono stati 29.166 gli studenti che hanno abbandonato le aule nell’anno scolastico 1999/2000. Un fenomeno definito “preoccupante” dallo stesso ministro della Pubblica istruzione, Tullio De Mauro.
Il tasso di dispersione scolastico più alto si registra in Sicilia e in Sardegna. I giovani che evadono l’obbligo scolastico o interrompono la frequenza sono – secondo i dati del Ministero – in prevalenza maschi e vivono nei quartieri poveri ed emarginati delle metropoli, del sud Italia (Napoli, Palermo, Catania) e, in qualche caso, del Nord-Est.
Hanno genitori con un basso titolo di studio e con professioni dequalificate. Così, se nella scuola dell’obbligo i “dispersi” sono in discesa, nella scuola superiore il fenomeno sarebbe tutt’altro che trascurabile: tra gli istituti più investiti dal problema ci sono quelli professionali.
Studio sulla dispersione scolastica
Dallo studio su “La dispersione scolastica, una lente sulla scuola” realizzato dal Ministero della Pubblica istruzione emerge che nelle scuole elementari la media delle interruzioni è dello 0,31 per cento, pari a una cifra indicativa di 20.000 bambini. Nelle medie inferiori sale all’1,52 per cento, e nella scuola superiore al 10 per cento come valore medio.
Fra gli indirizzi, le percentuali più elevate di interruzione appartengono agli istituti professionali, dove su 100 studenti, 12,4 non concludono l’anno di corso. Seguono l’istruzione artistica (11,48), l’istruzione tecnica (10,75) e, infine, i licei e le magistrali (8,79).


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