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Passaggio in Valle Aurina: il viaggio fino a Cadipietra

Passaggio in Valle Aurina è il racconto che Mariateresa Martini ha pubblicato nel 2015 dopo un soggiorno in Valle Aurina, da Cadipietra a Predoi, nell’estate 2012: era salita in Alto Adige per curare un’allergia respiratoria con la speleoterapia nell’ex miniera di rame di Predoi. Questa prima puntata segue il viaggio in treno fino a Brunico, la strada da Lutago a Cadipietra e le rovine della fonderia costruita dopo l’alluvione del 1878.

Mariateresa Martini, nata a Iseo nel 1945, ha lavorato per decenni ai Servizi culturali del Comune di Bologna e scrive recensioni di mostre, come quella sulle opere esposte a Limone sul Garda. Josef Pahl, direttore del Museo provinciale delle Miniere dell’Alto Adige, ha definito il libro «una vera e propria dichiarazione d’amore per questa valle».

Passaggio in Valle Aurina, il racconto in quattro puntate:

  1. Il viaggio fino a Cadipietra
  2. La miniera di Predoi e la speleoterapia
  3. Il museo minerario nel Granaio di Cadipietra
  4. L’enigma di Teresa e il conte Enzenberg

Preparativi: il viaggio fino a Brunico

Da un articolo di giornale passatomi da Rosa apprendo che per la mia allergia respiratoria è suggerita la speleoterapia: a Predoi, nell’ex miniera di rame. Gli effetti benefici sono emersi in tempo di guerra, quando i feriti riparati in miniera superavano discretamente le loro bronchiti, fino a guarirne, tanto da essere rimandati al fronte! Ma questa è un’altra storia. Uno stimatissimo docente, che esercita come medico nell’ospedale di Innsbruck, garantisce che le condizioni dell’aria, fredda, con alto tasso di umidità e priva di allergeni, sono le più idonee a favorire il miglioramento di chi vi soggiorna. Si inspira aria pura e fredda, si espira l’aria più vecchia accumulata nei polmoni, carica di tossine.

Lo scorso anno era disponibile un treno tedesco, l’Eurocity delle DB da Milano per Monaco, con tappa anche a Desenzano: comodissimo per evitare trasbordi con le valigie. Quest’anno la tratta è stata soppressa, e né a Manerba, né a Desenzano, né a Verona è stato possibile fare un biglietto per la tratta Bolzano-Brunico. Brunico! In Europa, non in Cina! Quando l’Europa si può attraversare con un unico biglietto! Da Brunico per Desenzano, invece, Trenitalia rilascia il biglietto completo.

Eccovi un primo enigma dell’avventura in Valle Aurina. Ma è più interessante procedere. Esperiti diversi tentativi, sono arrivata a Brunico, naturalmente con un sovrapprezzo sulla Fortezza-Brunico perché viaggiavo senza biglietto: nei pochissimi minuti della coincidenza non sono riuscita a stamparlo dalla biglietteria automatica. Alla stazione di Fortezza ogni realtà commerciale, edicola, bar, biglietteria, è defunta. I viaggiatori sono immersi in un’atmosfera da noir: ambienti bui e cupi, a poche centinaia di metri dal vero fortino, tenebroso e inquietante, che da secoli la rende celebre. Poi c’è la versione commedia all’italiana: sono gli utenti che soffrono i disservizi e poi devono pagare la penale!

Finalmente conquisto il piazzale della tanto ambita Brunico. In perfetto orario sono sul bus diretto a Campo Tures-Lutago. La strada si snoda nell’ampia valle, attraversa diverse zone industriali e raggiunge il centro di Campo Tures. Da qui inizia la Valle Aurina: magica, circondata da vette altissime e spesso imbiancate, come racchiusa in un guscio che la protegge.

Da Lutago a Cadipietra

Ecco masi, fienili, mucche, campanili, castelli arroccati sui fianchi delle montagne, prati, campi di patate, boschi che arrivano fino alla strada, maneggi, ponti di legno coperti sull’Aurino che corre intrepido e spumeggiante.

Prima sosta a Lutago, per gustarmi l’interessante mostra dei presepi e un’ancor più suggestiva esposizione di diavoli agguerriti: maschere raccapriccianti intagliate nel legno da artisti della zona, mostri che nella valle venivano utilizzati da tempi antichissimi per proteggere case e comunità dal male e dal gelo. Figure antiche e recenti, che non hanno nulla da invidiare alle immagini terrifiche degli horror recenti. Secoli dopo è giunto nella vallata, con la visione del sacro cattolico, il presepe. Questi presepi sono bellissimi: il Natale è molto sentito e partecipato nella valle, grazie anche alla magia della neve, che crea un’atmosfera particolarmente suggestiva.

Da Lutago, il giorno successivo, proseguo per San Giovanni: devo raggiungere la biblioteca per utilizzare un computer. La trovo frequentata da tanti bambini, gestita da personale disponibile e soprattutto in grado di garantire l’accesso a internet. Meno male! Perché naturalmente la chiavetta prepagata del portatile non dà segni di vita. Non sforzatevi di chiedere il perché: sarebbe altra energia sprecata, come quella per trasportare il portatile fino al confine.

Due fermate d’autobus dopo la biblioteca c’è lo stimolante museo delle pietre. Fra pietre preziose, pietre dure, cristalli di rocca, ametiste e piriti, espone primi piani di amianto. Sembra la capigliatura del principe Capelverde sceso dalla luna: filamenti più fitti dell’erba nei prati, più ritti dei capelli trattati col gel, con un colore metallico che sfuma dal grigio al verde intenso. Forse non conoscete la storia di Capelverde, ma da queste parti è doveroso attrezzarsi in fatto di leggende: tra boschi, valli e castelli tutto può accadere, che dentro qualche crepaccio ci siano smeraldi fra improvvidi cristalli di quarzo o che i capelli verdi siano pericolosi. È bene tenersi pronti a ogni imprevisto!

Le case rosa di Cadipietra, nel cuore della Valle Aurina

Dopo qualche chilometro, lungo il percorso verso Predoi, appare un angolo sorprendente: non si è più circondati da masi tirolesi, ma da costruzioni in solida pietra, trattata in rosa antico. È Cadipietra, cuore atavico della valle, con la sede del Comune e il vecchio Granaio della miniera, diventato un interessante museo. Una lunga costruzione di fronte, grazie alle sue vetrate, è utilizzata come spazio espositivo.

In salita spunta la chiesetta con il campanile svettante e il classico interno con panche di legno grezzo, lavorate in stile tirolese. Accanto c’è il cimitero, fatto di tanti piccoli giardini con fiori di prato e di campo, rossi, gialli, rosa, turchesi, e sulla destra panchine per meditare sul senso della vita, nel ricordo di chi ci ha preceduto.

Uno dei portoni della residenza estiva dei conti Enzenberg a Cadipietra, con i motti dipinti

Più in alto c’è la residenza estiva, signorile e sobria, del conte Enzenberg, ultimo discendente della famiglia che nei secoli scorsi possedeva la miniera e parte della vallata. Ogni arco dei portoni d’accesso è decorato con richiami poetici che ammorbidiscono l’austerità della struttura: Unter Gottes Hut / Mit Witz, Fleiß und Mut / Trotz Felsen und Flut / Durch Feuers Glut / Bringen Erz wir zu Gut / Vom tauben Stein / Scheid ab das Erz / Von Sünd und Schein / Halt frei dein Herz. Vale a dire: con la protezione di Dio, con ingegno, diligenza e coraggio, malgrado i pericoli della roccia e dell’acqua, con l’aiuto del fuoco trasformiamo il minerale in rame; e come si libera il minerale dalla roccia sterile, così libera il tuo cuore dai peccati e dagli inganni.

Le rovine della fonderia e l’alluvione del 1878

Naturalmente cercherò l’occasione di una sosta più lunga al ritorno dalla terapia: ora non posso disperdermi, devo arrivare in tempo per l’ultimo ingresso in miniera. Il bus sale, l’Aurino, l’Ahr, scintillante, scorre precipitoso in senso opposto, accanto ai prati e ai sentieri, protetto dalle fronde di betulle, ontani e sempreverdi, con il ritmo vivace dei torrenti di montagna. Pinete, abeti e larici dominano dall’alto dei monti Tauri, dalle cime della Zillertal fino alla Vetta d’Italia. È un mondo di frontiera e al tempo stesso di passaggio, via di comunicazione e di commercio con l’Austria e, da lì, con il Nord dell’Europa. Da Predoi si può infatti proseguire per Casere e oltre, fino ai passi attraversati nei secoli da mercanti, servi, minatori, cavalieri e cacciatori.

Le rovine della fonderia con la ciminiera, ai piedi della miniera di Predoi

Mi fermo alle rovine della fonderia, ai piedi della miniera: ruderi in muratura della Jakob Stube sovrastati da una ciminiera ben conservata, resti della fonderia costruita negli anni Ottanta dell’Ottocento, dopo che nel 1878 la grande fonderia di Arzbach, a San Giovanni, era stata sommersa dal fango dell’alluvione del Rio Rosso, affluente dell’Aurino. La natura sa essere anche matrigna, soprattutto se provocata!

Per la fusione del rame si usava il legname, meglio il carbone di legna: il legname veniva preparato, accatastato, coperto e bruciato lentamente per più di quindici giorni, fino a diventare carbone. Altro legname serviva per costruire le case, riscaldarle, armare le gallerie. Ma le pendici dei monti, private di abeti e larici, diventavano solo sassi, con pochi arbusti irti, su pareti ripide dove scorrevano mille rivoli d’acqua, sempre più minacciosi. Principi e imperatori, compresa Maria Teresa d’Austria, avevano mantenuto un’attenzione vivissima per l’attività mineraria e, insieme, per la salvaguardia dei boschi, con provvedimenti a tutela di entrambi. Ma il rame serviva per stoviglie, armi, decorazioni: non si poteva allentare la produzione. Con l’avvento dell’energia elettrica i bei fili ramati, gli stessi delle decorazioni militari, divennero fondamentali per portare la luce nei palazzi, nelle case, nelle strade. Col passare del tempo serviva sempre più rame.

Abbattendo troppi alberi sarebbe potuto accadere un disastro, e nell’Ottocento accadde. Nei giorni di Ferragosto del 1878, dopo giornate tanto calde da sciogliere i ghiacciai più alti e dopo tre giorni di pioggia battente, il Rio Rosso (Rotbach) straripa, trascina con sé acqua, fango, ghiaia e tronchi e precipita nell’Aurino già ingrossato dalle piogge. Il materiale forma una diga che blocca il deflusso a valle: tutta la piana diventa un lago che invade San Martino. Le case fino al secondo piano, la fonderia di Arzbach con gli edifici circostanti, il magazzino del rame e la cappella vengono coperti di fango, che fino al 24 agosto non riuscirà a defluire completamente. Da allora, in Italia, le alluvioni si ripetono con impressionante regolarità. Perché non abbiamo ancora imparato a prevenire i danni ambientali?

La seconda puntata, «La miniera di Predoi e la speleoterapia», esce venerdì 23 ottobre alle 7.

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