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Santuario di Supina a Toscolano Maderno: la chiesa del voto tra gli ulivi e il soffitto delle 72 formelle

Il santuario di Supina sta sulle colline di Toscolano Maderno, al confine con Gargnano, tra ulivi e boschi a circa 245 metri di quota. Da fuori sembra poco più di una casa di campagna, con la facciata a capanna, un oculo e un portale del Seicento; dentro custodisce un ciclo decorativo cinquecentesco, con le tele della vita di Maria e un soffitto di 72 formelle di legno dipinte a tempera. La chiesa è dedicata all’Annunciata ed è di proprietà del Comune, che la fece costruire per devozione nella seconda metà del Quattrocento.

Una chiesa del Comune diventata santuario

Il nome della contrada compare già in due atti del 1430, mentre il nucleo più antico dell’edificio viene datato fra il 1460 e il 1490. Secondo l’interpretazione più accreditata, il toponimo viene dal latino e indica un terreno in dolce pendio; tra i fedeli è rimasta viva anche la lettura popolare di “supino”, disteso sulla schiena, come richiamo alla penitenza.

La chiesetta comunale divenne santuario nel 1567 o nel 1568, quando il Comune di Toscolano fece un voto alla Vergine durante un’epidemia. Da allora la comunità vi faceva celebrare messa il 25 di ogni mese, in ricordo dell’Annunciazione del 25 marzo, e per più di due secoli Supina fu meta di pellegrinaggi mensili. La devozione tornò nel 1836, quando il colera arrivò anche a Toscolano e la forma lieve della malattia fu letta come una protezione della Madonna.

Il legato del cartaio Sgrafignoli

L’aspetto attuale si deve a una famiglia di cartai. Nel 1581 Battista Sgrafignoli, ricco fabbricante di carta, istituì un legato testamentario per la messa quotidiana e per terminare e decorare la chiesa, lasciando allo scopo una cartiera di sua proprietà in contrada Lupo, nella Valle delle Cartiere. Il nipote Ippolito, figlio del fratello Camillo, fece eseguire fra il 1583 e il 1590 tele, affreschi e soffitto secondo un progetto unitario: le iscrizioni dipinte alla base dell’arco trionfale ricordano la conclusione dei lavori nel 1590.

Le tele, i profeti e le sirene

L’interno è a navata unica, divisa in tre campate da due grandi archi tardoromanici con una leggera tendenza al gotico, e si chiude in un’abside poligonale con volta a crociera, affiancata da due cappelle di fine Cinquecento. Il racconto parte dall’abside, dove nelle vele cinque tondi mostrano i profeti, ciascuno con un versetto che annuncia Maria. Seguono le tele dell’infanzia della Vergine, l’Annunciazione composta da due ovali ai lati dell’arco trionfale con la colomba dello Spirito Santo al centro e, lungo la navata, le storie di Gesù, dalla Fuga in Egitto alle Nozze di Cana, incorniciate da dodici telamoni dipinti, finte architetture, figure mitologiche e arabeschi. Sulla controfacciata compaiono delle sirene. Nel Settecento la Visitazione della cappella di destra fu sostituita da una Santa Lucia.

Il pezzo più antico è la statua lignea della Madonna in trono, della metà o della seconda metà del Quattrocento: per lo storico dell’arte Adriano Peroni il suo autore “sembra riattingere a remote formule romaniche”. Il Bambino che tiene in grembo fu aggiunto più tardi, tra Sei e Settecento, al posto dell’originale perduto. Il campanile è del 1664 e la chiesa ebbe per due secoli i suoi custodi: dal 1686 al 1889 vi abitarono degli eremiti, nella casa addossata all’edificio. Il Settecento portò gli stalli del coro, la balaustra di marmo, la cantoria e un organo rimasto fino al 1930.

Il restauro e le messe

Umidità e infiltrazioni avevano rovinato muri, soffitto, tele e affreschi. Il recupero è partito dall’associazione Amici del Santuario di Supina, nata nel 1992: nel 1997 il Comune ha rifatto il tetto, l’associazione ha pagato gran parte del restauro delle tele e nel 2004, con il contributo della Regione Lombardia e dell’Unione europea, sono stati restaurati il soffitto e gli affreschi della navata. Le ricerche dell’associazione sono confluite nel libro “Santa Maria di Supina” di Letizia Erculiani ed Elena Rocca Galli, uscito nel 2001.

Il santuario si raggiunge a piedi da Folino e Cabiana passando per Cervano, oppure da Gaino, San Giorgio e Cecina seguendo le indicazioni, ed è sul tracciato della Bassa Via del Garda e tra i luoghi dell’Ecomuseo della Valle delle Cartiere. La chiesa apre per la messa della prima domenica del mese, alle 16 da aprile a settembre e alle 15 da ottobre a marzo; in ottobre e novembre la messa si sposta alla seconda domenica. Si celebra anche il 25 marzo, il lunedì di Pasqua, il 15 agosto e il 26 dicembre.

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