La chiesa di San Zeno de l’Oselet sta nel cimitero di Castelletto, a Brenzone sul Garda, tra la Gardesana e la riva del lago, a circa un chilometro dalla contrada. La struttura che si vede è romanica, costruita fra l’XI e il XIII secolo, ma poggia sui muri di una villa romana e su sepolture altomedievali. Il soprannome viene dalla banderuola di metallo a forma di gallo, l'”oselet”, che sta sul campanile: nella tradizione della riviera il gallo, annunciando l’alba, scacciava fantasmi, demoni e paure della notte.
Dalla villa romana alla pieve
La prima menzione scritta è del 1159, in una bolla di papa Adriano IV all’arciprete di Malcesine che elenca, fra le chiese soggette, la “capella vero Sancti Zenonis de Brançone”. Il fatto che l’edificio sia sorto sui resti della villa e su un’area poi usata come necropoli fa però pensare a origini altomedievali. Per molto tempo San Zeno fu la chiesa principale del territorio di Brenzone, ricordata nei testamenti di benestanti locali del 1423 e del 1427; all’inizio del Quattrocento la chiesa di San Giovanni Battista ne prese il posto come parrocchia autonoma e San Zeno divenne una semplice cappella. Fra il 1806 e il 1810 fu chiusa dalla soppressione napoleonica degli oratori, e dal 1830 è circondata dal cimitero.
La villa romana è riemersa nel 2004, durante i lavori di ampliamento del cimitero. Le sue strutture restano visibili accanto alla chiesa e dentro l’edificio, dove una passerella di metallo e legno permette di osservarle senza calpestarle.
Tre fasi, due navate e tre absidi
L’edificio è il risultato di tre fasi di costruzione. La seconda, nel XII secolo, portò le absidi e la divisione in due navate; la terza, all’inizio del Duecento, aggiunse il campanile e rifece la facciata, che per questo appare a un solo spiovente: l’altro è coperto dalla torre. Il portale ha stipiti e architrave in marmo rosa con una croce greca incisa dentro un cerchio, sotto un protiro con il Cristo benedicente; sul lato meridionale della facciata è dipinto un grande San Cristoforo con il Bambino. Sul retro le tre absidi sono irregolari e diverse fra loro, segno delle fasi di costruzione successive.
All’interno le due navate, di larghezza diversa, sono separate da sei arcate a tutto sesto. Due dei capitelli, corinzi, sono di origine romana e furono con ogni probabilità recuperati dalla villa e riutilizzati.
Gli affreschi del Battista
Sulle pareti della navata minore corre un ciclo di affreschi tardoromanici di impronta bizantina, tornati alla luce nel 1904, con le storie di San Giovanni Battista: l’angelo che appare a Zaccaria, la nascita e l’imposizione del nome, la predicazione e la decollazione. Sulla parete nord della navata maggiore si riconoscono Caino e Abele, mentre nel catino dell’abside principale gli Apostoli sono appena leggibili. Proprio la presenza del Battista e di una grande vasca battesimale di pietra, la “Bàsia de S. Zen”, rimasta davanti alla chiesa fino ai primi del Novecento, ha fatto pensare che in origine fosse una chiesa battesimale, ma non ne è mai stata trovata conferma scritta.
Sulla datazione gli studiosi hanno discusso a lungo; la tesi di Arslan, che nel 1939 collocava la costruzione fra la metà del XII e l’inizio del XIII secolo, è ritenuta la più attendibile. La chiesa fu restaurata nel 1903, con un nuovo altare, e di nuovo nel 2009 con un intervento sull’intero edificio sostenuto dalla Fondazione Cariverona.


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