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Monte Cingolo Rosso, il passo dei lanzichenecchi: 500 anni fa Frundsberg scavalcò la Valvestino verso il sacco di Roma

Il monte Cingolo Rosso è una cima di poco più di 1.100 metri delle Prealpi gardesane, divisa tra la Valvestino, a cui appartiene il versante sud, e Bondone, in Trentino, che ha la vetta e il versante nord. Per secoli è stata un confine di Stato e una via di transito: nel novembre 1526 la attraversarono i lanzichenecchi di Georg von Frundsberg, nella marcia che nel maggio 1527 si sarebbe chiusa con il sacco di Roma. Il cinquecentenario è stato ricordato a Lodrone di Storo dal 23 al 25 ottobre con la manifestazione Storie d’Arme (1526-2026).

Una cintura di roccia sul confine

Il nome verrebbe dal latino cingulum, cintura: la cengia boscosa che fascia la montagna. Il “rosso” verrebbe dalla dolomia rossastra e dall’enrosadira, il colore che la roccia prende al tramonto. Il monte fa parte del Parco Alto Garda Bresciano e per secoli ha segnato la frontiera: dal 1426 al 1797 tra il Principato vescovile di Trento e la Repubblica di Venezia, dal 1859 al 1918 tra il Regno d’Italia e l’Impero austriaco. Nel 1753, dopo il trattato di Rovereto, sulla linea di confine della Val Vestino furono posati cippi di pietra calcarea, due dei quali proprio sul Cingolo Rosso.

Novembre 1526: Frundsberg e la via dei Lodron

Georg von Frundsberg, il condottiero bavarese al servizio di Carlo V considerato il padre dei lanzichenecchi, scendeva verso la Lombardia per soccorrere le truppe imperiali. Aveva sposato Anna Lodron, sorella del conte Ludovico, signore del castello di San Giovanni di Bondone. Secondo il suo cronista Adam Reissner, il condottiero vi pernottò dal 13 al 16 novembre 1526, con circa quindicimila uomini al seguito.

La strada verso la pianura era sbarrata dalle difese veneziane della Rocca d’Anfo, sul lago d’Idro. Frundsberg mandò avanti le truppe, con alla testa i conti Lodron, per i sentieri alle spalle del castello verso il monte Calva, il Cingolo Rosso e Bocca Cocca, lungo il tracciato chiamato ancora “sentiero della Calva o del Cingolo Rosso”. Lui partì tra gli ultimi, all’alba del 17. La cronaca racconta che nella valle di Piombino il condottiero, malato, fu spesso portato a spalle dai suoi uomini, mentre uomini e cavalli precipitavano nei canaloni. La spedizione proseguì verso sud e si concluse nel maggio del 1527 con il sacco di Roma e la prigionia di papa Clemente VII.

Il passo restò una preoccupazione per Venezia. Nel 1608 il provveditore Giovanni Francesco Dolfin, scrivendo al Senato, lo descriveva come un “loco molto difficile da transitar”, ma segnalava che i Lodron stavano facendo sistemare la strada per il passaggio di soldati.

Dalle trincee ai sentieri

Nella Grande Guerra l’esercito italiano fortificò la zona con trincee e reticolati dalla cresta del Cingolo Rosso a Bocca di Valle, parte della terza linea di difesa arretrata. La cengia del monte fu studiata a metà Ottocento dal botanico Pietro Porta. La cima si raggiunge per la mulattiera militare che scende da Bocca Cocca, sopra Moerna, o da sud, dal monte Calva, salendo da Bondone. Nel 2017 i lanzichenecchi di Mindelheim, la città di Frundsberg, ripercorsero a piedi lo stesso cammino, da Bondone alla Calva e a Bocca Cocca fino a Moerna.

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