domenica, Luglio 21, 2024
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Studiosi radunati ad Albarè per il convegno organizzato da Baldofestival. Oggi parla il fratello di Prodi. Il meteorologo Luca Mercalli: «Cambiamento accelerato, urge intervenire»

Clima impazzito, colpa dell’uomo

Siamo già entrati nel terribile vortice del cambiamento climatico e occorre fare attenzione. «Rispetto a un secolo fa la temperatura è aumentata di un grado con la conseguenza che abbiamo già perso il cinquanta per cento dei ghiacciai alpini. Studiando pollini fossili, anelli degli alberi, bollicine di aria intrappolate da 10mila anni nei ghiacciai dell’Antartide e controllando ed incrociando i dati con quelli degli osservatori, si rileva che stiamo vivendo una fase di cambiamento accelerato, anomalo negli ultimi 10mila anni, in cui l’uomo ha probabilmente giocato un ruolo determinante, perché stiamo immettendo nell’atmosfera una quantità di inquinanti inedita nella storia dell’umanità. La corsa verso il grande caldo è appena partita, siamo preoccupati per quanto ci aspetta dato che nei prossimi cento anni la temperatura potrebbe aumentare dai due ai sei gradi, con conseguenze catastrofiche per il nostro ambiente costruito su un ecosistema delicato, che finora ci ha sostenuto ma il cui equilibrio rischia di andare in frantumi per sempre». Così Luca Mercalli, il climatologo che arriva da Susa, collaboratore delle trasmissioni «Che tempo che fa» in onda su Raitre ogni domenica alle 20.10 e «Sopra tutto» in onda su Raidue il giovedì alle 9,10, è intervenuto ieri nell’ambito di Baldofestival… scienza, il convegno che si conclude oggi all’istituto Gresner di Albaré, organizzato dall’associazione caprinese Baldofestival. Come Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana di Bussoleno (Torino), tutti gli studiosi finora intervenuti non hanno fatto che confermare questa vertiginosa «Evoluzione climatica accelerata» in corso, tema appunto della manifestazione. Al convegno stamattina darà il suo contributo anche Francesco Prodi, direttore dell’Istituto dell’atmosfera del clima e coordinatore del Cnr di Bologna, il cui arrivo è previsto ad Albarè per le 11.30. Parlerà al termine della tavola rotonda conclusiva dal titolo «È possibile ridurre i cambiamenti climatici? Dal protocollo di Kyoto al congresso di Montreal». Ieri Mercalli, pur non dando risposta specifica a questa domanda, l’ha in parte affrontata. «Come confermano i dati ricavati dai ghiacciai del Polo sud, tra i gas che stiamo immettendo nell’atmosfera c’è l’anidride carbonica che è ora ai suoi valori massimi rispetto agli ultimi 650mila anni», dice, «l’aumento della temperatura è tra i segnali che il clima lancia e che noi dobbiamo raccogliere, modificando di conseguenza il nostro stile di vita, cercando di non consumare inutilmente energia e materia». Ciascuno lo può fare: «Io, per esempio, sono arrivato a Verona da Torino in treno, a casa ho installato pannelli solari per avere acqua calda ed energia elettrica, e, per non sprecare, ho sostituito il prato inglese piantando pomodori e zucchini. Sono dettagli», fa sempre notare Mercalli, «ma, arrivando in questa zona stupenda ai piedi del Baldo, ho notato che pure qui si sta facendo troppo spazio al cemento». Ci si chiede che c’entri il clima con questo: «Ricoprire tutto di cemento significa devastare la natura e quindi mettere a rischio l’ecosistema. Intanto», fa notare, «l’allarme dell’evoluzione in corso è arrivato e, se è prematuro ipotizzare uno scenario, pensiamo a quali disagi implicherebbe un clima torrido come quello dell’estate 2003. Gli effetti sul fisico sarebbero deleteri, un aumento dai 2 ai 6 gradi di temperatura metterebbe in crisi l’intero ecosistema, quindi agricoltura, allevamento, pesca, disponibilità di acqua, produzione di energia elettrica. Potremmo assistere all’espandersi di malattie tipiche dei climi caldi». Non ci siamo ancora: «Ma l’avanzata del caldo futuro è insita nel presente, ha portato variazioni nella flora e nella fauna anche montane. Nella Pianura Padana si notano animali tipici dei climi caldi, come il Geco, un rettile del Sud Italia. Anche certi pappagalli hanno iniziato a riprodursi nel nostro clima».

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