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Commercio di prossimità, la proposta di legge Confesercenti supera le 50mila firme: cosa prevede

La proposta di legge di iniziativa popolare di Confesercenti sul commercio di prossimità ha raccolto 54.151 firme, oltre le 50.000 necessarie per portarla all’esame del Parlamento, secondo il conteggio aggiornato al 25 settembre. La raccolta resta aperta fino al 25 novembre, mentre la proposta è in fase di verifica. Il testo si intitola “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità” e punta a contrastare la chiusura dei negozi di vicinato, che Confesercenti stima in 140.000 attività scomparse in dieci anni, con 1.100 comuni italiani rimasti senza un negozio alimentare. In provincia di Brescia l’associazione aveva contato 1.361 negozi in meno dal 2019.

Le Zone economiche speciali di prossimità

Il cuore della proposta sono le Zone economiche speciali di prossimità, le ZESpro. L’articolo 1 fissa le finalità: garantire alla popolazione residente la continuità dei servizi essenziali, contrastare la rarefazione commerciale e rafforzare il tessuto economico locale, tutelando la rete di vicinato, i presidi multiservizio e le forme di aggregazione tra imprese.

Il Governo avrebbe 12 mesi dall’entrata in vigore della legge per istituire le ZESpro con uno o più decreti legislativi, su proposta del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell’economia e quello per gli affari regionali, e previa intesa in Conferenza Stato-Regioni. Le commissioni parlamentari avrebbero trenta giorni per esprimere il proprio parere sugli schemi di decreto; entro ventiquattro mesi sarebbero possibili decreti correttivi.

I criteri indicati dall’articolo 3 affidano alle Regioni e alle Province autonome il compito di individuare e delimitare le aree urbane o periurbane da destinare a ZESpro. Vi rientrano gli ambiti in cui i Comuni abbiano deliberato programmi di rivitalizzazione per attirare negozi e servizi carenti delle dimensioni degli esercizi di vicinato, o per sostenere quelli già presenti e in difficoltà. Per le imprese di queste aree sono previsti un regime fiscale di vantaggio, compatibile con le regole europee sugli aiuti di Stato, misure di sostegno finanziario e semplificazioni amministrative. Al ministero delle Imprese nascerebbe un Osservatorio per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità, con compiti di monitoraggio, accanto a verifiche periodiche sull’efficacia delle misure.

Un fondo da 600 milioni l’anno

L’articolo 4 istituisce presso lo stesso ministero il Fondo per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità, con una dotazione di 600 milioni di euro per il 2026 e altrettanti ogni anno dal 2027. La copertura arriverebbe dalla riduzione del fondo previsto dall’articolo 1, comma 200, della legge 190 del 2014. Nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e di Bolzano le norme si applicherebbero nel rispetto dei rispettivi statuti.

La richiesta ai Comuni

Il 30 giugno Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti Lombardia Orientale, ha scritto ai sindaci e ai segretari comunali per chiedere collaborazione alla campagna. «Il commercio di prossimità non è solo una componente economica: è una vera infrastruttura sociale dei territori», si legge nella lettera. Ai Comuni l’associazione chiede di far conoscere l’iniziativa attraverso i canali istituzionali, di valutare la firma degli amministratori, di mettere a disposizione i moduli cartacei all’Ufficio Anagrafe e negli altri sportelli abilitati all’autenticazione, di portare in consiglio comunale un ordine del giorno a sostegno della proposta e di organizzare incontri pubblici o banchetti.

Sul Garda la raccolta è passata per i negozi del centro di Salò, dove a luglio i volontari dell’associazione hanno girato porta a porta tra i commercianti con alcuni consiglieri comunali, e per Valeggio sul Mincio, dove il Comune ha aperto la raccolta all’anagrafe dal 30 settembre.

Possono firmare i cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali. La campagna «Diamo forza ai negozi sotto casa» prevede la firma online sul portale del Ministero della Giustizia, con SPID, CIE o CNS, oppure di persona nei punti di raccolta, con un documento d’identità valido.

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