Il commercio al dettaglio della provincia di Brescia ha perso 1.361 negozi fra il 2019 e il 2025, scendendo da 12.153 a 10.792 attività: una contrazione dell’11,2% cui Confesercenti associa una perdita di ricchezza stimata in 204,15 milioni di euro. I dati vengono diffusi in vista della raccolta firme che l’associazione organizza in tutta Italia mercoledì 9 e giovedì 10 settembre, e che a Brescia si terrà in due gazebo: il 9 dalle 16.30 alle 19.30 in via Salgari 2, il 10 dalle 8.30 alle 12.45 in piazza Vittoria, all’angolo con via XXIV Maggio.
Settanta euro su cento
Il calcolo della ricchezza perduta parte da una stima di Confesercenti sulla destinazione della spesa: di 100 euro spesi in un negozio fisico, 70 restano nell’economia locale sotto forma di occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e imposte. Quando la stessa somma passa dai grandi marketplace internazionali, quei 70 euro escono dal circuito economico del territorio. Su questo confronto l’associazione costruisce la propria richiesta politica.
Nel solo capoluogo le imprese del commercio al dettaglio sono passate da 2.667 a 2.380: 287 attività in meno, pari al 10,8%, con oltre 43 milioni di euro di valore sottratto al territorio.
Crescono i dipendenti, arretrano gli autonomi
Il dato occupazionale si muove in direzione opposta a quello delle imprese. In provincia gli addetti del comparto sono diminuiti di 1.272 unità, da 31.565 a 30.293, con una flessione del 4%. Dentro quel saldo però le dinamiche divergono: i dipendenti aumentano di 1.254 unità, il 7% in più, mentre gli addetti indipendenti calano di 2.526 unità, il 18,6% in meno.
In città il divario è ancora più netto. Nonostante la scomparsa di 287 imprese, gli addetti complessivi sono cresciuti dell’8,4%, sostenuti dal lavoro dipendente, mentre gli indipendenti si sono ridotti del 18,2%. Ne esce una rete commerciale più rada, in cui arretra soprattutto il lavoro autonomo e l’occupazione si concentra in un numero minore di imprese.
«Questi numeri ci dicono che la desertificazione commerciale non coincide soltanto con l’abbassarsi di una saracinesca: quando un’attività chiude, il territorio perde lavoro autonomo, servizi, relazioni e una parte della ricchezza prodotta dai consumi», afferma Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti Lombardia Orientale. «L’e-commerce può rappresentare un’opportunità, soprattutto quando si integra con la rete fisica e permette anche alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati. Diverso è l’effetto dei grandi marketplace internazionali, verso i quali si sposta una quota di consumi che non alimenta più l’economia del luogo in cui vive l’acquirente».
La proposta di legge e il quadro nazionale
Ai gazebo i cittadini possono sottoscrivere la proposta di legge di iniziativa popolare «Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità». L’obiettivo nazionale è raggiungere 50.000 firme; le sottoscrizioni raccolte finora sfiorano quota 40.000, con l’adesione di centinaia fra sindaci, assessori e consiglieri comunali e regionali.
Il caso bresciano si colloca in un arretramento più ampio. Nella Lombardia orientale, che comprende Brescia, Cremona e Mantova, in sei anni sono scomparse 2.572 imprese, il 13,2%, per una perdita stimata di 385,8 milioni di euro; gli addetti complessivi calano di 3.354 unità e gli indipendenti di 4.404, il 20% in meno. In Lombardia le imprese del commercio al dettaglio passano da 95.035 a 83.484, con 11.551 attività in meno, mentre in Italia la riduzione tocca 111.455 imprese, il 13,4% del totale. La ricchezza perduta è stimata in 1,73 miliardi di euro su scala regionale e in 16,72 miliardi su scala nazionale.
Confesercenti precisa che il conto economico misura soltanto la parte quantificabile del fenomeno: restano fuori la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti sul presidio urbano, sulla sicurezza, sulla coesione sociale e sulla qualità della vita.


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