domenica, Giugno 23, 2024
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L’anniversario. Domani pomeriggio si riuniscono le corporazioni di pescatori di Torri e Garda con due sacerdoti Ma all’appello manca Sirmione che nel 1764 decise di annullare l’accordo

Festa sulla motonave per i 550 originari

Fu coraggio, imprenditorialità, orgoglio? Oppure necessità, disperazione, insopportazione? Nessuno probabilmente sarà mai in grado di dirci davvero che cos’è che nel 1452 spinse le famiglie dei pescatori di Garda, Torri del Benaco e Sirmione a mettere insieme, con sacrificio enorme, i denari per l’acquisto della cosiddetta Peschiera di San Vigilio dai nobili Becelli di Costermano. Sta di fatto che, con l’acquisizione dei diritti su alcune delle migliori aree di pesca del lago, le tre comunità fecero corporazione. Poi Sirmione si tirò indietro. Ma ancora oggi nei due centri della riviera veneta del lago esistono le corporazioni degli antichi originari, delle quali fanno parte i discendenti dei fondatori. E ogni anno a Garda e a Torri si mettono all’asta le «rive», col ricavato poi distribuito fra i soci secondo regole arcaiche. O meglio, con criteri antichi, ma di recente modernizzati, visto che finalmente, dopo cinque secoli e mezzo, anche le donne hanno avuto diritto di voto, di parola e di elargizioni di danaro. Ora gli Originari di Torri e Garda festeggiano se stessi e i cinquecentocinquant’anni di vita delle loro corporazioni. E lo fanno in cinquecentocinquanta: tanti sono infatti i posti prenotati sulla storica, mitica motonave Italia, per la cerimonia celebrativa che si svolgerà domenica 22 settembre. Perché non c’era dubbio che la festa dovesse esser fatta sul lago. O meglio, al Pal del Vò, il simbolo delle due corporazioni, il palo che esce dalle acque a segnalare la vetta del monte sommerso del Vò, dove si facevano le grandiose battute di pesca alla sardéna. Il Pal ancora oggi diviso fra Garda e Torri: una notte tocca a una comunità, una notte all’altra. Già, e Sirmione? I sirmionesi, come abbiamo detto, a un certo punto fecero dietrofront: era il 1764. Garda e Torri dovettero cercar subito di mettere insieme i quattrini per comprare la parte dei vecchi soci. A Torri ci si fece sovvenzionare dal comune, che di fatto oggi è il detentore di parte dei diritti di pesca (è il sindaco a condurre l’asta). A Garda invece le spose vendettero tutti i loro ori pur di farcela. Ma stavolta, per lo storico anniversario, sarebbe stato bello che anche i bresciani fossero della partita. «A dire il vero», spiega Fabio Gaggia, presidente della corporazione di Garda, « noi abbiamo invitato anche il comune di Sirmione, ma sino ad oggi non ci hanno dato risposta». Quanto all’idea di autofesteggiarsi in pieno lago, sul piroscafo, quella è del Tràc, al secolo Giorgio Consolini, capo degli originari di Torri. Perché il tutto sia ancora più degno, le corporazioni si porteranno dietro pure due preti: don Sante Monese, originario di Garda e parroco a Calmasino, e don Adelino Sala, gardesano anch’egli. E poi ci sarà la distribuzione di un libretto con la storia delle due corporazioni: l’hanno firmato Gaggia e Giorgio Vedovelli, originario torresano, presidente del museo del castello scaligero. Si partirà alle 15 d al molo di Torri e alle 15,30 dal porto di Garda. Ritorno a Torri alle 18,30 e a Garda alle 19. Inutile tentare di prenotare: tutto esaurito da giorni.

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