La protezione delle zone faunistiche e la presenza dei cigni
Come ben si sa, l’inverno nelle acque del lago è molto più mite che altrove. Ciò favorisce l’immigrazione di molti volatili in una zona quieta e molto più «vivibile» delle acque gelide dell’Adige o dei corsi d’acqua della bassa veronese e del mantovano.
Ma vale anche la pena di ricordare che proprio da Peschiera fino a Bardolino le acque del Garda sono una zona faunistica protetta e quindi una vera e propria riserva per i pennuti. In questi giorni è meraviglioso percorrere le rive del lago nelle località indicate per godersi lo spettacolo della vera «moltitudine» di uccelli acquatici presenti sul pelo dell’acqua.
Specie di uccelli e comportamenti invernali
A farla da padrone sono le anatre, seguite dai bei germani reali, dalle folaghe e dai bianchissimi cigni. Questi ultimi si sono veramente riprodotti in maniera elevata e per certi versi incontrollata.
Solamente nelle acque di Lazise, da Villa Pergolana fino alla zona della foce del rio Marra e anche alla zona dei campeggi, la Bottona e Fossalta, si ha un continuo apparire di bellissimi esemplari bianchissimi con il lungo becco giallo. Sono la felicità dei bambini e lo stupore dei turisti.
Comportamenti dei cigni e problemi sulla rive del lago
In questo periodo, poi, che le acque del lago sono ancora «alte», alcuni esemplari più spregiudicati dei candidi pennuti si avventurano sulla banchina e perfino per le vie del centro storico. I turisti sono meravigliati, ma i commercianti invece sono arrabbiati, per non dire di più, perché i bei cigni non sono molto rispettosi delle vie e piazze.
Sono abituati a far tutto «in acqua», loro habitat naturale. Gironzolando quindi per la via, non badano molto agli altri e lasciano «omaggini» dappertutto. Non sono degli screanzati, ma solamente degli sbadati. E si lasciano andare…
Le conseguenze del comportamento dei cigni e le richieste degli operatori turistici
«Gli escrementi lasciati non fanno né un bel piacere né un bel vedere», afferma un ristoratore innervosito, «e tocca a noi poi rimettere le cose a posto». Ben vengano le oasi faunistiche, le zone «naturali», la moltitudine dei pennuti, ma che almeno «imparino» a vivere nell’acqua, sembrano affermare gli operatori turistici.


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