domenica, Agosto 31, 2025
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L’edificio è di proprietà comunale. Presto il restauro dell’ex chiesa in abbandono

La Disciplina sarà luogo di cultura

È stato depositato in municipio il progetto preliminare di conservazione e valorizzazione culturale della ex chiesa della Disciplina. Si tratta del primo concreto passo per la salvaguardia dell’edificio di proprietà comunale sito in Borgo Garibaldi e al momento in completo stato di abbandono. Il progetto redatto dall’architetto Arturo Sandrini passerà ora al vaglio della commissione edilizia e della Soprintendenza ai beni architettonici di Verona per i nulla osta del caso per poi tornare, se non ci saranno osservazioni in merito, alla commissione lavori pubblici per la definitiva approvazione. Un iter dovuto che ovviamente allungherà ancora di molto i tempi d’intervento sul complesso originariamente dedicato a S. Maria della Misericordia. «L’ideale sarebbe poter iniziare i lavori in autunno con il primo stralcio dell’opera finanziata con un eventuale avanzo di amministrazione», spiega il sindaco Armando Ferrari pronto però a non alimentare facili illusioni. «È più realistico ipotizzare che si possa mettere mano all’intervento con il bilancio del 2002 e poi procedere per stralci visto che il costo complessivo ammonta a poco più di un miliardo e cento milioni. Ovvio che occorre cercare forme di finanziamento e di contributi». L’obiettivo dell’Amministrazione comunale è di arrivare, dopo il restauro, ad adibire l’ex chiesa ad attività compatibile con il carattere storico-artistico del manufatto ovvero a centro sociale-culturale con sala mostra. Uno spazio polifunzionale di prestigio, utilizzabile come grande aula per conferenze e convegni (con una capienza di circa cento posti a sedere) ma anche come auditorium. Il progetto mira al restauro della Disciplina nella sua complessiva articolazione: vale a dire dalla copertura all’invaso interno con gli adeguamenti impiantistici necessari, all’unità abitativa annessa, sino al campanile. Parimenti si è studiata la possibilità d’interventi per stralci funzionali attuabili autonomamente l’uno dall’altro. In questo caso l’architetto Sandrini ha individuato quattro momenti «secondo criteri di priorità (in assoluto il restauro della copertura e il consolidamento murario) e di funzionalità (col secondo stralcio è già possibile avere una struttura fruibile)». Ovvio che la realizzazione degli interventi in un unico lotto potrebbe «ridurre sensibilmente i tempi portandoli dai circa trentaquattro mesi ai diciotto-venti con un possibile più marcato ribasso dei costi». Ubicata all’esterno del nucleo abitativo antico di Bardolino la chiesa della Disciplina rappresenta con l’attigua chiesa romanica di San Severo uno degli edifici architettonici più interessanti del comune. Non per nulla già nel 1910 il ministero della Pubblica istruzione ne decretò il vincolo monumentale poi riconfermato il 30 ottobre 1950. «Al di là dell’apparente unitarietà formale, connotata all’interno da un apparato decorativo tardo barocco ricco di stucchi, la fabbrica presenta una struttura “pluristratificata” che lascia trasparire le origini trecentesche e le successive trasformazioni e ampliamenti», scrive l’architetto Sandrini, «sino all’assetto tardo settecentesco che ancor oggi la connota». A dispetto dei vincoli monumentali imposti dal ministero si era anche ventilata l’ipotesi di una sua demolizione. Nel carteggio depositato presso gli archivi della Soprintendenza ai Beni architettonici nel 1962 l’allora parroco di Bardolino don Pier Corsini chiedeva alla Curia facoltà di vendere l’immobile o, in alternativa, di procedere al suo abbattimento. «Non sappiamo se tale inopinata e incomprensibile proposta fosse specificatamente finalizzata ad ottenere una risposta affermativa alla richiesta di vendita» illustra Sandrini. «Sta di fatto che nel 1963 in una durissima requisitoria la Soprintendenza non solo deprecava la vendita abusiva della Disciplina effettuata senza alcuna preventiva autorizzazione a favore di un privato ma sottolineava altresì come lo stesso parroco avesse venduto a parte l’altare, alcuni dipinti, nonché gli affreschi, strappati anch’essi senza alcuna autorizzazione». «Ma gli scempi arrecati al complesso ebbero un ulteriore prosieguo anche dopo la vendita. Da un’altra nota della Soprintendenza datata 1982 si apprende che il proprietario nel destinare l’immobile a panificio con relativo forno aveva realizzato all’interno una serie di opere abusive. Tra queste un solaio in cemento armato per ridurre l’altezza dei nuovi locali ricavati nella navata dell’ex chiesa, la realizzazione di adeguamenti funzionali per l’installazione del forno, il tutto previa demolizione di buona parte degli intonaci originali e la sostituzione di due terzi delle pavimentazioni settecentesche».

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