venerdì, Giugno 21, 2024
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E’ stato costruito da Ansaldo Componenti speciali, un’azienda del gruppo Camozzi. Il progetto scientifico presentato a Gardone per iniziativa del Rotary club

L’industria bresciana protagonista col telescopio più grande del mondo

Il più grande telescopio del mondo, l’Lbt (Large Binocular Telescope), è stato illustrato con audiovisivi nel corso di una serata del Rotary Club di Salò e Desenzano svoltasi al Grand Hotel di Gardone. Ne hanno parlato l’ingegner Gianfranco Castelli, amministratore delegato dell’Ansaldo Energia, e l’ingegner Luciano Milietta, ricercatore dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri e coordinatore del progetto. C’è quindi un risvolto bresciano nella costruzione dell’apparecchiatura: l’Analdo Energia è stata infatti acquisita dal gruppo bresciano Camozzi. Nel suo indirizzo di saluto, il presidente del Rotary, Giovanni Casarini, ha tenuto a sottolineare proprio questo aspetto. «Dobbiamo complimentarci con i progettisti e con gli imprenditori che hanno realizzato questo grande telescopio, la cosa ci fa onore perchè il nostro Paese e la nostra provincia fanno parte del consorzio internazionale che ha dato vita all’iniziativa: un consorzio che – ha continuato – ha potuto far leva su professionisti e imprese italiani, tra cui il gruppo Camozzi». Il telescopio, chiamato Lbt, è il più potente oggi esistente nel mondo grazie ai due giganteschi specchi, ciascuno di diametro pari a 8,4 metri, di spessore pari a circa 1 metro, e di peso pari a 15,6 tonnellate. Questi due giganteschi «occhi» consentiranno una visione più profonda e nitida del cosmo. Anche il design è rivoluzionario: il telescopio ha una struttura estremamente rigida, compatta e relativamente leggera. Si sviluppa verticalmente, per un’altezza complessiva di 30 metri, su una piattaforma del diametro di 23 metri. La soluzione costruttiva adottata consente di ottenere prestazioni eccellenti e la necessaria stabilità per combinare i fasci luminosi. L’Lbt consentirà di esplorare l’universo come mai prima d’oggi è stato possibile. E’ lo strumento più avanzato e potente disponibile per la ricerca: gli astronomi potranno infatti esplorare a fondo lo spazio cosmico con una chiarezza non ottenibile con altri strumenti esistenti, procedendo così nella ricerca di risposte alle domande sulle origini dell’universo. Il telescopio è stato costruito, si diceva, da Ansaldo Componenti Speciali-Gruppo Camozzi, che vanta particolare esperienza nella realizzazione di strutture e macchine analoghe, mentre contributi sostanziali alla progettazione sono stati forniti da società di ingegneria quali l’Ads Italia di Lecco, European Industrial Engineering di Mestre, M3 Engineering di Tucson. Inoltre, il planning scientifico e i costi di gestione sono stati a carico dell’Università di Arizona, Osservatorio Astrofisico di Arcetri, Lbt e Max Planck Institut tedeschi, Università Statale dell’Ohio e Research Corporation di Tucson in collaborazione con l’Università di Notre Dame (Francia) e altre ancora. Verrà installato sul monte Graham, 3142 metri di altezza, che domina il deserto dell’Arizona, nella terra degli indiani Apaches (che stanno lottando contro il progetto, essendo il Graham il loro monte sacro). C’è molta attesa da parte degli scienziati per questo telescopio. Potranno essere infatti svelati numerosi misteri dell’universo ancora insoluti; sapremo, ad esempio, quando e come si sono formati gli elementi chimici, oltre all’idrogeno e all’elio; come tali elementi si sono distribuiti nello spazio; in che modo sono stati inglobati nei corpi celesti. E ancora, sarà possibile osservare direttamente le immagini di pianeti di sistemi extra solari e studiare i processi dinamici compiuti dalle singole galassie e dai loro gruppi.

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