giovedì, Luglio 25, 2024
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Mancano risorse: lettera alle autorità dell’ex sindaco Vitello

Lonato, un appello: «Salvare la Da Como»

È un grido d’allarme quello che arriva dalla cittadina gardesana. Riguarda il presente e il futuro della più prestigiosa istituzione culturale lonatese: la fondazione Ugo Da Como. Lo lancia Eugenio Vitello, un lungo impegno civico come sindaco per due lustri del paese, un presente da commercialista che gli comporta anche l’incarico di revisore dei conti della fondazione. Ma è il lonatese Vitello, il cittadino, a spingerlo a prendere posizione, a lanciare un accorato appello al sindaco, alla Giunta, agli amministratori, affinchè sostengano concretamente un’istituzione di alto valore culturale e scientifico e la cui valorizzazione può diventare vanto ma anche risorsa economica. Tutto ruota attorno al fatto che l’evoluzione delle situazioni, dai tempi del senatore Ugo Da Como a oggi, è stata tale da richiedere impegno di personale qualificato, di dotazioni, strumenti, capacità che richiedono disponibilità economiche sempre crescenti. Ma la fondazione non dispone di risorse sufficienti e ciò causa la lenta, inesorabile, agonia dell’istituzione, alla quale Lonato e i lonatesi non possono assistere passivamente. Da queste considerazioni è scaturita una lunga lettera indirizzata a sindaco, Giunta, capigruppo consiliari. Si tratta di un appassionato appello affinchè il Comune sostenga finanziariamente la Da Como, sponsorizzi un’azione di incentivazione delle visite, specie di quelle scolastiche e più in generale delle attività della fondazione. «Il mutato contesto sociale ed economico – spiega Vitello – ha via via indebolito le occasioni di redditività, oltretutto imprigionate nelle scelte dai vincoli imposti dalla natura di ente morale. Finora solo un’oculata gestione amministrativa, l’appassionata opera dei collaboratori di ieri e di oggi, l’apporto nel passato di generosi volontari e quello attuale dell’Associazione amici della fondazione hanno consentito una gestione decorosa nel rispetto della volontà del fondatore. Ora però l’esiguità dei contributi statali e regionali non consentono più, a differenza del passato, di sostenere la quotidiana operatività tenuto conto delle accresciute esigenze gestionali, degli adempimenti normativi, delle incombenze amministrative, delle necessità promozionali, di quelle di manutenzione degli immobili, arredi, del patrimonio artistico. La sopravvivenza della fondazione che non è più legata ai contributi e al patrimonio fondiario, può dipendere solo dal volontariato e dalle visite e dall’insopprimibile e inderogabile contributo morale e finanziario del Comune. Credo che il fondatore non a caso abbia inserito il primo cittadino lonatese nell’elenco dei consiglieri di diritto della fondazione. Il prestigio, l’utilità morale, culturale ed economica che possono essere messi a disposizione non possono consentire all’amministrazione locale di trascurare ogni possibilità di rilancio o di assistere passivamente alla lenta, inesorabile agonia della sua vitalità. Da qui la richiesta di valutare la possibilità di intervento». Vitello indica anche una strada precisa. È quella di riconvertire la Fiera di Lonato accettando quel declassamento che è nei fatti. Insomma, organizzare una manifestazione di un sol giorno, mantenendo solo gli aspetti tradizionali, riducendo il deficit che viaggia fra 150 e 200 milioni di lire l’anno, per destinare i fondi alla Da Como, custode di tesori culturali invidiati da molti.

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