venerdì, Giugno 21, 2024
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Il «caso» Gardesana. L’assessore provinciale Parolini: possibili interventi-tampone. Ma Trento replica: troppi rischi, statale impercorribile.

Strada chiusa? Inaccettabile

Uniti sul progetto della galleria, divisi sulla necessità di riaprire in tempi brevi la Gardesana. Le Province di Brescia e Trento cercano di trovare un compromesso nella soluzione dei problemi della 45 bis. I due enti si ritroveranno dopo le vacanze per valutare la situazione in un vertice convocato dal presidente Alberto Cavalli. Il 3 gennaio nel frattempo, sul lato bresciano, amministratori provinciali e gardesani effettueranno un sopralluogo con un’equipe di tecnici. L’iniziativa è del presidente della Comunità montana, Bruno Faustini. La progettazione del nuovo tunnel nella Rocchetta di Riva verrà approntata dalla Provincia di Trento in 150 giorni al massimo. Siccome l’opera prevede una spesa di 75 miliardi, necessiterà procedere a un appalto europeo e passeranno altri 5 o 6 mesi. Quindi, potranno iniziare i lavori veri e propri, nella speranza che non ci siano imprevisti. A conti fatti, la conclusione dell’opera nel 2002 (inoltrato) risulta certa. Il chiarimento viene fornito da Marco Tonini, segretario dell’assessore ai Lavori Pubblici della Provincia di Trento, Sergio Casagranda, impegnato in questi giorni nelle consuete maratone di Giunta di fine anno. «E’ inaccettabile che la Gardesana resti chiusa fino al 2002 perché significherebbe mettere in ginocchio il turismo dell’alto Garda – replica l’assessore provinciale ai Lavori pubblici Mauro Parolini, che fin dai primi eventi franosi è in costante contatto con il sindaco di Limone e i vertici della Comunità del Garda -. Siamo d’accordo con la soluzione del tunnel proposta da Trento ma cercheremo comunque di far riparare la statale in tempi brevi, anche attraverso interventi-tampone». Contenuti, si parla di 2 miliardi, sarebbero del resto i costi ventilati per la messa in sicurezza della Gardesana in quel tratto. Tonini invece analizza la questione partendo dal 1 luglio 1998, quando le strade statali trentine sono passate in gestione alla Provincia. «Abbiamo fatto predisporre una perizia che non esisteva. Poi c’è stata la frana del febbraio ’99, con una vittima e di recente abbiamo fatto approntare un’altra perizia geologica. I riscontri sono chiari: tutto quel tratto di Gardesana è indifendibile. Di conseguenza, riteniamo che la statale sia impercorribile». Da qui la decisione di «approntare l’unica soluzione che eviti il rischio alla collettività: il tunnel, per il quale procederemo con celerità». Ma i tempi sono quelli descritti in apertura e, nel frattempo, sul Garda bresciano è scoppiata la bagarre. A Trento la vedono così: «I disagi, purtroppo, si possono immaginare, ma favorire la riapertura dell’attuale Gardesana significherebbe rischiare. Chi è disposto ad accollarsi un rischio umano e penale di tale portata? Oggettivamente, chiunque, con un po’ di senso di responsabilità, non può che risolvere il problema nei termini da noi proposti». Nel lungo periodo di realizzazione della galleria, verrà consentito il transito a qualcuno? «La strada è pericolante sia per il materiale che incombe dall’alto che per il tratto che corre tra la carreggiata stessa e il lago, che non offre molte garanzie. Per questo limiteremo il transito solo ai mezzi di soccorso e della Protezione civile, per i quali libereremo una parte della statale. Non dimentichiamo che la stessa impresa (che usufruirà di quel tratto di strada) opererà in condizioni di oggettivo pericolo». Tonini riserva una breve replica alle proteste bresciane, affermando che «è notoria la pericolosità in quel luogo. Le Amministrazioni comunali avrebbero avuto tutto il tempo per predisporre un servizio alternativo, ma non hanno fatto molto in questi termini. Dal canto nostro, abbiamo fatto la nostra parte». Resta il problema cardine dell’economia turistica del Garda bresciano che, stante queste premesse, rischia di finire in ginocchio, come hanno fatto osservare sia gli amministratori locali che gli operatori turistici in questi giorni. È fresca, in proposito, la dura presa di posizione del «Consorzio Riviera dei Limoni». Da Trento, però, non vogliano neppure sentire parlare di riapertura della strada in condizioni che non garantiscano la sicurezza. Avanzano, invece, ipotesi alternative, quali il potenziamento del servizio di trasporto via lago, attraverso i traghetti. Inoltre «vanno cercate soluzioni attraverso contatti tra i referenti bresciani e i nostri assessorati competenti, quali quello del Turismo. Certe questioni – spiega Tonini – non sono di pertinenza di questo assessorato e abbiamo suggerito al sindaco di Limone di attivarsi, in gennaio, con il presidente della Giunta di Trento per studiare forme di intervento urgente per fare fronte all’emergenza. Anche l’Anas dovrebbe fare la sua parte in territorio bresciano e sarebbe auspicabile la collaborazione tra Anas e Provincia di Trento».

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