venerdì, Giugno 21, 2024
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Salò, la pineta è rinata e il Comune ringrazia con un libro sull’opera

Un omaggio agli scout dopo l’incendio del 71

L’operazione pineta raccontata in tre atti. Venticinque anni fa, gli scout e numerosi volontari intervennero sulla pineta di Salò, distrutta da un incendio. E ora si è colta l’occasione per ricordare l’avvenimento. Il Comune ha stampato un volumetto di cinquanta pagine (primo atto); nella Sala del Caminetto di Palazzo Fantoni, i professori Piercarlo Belotti e Paolo Maggi hanno tenuto un dibattito (secondo), e nell’oratorio di Villa tutti addosso a uno spiedo commemorativo (terzo). «Dopo il fuoco del 71-72 – ricordano gli scout guidati da Pasquale Maggi, che adesso, come consigliere comunale, segue l’Ecologia -, il monte di San Bartolomeo aveva un aspetto secco e desolato: sterpaglia e tronchi carbonizzati disseminati in modo caotico costituivano uno squallido panorama. Il nostro clan, che aveva già fatto esperienze analoghe nel Parco nazionale dello Stelvio e in quello d’Abruzzo, aveva studiato un piano d’azione e coinvolto gli scout di ogni parte d’Italia, che ci sono venuti in aiuto assieme a Corpo forestale dello Stato, Wwf, Cai, gli alpini, la Regione Lombardia, il Centro italiano ricerche educazione ambientale, la Comunità Parco Alto Garda, il Municipio di Salò, l’Azienda autonoma di soggiorno e turismo, i Volontari del Garda e altri ancora». «All’inizio – continua Maggi -, con un duro lavoro abbiamo ripulito il sottobosco dalle piante bruciate, ed estirpato i rovi che occludevano i sentieri, minacciando di soffocare anche gli alberi risparmiati dal fuoco. Eravamo nel novembre 1975. Una pineta, la nostra, nata nel lontano 1925: degli ottomila pini neri d’Austria, tremila erano andati in fumo. Quando abbiamo dovuto scegliere le specie da mettere a dimora ci siamo fatti consigliare dagli esperti, che hanno suggerito cipressi, pini d’Aleppo, pini strobi, betulle, aceri, roverelle, carpini neri e frassini». 23 mila ore di lavoro, 3.850 partecipanti, dieci anni di impegno (dal 30 novembre ’75 al 30 novembre ’85). Gente arrivata da ogni parte d’Italia: Bergamo, Treviglio, Mantova, Milano, Torino, Terni, Verona, Trento, Padova, Biella, Bolzano, Roma, Predappio, Lecco, dalla Sicilia alla Calabria, dal Lazio alle Marche all’Abruzzo. Col tempo le scarpate si sono consolidate, e nuove colonie (vegetali e animali) si sono insediate. «A tutti vogliamo ricordare l’importanza di avere un polmone verde vicino a ogni località. Il bosco è fatto per l’uomo. Dicono che l’orologio del progresso vada in senso antiorario. Comizi, marce ecologiche e dibattiti si tengono dappertutto, ma quanti si danno da fare per rispettare l’ambiente? L’operazione-pineta è terminata, ma il nostro impegno a difesa del territorio continua». «Questo è un intervento che mantiene la sua validità – ha sostenuto Paolo Maggi -, l’occasione di riappropriarsi di uno stile di vita più sobrio e meno superbo. Le colate di cemento hanno raggiunto livelli preoccupanti, ma rappresentano una ricchezza effimera, nelle mani di pochi. La tutela dell’ambiente, invece, porta una ricchezza duratura all’intera comunità». Belotti ne ha approfittato per un excursus sulla vegetazione del lago di Garda. Una varietà comprendente ulivo, agrumi, rosmarino, leccio (cresce fino ai 1200 metri del monte Pizzocolo, sopra Toscolano Maderno; per trovarlo a una tale altezza, bisogna scendere fino in Calabria), agavi, robinie e persino capperi (hanno bisogno soltanto di sole, e riempiono le muraglie delle limonaie).

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