A Salò il re dei tortellini ha raccontato la sua storia imprenditoriale: un mix di intuizione, ricerca continua e comunicazione vincente

Giovanni Rana: vinco perché ci metto la faccia

19/02/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Simone Bottura

non si smen­tisce mai. Leader indis­cus­so nel­la pro­duzione del­la pas­ta fres­ca in Europa, vero mito del Nord Est e del busi­ness che diven­ta «fare schei», si pre­sen­ta a Salò per rac­con­tare la sua vicen­da impren­di­to­ri­ale con la sua immag­ine di per­sona sem­plice e, sen­za giri di parole, ti rac­con­ta la sua filosofia d’impresa. Una filosofia fon­da­ta sul­la ricer­ca tec­no­log­i­ca e l’innovazione, sul­la cen­tral­ità delle risorse umane e sul­la comu­ni­cazione, di cui Rana si è riv­e­la­to mae­stro. Pro­prio le azioni di mar­ket­ing, soprat­tut­to in Spagna e Fran­cia, han­no prodot­to nel 2004 una cresci­ta sor­pren­dente dell’azienda. «Come abbi­amo fat­to? Sem­plice — dice — abbi­amo affida­to le cam­pagne pub­blic­i­tarie a cre­ativi spag­no­li e france­si, più atten­ti alle sen­si­bil­ità dei rispet­tivi Pae­si; abbi­amo adat­ta­to sapori e for­mati ai gusti locali; poi abbi­amo usato il tes­ti­mo­ni­al di sem­pre: Gio­van­ni Rana». La felice intu­izione di Rana nel pro­por­si come pri­mo garante dei suoi prodot­ti e di real­iz­zare cam­pagne di comu­ni­cazione speci­fiche per ogni Paese han­no reso cam­pi­oni di noto­ri­età il Pas­ti­fi­cio Rana ed il suo fonda­tore. L’idea di uti­liz­zare la sua fac­cia da sim­pati­cone negli spot è sta­ta un’intuizione vin­cente. «Mi sono chiesto: cos’è che le multi­nazion­ali non han­no e io sì? Rispos­ta: Gio­van­ni Rana. Non esistono né un sign­or Kraft, né un sign­or Nestlè che pos­sano met­ter­si dall’altra parte del ban­co, come un arti­giano del­la pas­ta, e dire ai cli­en­ti: guar­date che ci met­to la mia fac­cia, garan­tis­co io sul­la bon­tà del prodot­to. Ho vin­to la scommes­sa e mi sono sen­ti­to come Davide dopo aver scon­fit­to Golia». Gra­zie al suo volto presta­to alla pub­blic­ità, oggi Rana van­ta un indice di noto­ri­età altissi­mo: «Sec­on­do una recente ricer­ca — dice — il 95% degli ital­iani sa chi sono. Ven­go dopo il Papa, conosci­u­to da tut­ti, e da colos­si come la Coca Cola e la Bar­il­la, che van­tano un indice di noto­ri­età del 98%». La sto­ria del pas­ti­fi­cio di San Gio­van­ni Lupa­to­to inizia nel 1961. «Ave­vo vent’anni — ricor­da Rana — e face­vo il for­naio nel forno di famiglia. Un bel giorno sono anda­to da mia mam­ma e le ho det­to: «Voglio fare i tortelli­ni». Lei ha scos­so la tes­ta: «“uesto fiòl xè mato» (Questo ragaz­zo è mat­to). In effet­ti sem­bra­va una stram­be­ria. Allo­ra i tortelli­ni si face­vano due volte all’anno e quel­li che pote­vano per­me­t­ter­si di com­prare la carne li face­vano in casa. Ma io, tes­tar­do, ho volu­to provar­ci lo stes­so. Gli inizi sono sta­ti duri, ma il segui­to mi ha dato ragione». Da allo­ra Rana ha perse­gui­to la con­tin­ua inno­vazione, con inves­ti­men­ti in tec­nolo­gia, ricer­ca e svilup­po, e la qual­ità supe­ri­ore, con una cul­tura ori­en­ta­ta alla gen­uinità. Sono questi i fat­tori vin­cen­ti, che uni­ti ad una polit­i­ca mar­ket­ing che ha fat­to scuo­la, han­no con­tribuito al suo suc­ces­so. L’innovazione, sca­tu­ri­ta spes­so dall’intuizione geniale, ha carat­ter­iz­za­to la vicen­da Rana sin dagli esor­di. Qua­si leggen­dario, in propos­i­to, è l’aneddoto sull’utilizzo di acqua addizion­a­ta di anidride car­bon­i­ca per con­ser­vare più a lun­go la pas­ta. «Il prob­le­ma — spie­ga Rana — non era la con­ser­vazione del rip­ieno, ma del­la pas­ta. Un prodot­to così deperi­bile arriva­va sug­li scaf­fali qua­si scadu­to. Un giorno mio fratel­lo, che com­mer­ci­a­va in acque min­er­ali, mi fece notare che quel­la friz­zante dura­va molto più a lun­go. Caspi­ta, mi son det­to, se riesco e met­tere l’anidride car­bon­i­ca den­tro le con­fezioni dei miei tortelli­ni dur­eran­no di più anche loro. L’idea era gius­ta, ma real­iz­zarla non è sta­to sem­plice: quel benedet­to gas scap­pa­va via da tutte le par­ti. Alla fine, però, ce l’ho fat­ta: inven­tam­mo l’atmosfera mod­i­fi­ca­ta per con­ser­vare i tortelli­ni con­fezionati. Ero final­mente in gra­do di spedire i miei prodot­ti in tut­ta Italia sen­za prob­le­mi. È sta­to un boom che ci ha con­sen­ti­to di aumentare enorme­mente la produzione».

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