Rivalità e soprannomi tra rabbia e allegria

I pelacà de Desensà e i sciòr de Padenghe

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Di Redazione
Alberto Rigoni - Rigù

Inter­es­sante fare una breve digres­sione per par­lare dei sopran­no­mi riv­olti alle carat­ter­is­tiche degli abi­tan­ti dei vari pae­si e non alle per­sone. Man­i­fes­tano una iden­tità col­let­ti­va tal­vol­ta non alle­gra ed anche di epite­to.

A Desen­zano dai comu­ni vici­ni

I pelacà de Desen­sà”

paese di com­mer­cianti abili a “spel­lare” non solo i cani del mot­to;

Dès èn sà, Dès èn là e nisù a Mèsa”

è nato nel’600 dal­la rab­bia dell’Abate Ale­an­dro Lana dè Terzi con­tes­ta­to dai par­roc­chi­ani e, per questo, non anda­vano a Mes­sa. Fu loro, poi, com­mi­na­ta l’interdizione dal Papa Pio V° nel 1566, in segui­to rimossa da un altro Papa, Gre­go­rio XIII, con ricor­si attra­ver­so il Doge del­la Serenis­si­ma che ivi gov­er­na­va; questo det­to si è poi fis­sato sull’abitudine maschile di accom­pa­gnare in Chiesa le donne e poi trat­ten­er­si all’esterno in accogli­en­ti osterie, che in Desen­zano, come altrove, era­no molte.

Dai Desen­zane­si nei riguar­di dei Lonate­si

I riciù de Lunà”

fac­ciamo bene atten­zione: gli orec­chioni di Lona­to era­no quel­li dell’asino per il loro apparire sul­la stra­da ver­so il ric­co mer­ca­to di Desen­zano quan­do l’asino pri­ma del padrone rag­giunge­va la cima del­la col­li­na tra i due pae­si.

La voglia di lago dei Lonate­si era derisa anche da una can­zone che fra le rime dice­va:

e mètè­ga le vele… a chèi de Lunà”

dove le vele era­no le “olane” e cioè le orec­chie degli asi­ni

Men­tre loro per tut­ta rispos­ta insul­ta­vano i Desen­zane­si con “cagaàole”; allo­ra le Aole (alborelle) era­no pesce abbon­dante, ma di poco con­to.

Salò e la Valte­n­e­si, Mon­zam­bano

Moni­ga lon­ga ingan­na pitoc­chi”

per­ché il paese aven­do dis­poste le sue case su tut­ta la stra­da sem­bra­va più grande di quan­to lo fos­se;

Rafa rafi­na, poca zènt e tan­ta ghigna”

Raf­fa poca gen­ta ma tan­ta fac­cia tos­ta;

Chèi de Salò i ghà la bòtàn dèl có”

quel­li di Salò han­no la bot­ta in tes­ta;

van­i­tosi anche per essere nel­la cap­i­tale del­la Mag­nifi­ca Patria ai tem­pi del dominio del­la Repub­bli­ca Serenis­si­ma di Venezia, quel­li di Salò con rab­bia era­no così defin­i­ti;

analo­gia si dica per le arie sac­cen­ti di quel­li di Mon­zam­bano, paese man­to­vano ai lim­i­ti delle tre province di Bres­cia, Man­to­va e Verona:

a Mon­sam­bà se fà la polèn­ta col libèr èn mà.

E tor­nan­do sul Gar­da:

I sopiabròch de Soià”

oggi ville e piscine a Soiano, ma allo­ra era­no pover­ac­ci e ave­vano solo broc­chi di leg­na anco­ra verde per il fuo­co, e quin­di bisog­na­va sof­fi­are per ten­er­lo acce­so;

Portés i maja àole”

sgra­di­to ed offen­si­vo sen­tirse­lo dire dai Portesi­ni che si ritenevano abili pesca­tori e non solo delle facili ed abbon­dan­ti alborelle.

Manèr­ba dè le carogne”

pesante bat­tuta, ma dovu­ta al fat­to che fra le forre e gli anfrat­ti del­la Roc­ca si nascon­de­vano sban­dati e brig­an­ti (anche il cele­bre Zan­zanù di Tig­nale); anche da ricor­dare che lì vi fu il pri­mo inse­di­a­men­to dei Celti Ceno­mani, e quel­la gente non era cer­to di dol­ci maniere;

I tusighì de Poe­g­nac”

dove tossi­co non sta­va per avve­le­na­tore, ma di tor­men­ta­tore con il modo di dialog­a­re e di par­lare; si potrebbe tradurre oggi come “rompiballe”;

I Sciòr de Padenghe”

il por­to mer­can­tile di Padenghe ave­va reso i suoi abi­tan­ti agiati ma anche pre­po­ten­ti, ed anche l’Abate Teofi­lo Folen­go noto come Mer­lin Cocài che dimora­va nell’Abbazia di Maguz­zano nel suo lati­no mac­cheron­i­co li ave­va chia­mati “Gens faci­norosa”;

è quin­di nata un’altra definizione che dice: “Roma caput mun­di, Pat­in­culi secun­di:”

Dal­la spon­da bres­ciana alla veronese

Tor­ri dalle belle donne, che le fà pöra a sancc e madóne”

era­no prob­a­bil­mente invidi­ate, ma era­no cer­ta­mente anche molto furbe

Ma la gente del lago, in ogni modo non face­va battaglie per queste loro definizioni, forse il vivere quo­tid­i­ano pote­va, con queste, met­tere in guardia dall’intraprendere com­mer­ci od azioni con i vici­ni pae­si al fine di non subirne con­seguen­ze.

Pri­ma pub­bli­cazione il: 22 April 2020 @ 15:00

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