Il dirigente dell’istituto comprensivo polemizza con il Comune che ha ottenuto di intitolare le elementari «G. Paolo II». Muzio: «Scuola nuova ma con poche aule e molte carenze»

«Il nome c’era già: Dante Alighieri»

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

La scuo­la ele­mentare un nome ce l’ha: è inti­to­la­ta a Dante Alighieri. Da decen­ni l’unico cam­bi­a­men­to che l’ha riguar­da­ta è sta­to lo sposta­men­to del­la sede da piaz­za Fer­di­nan­do di Savoia a via Nen­cioni, in local­ità Por­to Vec­chio, avvenu­to nel 2003. Nes­suna esi­gen­za, dunque, per la scuo­la di mod­i­fi­care il nome, anche se ha dato piena disponi­bil­ità ad accogliere la richi­es­ta del­la Giun­ta comu­nale che ha deciso di inti­to­lar­la a Gio­van­ni Pao­lo II, nonos­tante la nor­ma­ti­va asseg­ni al Con­siglio di isti­tu­to la com­pe­ten­za di inti­to­lare una scuo­la. L’approvazione, del col­le­gio docen­ti pri­ma e del con­siglio di isti­tu­to poi, è sta­ta a stret­ta mag­gio­ran­za. La ques­tione era sta­ta mes­sa all’ordine del giorno dal diri­gente sco­las­ti­co Alber­to Muzio che ritiene di dover pun­tu­al­iz­zare questi pas­sag­gi dopo esser­si sen­ti­to «tira­to per i capel­li nel­la vicen­da». Muzio, che andrà in pen­sione a set­tem­bre, rib­adisce in una let­tera ind­i­riz­za­ta a Giu­liana Bigar­di — diri­gente del Cen­tro servizi ammin­is­tra­tivi (ex Provved­i­tora­to) di Verona — la crit­i­ca nei con­fron­ti dell’amministrazione comu­nale che ha pre­so una deci­sione che non le com­pete­va. «A segui­to del­la richi­es­ta del Comune, dal Csa é arriva­ta la let­tera che doman­da­va moti­vazione dell’intitolazione e un cur­ricu­lum di Woity­la», dice Muzio. «Un palese errore, come ha dichiara­to la stes­sa Bigar­di». «Se si fos­se, però, volu­to intral­cia­re l’iter di ques­ta scelta, sarebbe sta­to suf­fi­ciente non sot­to­porre la ques­tione agli organi col­le­giali del­la scuo­la, vis­to che la legge non lo prevede», spie­ga Muzio. «Ma è sta­to fat­to pro­prio per evitare polemiche stru­men­tali. Ed é ovvio che nes­suno ha mai mes­so in dis­cus­sione la figu­ra di Gio­van­ni Pao­lo II». Anche per­ché sec­on­do il diri­gente sco­las­ti­co la scuo­la ele­mentare di Peschiera ha bisog­no di tut­to tranne che del nome. «Sebbene sia costa­ta, a det­ta del sin­da­co , quat­tro mil­ioni di euro, ha un numero insuf­fi­ciente di aule e ha diverse caren­ze nel fun­zion­a­men­to degli impianti di riscal­da­men­to, di allarme e del­la cen­trali­na tele­fon­i­ca». Muzio riferisce anche di rot­ture a finestre e a lamiere del sof­fit­to, queste ultime dovute al mal­tem­po. Caren­ze e dis­fun­zioni che negli anni sono state seg­nalate all’amministrazione comu­nale. Inter­pel­la­to, il sin­da­co non ha volu­to rispon­dere, ma lo ha fat­to il suo vice, Wal­ter Mon­tre­sor. «La scuo­la», ha det­to, «è sta­ta costru­i­ta su indi­cazioni del­la com­mis­sione edilizia sco­las­ti­ca e gli ammin­is­tra­tori non ne fan­no parte. Dimen­sioni, spazi, volu­mi e loro des­ti­nazioni: tut­to è sta­to deciso da questi esper­ti. L’amministrazione ha mes­so a dis­po­sizione il ter­reno e il finanzi­a­men­to. Non mi risul­ta vi siano mai state con­dizioni di peri­co­lo. So che anche quest’anno somme impor­tan­ti del bilan­cio sono state des­ti­nate agli inter­ven­ti nelle scuole. Per l’elementare di Por­to Vec­chio, in par­ti­co­lare, sti­amo ulti­man­do l’area ester­na oltre ad effet­tuare le dovute ver­i­fiche e con­trol­li all’edificio».

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