Mezzo secolo di canzoni. Avrebbe potuto essere una star internazionale, ha scelto di restare sul lago ed è entrata nel mito del Garda All’esordio vestiva di nero e andava sul palco in pantaloni: fece quasi scandalo

Mina e Paoli tra i fans di Giorgia

29/12/2001 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

C’è chi cer­ca di nascon­dere lo scor­rere del tem­po. Lei invece i suoi sessant’anni li ha por­tati in piaz­za. Ha chiesto al sin­da­co di met­tere a dis­po­sizione gli operai per trasportare il pianoforte e ha suona­to e can­ta­to per ami­ci e tur­isti. Fes­teggian­do il com­plean­no e il mez­zo sec­o­lo di attiv­ità sulle scene. Gior­gia can­ta da quan­do ave­va dieci anni. Gior­gia Mon­ese, inten­di­amo, che gli ammi­ra­tori, e sono tan­ti, conoscono col solo nome di bat­tes­i­mo. Sen­za con­fonder­la con l’altra Gior­gia, quel­la che ha vin­to il fes­ti­val di San­re­mo. A San­re­mo ci sarebbe potu­ta andare anche lei, la Gior­gia di Gar­da, agli inizi degli anni Ses­san­ta. Le si era­no spalan­cate le porte del suc­ces­so: a tagliar­le le ali è sta­ta un’eccessiva dose d’ingenua bon­tà. «Accadde tut­to a Bar­cel­lona», rac­con­ta «al fes­ti­val del Mediter­ra­neo. Mi applaudì perfi­no l’orchestra. Mi vol­e­vano in Euro­vi­sione, ma il mio discografi­co mi pregò di rin­un­cia­re, las­cian­do il pos­to a Jim­my Fontana. Mi con­vinse che sarei anda­ta a San­re­mo, e invece non poi non se ne fece più nul­la». L’esordio era sta­to notev­ole: terza alla «Sei giorni del­la can­zone» nel ’61, alla pari con Ser­gio Endri­go. «Gior­gia in pan­taloni» urla­vano i titoli dei gior­nali: «Anda­vo sul pal­co in pan­taloni e face­va qua­si scan­da­lo» ricor­da. Vesti­ta di nero: «Era il peri­o­do dell’esistenzialismo». Gior­gia Mon­ese Can­ta­va «Lady pec­ca­to», can­zone con parole di Luciano Beretta, autore anche per Celen­tano. Le foto la ritrag­gono alla Ter­raz­za Mar­ti­ni di in com­pag­nia di Gino Paoli. Su «Grand Hotel», il popo­lare set­ti­manale rosa, com­par­i­va con Mina. «Mina veni­va a sen­tir­mi a Cam­pi­one d’Italia: ero al Pic­co­lo Club, uno dei pri­mi whis­ki a go-go ital­iani». In questi anni Gior­gia abita­va a Milano. «Sta­vo da mio zio, Jan Lan­gosz, il com­pos­i­tore». Dal capolu­o­go lom­bar­do si sposta­va a suonare in mez­za Italia. Ave­va un com­p­lesso: si chia­ma­va Gior­gia e i suoi ven­ten­ni. Era­no in cinque: lei voce e piano, suo fratel­lo Gior­gio alla chi­tar­ra, poi c’erano vibra­fono, bat­te­ria e bas­so. Ma sfu­ma­to il sog­no fes­ti­va­liero, Gior­gia decise di tornare sul lago: «Bisog­na­va guadagnare qualche lira». Così com­in­ciò a esi­bir­si a Verona. E poi c’era la Tav­er­na, la mit­i­ca Tav­er­na musi­cale del­la piaz­za del por­to di Gar­da, gesti­ta dal­la sua famiglia. Da lì pas­sa­va il bel mon­do in vacan­za sul lago. E di quel mon­do Gior­gia divenne una regi­na. «Face­vo i clas­si­ci amer­i­cani, qual­cosa di francese, le melodie napo­le­tane, Mina»: il reper­to­rio che l’ha accom­pa­g­na­ta per tut­ta la vita. E chiusa l’esperienza del­la Tav­er­na, ecco la nasci­ta del Taitù, un minus­co­lo locale aper­to dal mar­i­to in cen­tro del paese. E di nuo­vo una sci­ame d’ammiratori. Se le chie­di le pas­sioni musi­cali, Gior­gia com­in­cia con Edith Piaf, cui è molto vic­i­na nel calore dell’esecuzione, nell’impostazione del­la voce. Le piace soprat­tut­to «Hjhmn a l’amour» e non c’è con­cer­to che non apra con «Non, je ne regrette rien». Poi un’altra grande voce fem­minile: Amalia Rodriguez. «Amo il fado, soprat­tut­to quel­lo can­ta­to da Amalia, ma adesso mi piace anche Dulce Pontes». Ter­zo Frank Sina­tra: «L’ho sem­pre ado­ra­to». Poi gli immor­tali stan­dard di Cole Porter. Le can­zoni più suonate? Oltre a quelle del­la Piaf, «Night and day», «Over the rain­bow», «E se domani» e «Tes­tar­da io», fir­ma­ta da Rober­to Car­los. Ma ci sono altri brani in cui s’immedesima. Un ami­co le ha regala­to un cd con la reg­is­trazione di un con­cer­to reg­is­tra­to in gran seg­re­to una sera al piano bar: Ascoltar­la cantare «La nevi­ca­ta del ’56», por­ta­ta al suc­ces­so da Mia Mar­ti­ni, mette i bri­v­i­di. E adesso? «Adesso can­to di tan­to in tan­to», dice mod­esta­mente. Intan­to però ha fat­to l’ambasciatrice del lago alla tv francese, per Antenne 3. Ha con­dot­to la troupe nelle più belle ville del lago, rac­con­tan­dole al pub­bli­co transalpino: dai con­ti Guar­i­en­ti a San Vir­gilio, dai con­ti degli Alber­ti­ni a Gar­da, dal­la con­tes­sa Berni­ni a Lazise. Il servizio s’è chiu­so a Gar­da, all’Osteria dei Pla­tani, al Bor­go. Gior­gia ha can­ta­to «Gioiel­lo d’Italy», parole di Luciano Beretta, musi­ca di Jan Lan­gosz. L’accompagnavano con le chi­tarre i fratel­li Gior­gio e Gabrio. Famiglia d’artisti.

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