Una bella mostra al Museo diocesano di Mantova con le opere di Giuseppe Menozzi

19/08/2018 in Mostre
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Di Redazione

Giuseppe Menozzi, indis­cutibil­mente pit­tore, per­son­ag­gio e uomo di rara sen­si­bil­ità, spic­ca tra le fig­ure artis­tiche che han­no arric­chi­to, recen­te­mente, il pro­fi­lo dell’orizzonte artis­ti­co nazionale.

Per­ciò il Dioce­sano di Man­to­va lo omag­gia con una bel­la per­son­ale corre­da­ta da un prezioso cat­a­l­o­go edi­to da Il Rio. I testi di mons. Rober­to Brunel­li, Gian­fran­co Ferlisi e Alber­to Dio­laiu­ti si prestano per­ciò a dare risalto alle ricerche di un tal­en­to inec­cepi­bile, per spie­gare, negli spazi muse­ali, le tappe di una sug­ges­ti­va rap­p­re­sen­tazione di tut­to il suo oper­a­to. Una inter­es­sante mono­grafi­ca riper­corre la sua car­ri­era per­me­t­ten­do allo spet­ta­tore di cogliere i cam­bi­a­men­ti e le sfu­ma­ture intrin­seche alla sua spir­i­tu­al­ità. Come affer­ma mons. Brunel­li “da Roma a Man­to­va, dal Vat­i­cano al nos­tro : la sor­pren­dente mostra di Giuseppe Menozzi tro­va al Dioce­sano la pri­ma tap­pa di un per­cor­so che, aus­pi­ca­bil­mente, toc­cherà anche altre dio­ce­si, per portare ovunque i frut­ti del­la sua ricer­ca artis­ti­ca, già tan­to ammi­ra­ta in Italia, in Europa e non solo.

Il Museo, che accan­to a tan­ti cap­ola­vori del pas­sato non trascu­ra le opere più recen­ti, è dunque ben lieto di accogliere queste opere, con le quali si sente in sin­to­nia, per due seg­ni riv­e­la­tori del­lo spir­i­to cui si ispi­ra­no, entram­bi dedot­ti dal­la più autorev­ole delle fonti di ispi­razione, la div­ina Paro­la. Il tito­lo del­la mostra prece­dente, allesti­ta in Vat­i­cano, Lumen, con­den­sa­va tut­to un mon­do, fisi­co e con­cettuale, che per­corre la Bib­bia dal­la creazione all’Apocalisse, e tro­va l’apice all’inizio del van­ge­lo sec­on­do Gio­van­ni: «in lui era la vita, e la vita era la luce degli uomi­ni». Il tito­lo del­la mostra al Museo dioce­sano, Tau/Tau, richia­ma lo stes­so sig­ni­fi­ca­to con l’ul­ti­ma let­tera del­l’al­fa­beto ebraico che con­trasseg­na ogni opera espos­ta e si tro­va nel pro­fe­ta Ezechiele come nell’Apocalisse, ed è sta­ta adot­ta­ta dai cris­tiani (su tut­ti, Francesco d’Assisi) per il suo riman­do alla salv­i­fi­ca Croce di Gesù”.

Giuseppe Menozzi, la cui opera “La voce del gius­to” è sta­ta cop­er­ti­na del numero 51 del Cat­a­l­o­go dell’Arte Mod­er­na Edi­to­ri­ale Gior­gio Mon­dadori, ha all’attivo altre centi­na­ia di mostre isti­tuzion­ali, fra cui ricor­diamo anche quel­la del Pre­mio Ban­car­el­la, quel­la ded­i­ca­ta al suo lavoro dal­la Regione Toscana, con un’opera scelta per la Pina­cote­ca del­la Regione stes­sa, quel­la fat­ta alla Uman­is­ti­ca a , quel­la che ha inau­gu­ra­to il semes­tre ital­iano al par­la­men­to Europeo a Brux­elles. Nel suo cur­ricu­lum vari sono i pre­mi vin­ti, fra i quali il Foy­er des Artistes a La Sapien­za di Roma, riti­ra­to con il diret­tore del Tg1 Fab­rizio Del Noce, il Torre di Cas­truc­cio a Car­rara, riti­ra­to con Antoni­no Zichichi e Margheri­ta Hack. Artista sim­bo­lo per la spir­i­tu­al­ità nell’arte, Menozzi ne ha riv­o­luzion­a­to assio­mi e coor­di­nate, cre­an­do un nuo­vo uni­ver­so pit­tori­co, che con­ferisce una forte dis­tinzione antropo­log­i­ca alla sua più recente sen­su­al­ità seg­ni­ca e cro­mat­i­ca. Menozzi è un pit­tore ges­tuale, tonale ed espres­sion­ista. In altre parole un artista che ha sin­te­tiz­za­to alcune iniziali modal­ità fig­u­rali per ricavarne un lin­guag­gio com­pos­i­to e in gra­do di resti­tuire un’emozionalità che toc­ca, simul­tanea, i tasti del­la dol­cez­za e del vig­ore vir­ile, che si muove sull’intima med­i­tazione del sus­sur­ro sino alla impul­siv­ità del gri­do. La mostra, allesti­ta al Dioce­sano, è dunque un momen­to per riflet­tere, com­pren­dere e divul­gare il lavoro di un artista che sul Tau fon­da una relazione con l’arte che ci offre il dis­ve­la­men­to di un oltre, che ci apre la dimen­sione di una luce: così come un ful­mine squar­cia il nero del­la notte. L’arte è, infat­ti, ver­ità e amore del bel­lo, è voce che rac­con­ta la nos­tra sto­ria e fa per­cepire la vibrazione del divi­no. Sono poi il dolore e la fat­i­ca del vivere a creare ine­ludi­bili inter­rog­a­tivi sul­la sua ref­eren­za. E non di meno anche l’amore, che possiede sem­pre una dimen­sione estet­i­ca, è espe­rien­za spe­ciale, in cui la ricer­ca del sacro si pale­sa quale fon­da­men­to di reli­giosità. Solo nell’amare acquista sig­ni­fi­ca­to la fat­i­ca del­la quo­tid­i­an­ità. E ogni espres­sione del­la pit­tura di questo artista è una amorev­ole preghiera per l’universo bib­li­co che ha nell’uomo (nell’immagine di Dio che è l’uomo) il suo cap­ola­voro più immag­i­noso e incan­ta­to. Giuseppe è con­vin­to che la salvez­za dell’essere umano è pos­si­bile solo se egli real­iz­za, con la sua lib­er­tà, quel tal­en­to che Dio gli ha dona­to, è con­vin­to che l’arte sia man­i­fes­tazione e dono dell’Onnipotente, un dono che un artista pone al servizio del des­ti­no di salvez­za che ci attende.

Orari d’apertura: da mer­coledì a domeni­ca­mat­ti­no: dalle 9,30 alle 12,00pomeriggio: dalle 15,00 alle 17,30Sono pos­si­bili, anche per pic­coli grup­pi, alla mostra su appuntamento.ingresso con il bigli­et­to ordi­nario del museo.

 

 

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