mercoledì, Marzo 11, 2026
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Una sentenza che fa discutere. La decisione del giudice Dario Bertazzolo d'infliggere una condanna e tre oblazioni per la vicenda del daino abbattuto nel marzo del '97.

Condanna per daino abbattuto

Una sentenza che fa discutere. La decisione del giudice Dario Bertazzolo di infliggere una condanna e tre oblazioni per la vicenda del daino abbattuto nel marzo del ’97 a Castello si presta a disparati commenti e diversi stati d’animo. In generale traspare un senso di soddisfazione per una storia che dopo tre anni ha prodotto un giudizio finale, ma non manca, o si attendeva, pene ben più severe.

Il caso e le conseguenze legali

Il caso, assurto all’onore della cronaca nazionale (se ne occupò anche “Striscia la Notizia” inviando a Brenzone Valerio Staffelli) e diventato materia di un’interrogazione parlamentare sottoscritta da 25 deputati della Lega Nord capeggiati da Umberto Chincarini, si conclude con ammende di due milioni e mezzo per il geometra Luigi Giramenti, membro del comprensorio alpino caccia del Monte Baldo, l’agricoltore Marco Veronesi e Anselmo Furlani, guardia Avi responsabile di zona.

Il collega Renzo Facchini, che ha rinunciato all’oblazione per sottostare al processo, è stato invece condannato a tre milioni di ammenda, oltre al risarcimento del danno al Wwfe e alla Lipu.

Reazioni e commenti sulla vicenda

Delusa per questo tipo di epilogo è Linda Formaggioni, una tra i cittadini accorsi sul posto del brutale abbattimento del daino, prima ferito con un colpo a palla e poi ucciso a panettoni. Una fine crudele per il povero “Bambi”, amico dei bambini, consumata a piogge millimetriche dall’abitazione di Silvano Donatini, nelle vicinanze della chiesa parrocchiale.

“Gli autori di quell’efferato gesto, oltre ad aver sparato contro una bestia innocua che da tempo girava senza creare problemi, hanno agito in pieno centro storico mettendo a rischio l’incolumità dei bambini. Mi sembra, insomma, che i quattro se la siano cavata a buon mercato”, sostiene la Formaggioni.

Ben più diretto il marito: “Tutti sanno come sono andate le cose e alla fine i colpevoli hanno rimediato una sentenza fin troppo mite”.

Opinioni di esperti e autorità

Più pacato, ma non meno duro, è il parere di Francesco Gaietti, cacciatore di Assenza. “È stato un fatto increscioso, forse troppo amplificato dalla stampa. Non metto in dubbio che il daino potesse costituire un pericolo se fosse andato sulla strada. Si poteva però agire diversamente. Bastava catturarlo”.

“Quello che mi meraviglia è vedere, nonostante la gravità del fatto compiuto, Luigi Giramenti ancora a capo del comprensorio alpino del Monte Baldo. Possibile che le autorità della Federazione caccia non abbiano preso alcun provvedimento? I soldi dell’oblazione non ridaranno certo la vita all’ungulato”, conclude Gaietti.

Da tutta questa vicenda, l’immagine del cacciatore ne esce sconfitta, interviene Alessandro Salvelli, presidente della Federazione provinciale della caccia. “Come dissi allora, si poteva e doveva intervenire con la cattura dell’animale”.

“Non voglio entrare nel merito delle decisioni assunte dal tribunale”, sostiene il deputato Umberto Chincarini. “Di positivo noto che si è arrivati a un giudizio finale, il che fa ben sperare per altri abusi ambientali che si sono verificati sul Garda”, conclude Joppi.

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