Consumo e conservazione delle mele cotte
Le mele cotte arrivano peraltro a fine pranzo: scavato il torsolo e sostituito da un occhio di burro, un cucchiaino di zucchero ed un pizzico di cannella, rappresentano il finale classico di un pranzo.
Però se a cuocerle è il sole quando ancora sono attaccate all’albero, vuol dire che la temperatura è stata troppo alta per una sequenza troppo lunga di giornate: e la mela è da buttare.
Condizioni climatiche e effetti sulla frutta
Che intorno a Ferragosto per qualche giornata la temperatura si attesti sui 24-25 gradi anche di notte rientra nella norma.
Quest’anno, nei dieci giorni fino al 25, il gran caldo è durato ininterrotto, con temperature di giorno sui 34 gradi.
Per di più i coltivatori, nel mese di agosto, effettuano una seconda potatura, per alleggerire di foglie la pianta e permettere ai frutti di caricarsi di colore e sapore.
Quest’anno, nella faccia della mela esposta direttamente ai raggi del sole, il gran caldo provoca una modificazione delle pareti cellulari subito sotto la buccia: all’esterno si vede una macchia più scura, proprio come una scottatura.
Se il danno si limita all’esterno, il prodotto è ancora commercializzabile: invece che di prima, passa alla seconda categoria, il prezzo spuntato è sensibilmente più basso ma qualcosa il coltivatore riesce ad incassare.
Quando invece oltre alla macchia viene intaccata la consistenza della pasta del frutto, che diventa molliccia e macchiata, allora la mela è proprio immangiabile e da buttare.
Raccolta e qualità delle mele
Annualmente nel Basso Sarca vengono raccolti 250.000 quintali di mele.
In questi giorni è in piena effettuazione la raccolta delle stark delicious, di colore rosso.
Appena finito con quelle, toccherà alle golden gialle: queste due sono le qualità più rappresentate nella zona.
Alla Cooperativa della valle dei Laghi viene stimata nell’ordine del 10% la quantità di frutta macchiata ma comunque commercializzabile, mentre è sul 2 massimo 3% la percentuale di quelle da buttare.
Alla Cooperativa contadini, il direttore è più cauto: ritiene che il fenomeno non sia molto più sviluppato che negli anni scorsi e rinvia a fine raccolta per una valutazione attendibile.
«Sono troppe le variabili – afferma – la posizione dell’albero, la posizione stessa del frutto sull’albero, per azzardare dati».
La temperatura alta della seconda metà di agosto non ha avuto riflessi solo sulle mele, ma anche sulla classica susina: molti frutti sono rimasti di dimensioni ridotte rispetto agli standard e si presentavano con grinze intorno al picciolo.


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