Dall’11 giugno al 30 agosto 2026, la Rocca di Lonato del Garda ospita la mostra fotografica “In the Forest, in the Villages. Unexpected Nepal”, un progetto curato da Filippo Maggia e selezionato dal Ministero della Cultura nell’ambito del bando STRATEGIA FOTOGRAFIA 2025. L’esposizione raccoglie oltre 50 scatti di tre fotografi nepalesi contemporanei e racconta, attraverso il linguaggio fotografico, il cambiamento sociale, culturale e politico che attraversa il Nepal oggi.
Il progetto espositivo e la sua genesi

La mostra non si limita a ritrarre il Nepal come semplice luogo geografico, ma interpreta il Paese come un laboratorio sociale e visivo in cui emergono tensioni, trasformazioni e dinamiche generazionali. Il progetto riflette su come la fotografia, specie in contesti del Global South, mantenga una funzione identitaria e politica, contrariamente alla sovrapproduzione di immagini tipica dell’Occidente digitale. La selezione del Ministero della Cultura nel bando STRATEGIA FOTOGRAFIA 2025 ha permesso di valorizzare un lavoro che unisce oltre 50 immagini di tre giovani autori nepalesi, offrendo così uno sguardo critico e plurale sul presente nepalese.
Questa riflessione si inserisce in un più ampio contesto del subcontinente indiano, dove istituti come il Pathshala Institute di Dacca rappresentano un punto di riferimento per la formazione fotografica contemporanea e hanno influenzato anche gli autori coinvolti nella mostra.
I protagonisti: Uma Bista, Sagar Chhetri e Kishor Sharma

I tre fotografi protagonisti della mostra si distinguono per sensibilità e approcci differenti ma complementari, capaci di restituire la complessità delle trasformazioni sociali e culturali del Nepal.
Uma Bista, docente all’Università di Kathmandu, focalizza la sua ricerca sulle dinamiche di genere nelle comunità rurali e indigene. Nel progetto Our Songs from the Forest affronta pratiche sociali tradizionali come il Chhaupadi, proponendo uno sguardo intimo che intreccia esperienza personale e documentazione. Le sue immagini, caratterizzate da una forte simbologia cromatica, esplorano la condizione femminile all’interno di contesti patriarcali.
Sagar Chhetri, giovane fotografo formatosi al Pathshala Institute, indaga le tensioni politiche e identitarie delle comunità indigene. Nel progetto Eclipse trasforma le rivolte del popolo Madeshi in una narrazione visiva metaforica, utilizzando immagini evocative come quella di un uomo che impugna un corvo in sostituzione di una bandiera nera, simbolo di protesta e conflitto.
Kishor Sharma, fotografo e ricercatore residente a Kathmandu, si concentra sull’ultima comunità nomade del Nepal, i Rautes. Nel progetto Living in the Mist racconta la vita quotidiana di questo gruppo eterogeneo, sospeso tra tradizione e modernità, con un approccio etnografico e relazionale sviluppato nel tempo.
Nel loro insieme, questi percorsi restituiscono un’immagine stratificata del Nepal contemporaneo, attraversato da tensioni sociali e trasformazioni culturali profonde, con la fotografia che diventa strumento di interpretazione critica del presente.
Le parole del curatore Filippo Maggia
Il curatore della mostra, Filippo Maggia, sottolinea come «l’attuale generazione di artisti è forse la prima ad essere mai esistita in Nepal, e nei loro lavori si percepisce una solida formazione artistica e una grande energia propositiva, contenuti forti e forme espressive audaci, nonostante la carenza di strutture pubbliche e private». Maggia evidenzia inoltre che la loro ricerca «si caratterizza come uno spazio ai margini della contemporaneità tramite il quale è possibile osservare il cambiamento in corso e commentarlo, tracciando talvolta dei paragoni con il passato o facendo annotazioni per il futuro circa “unpredictable” sviluppi». La mostra rappresenta quindi una rappresentazione delle diversità che, oltre alle disuguaglianze sociali, mette in luce la ricchezza derivante da queste trasformazioni, definendo lo scenario artistico nepalese come «molto promettente quanto del tutto sorprendente».
Il progetto, sviluppato direttamente a Kathmandu attraverso un dialogo continuo tra curatore e artisti, si propone come un’esperienza visiva ed emotiva intensa, supportata da un catalogo pubblicato da Silvana Editoriale.
La sede della mostra: la Rocca di Lonato
La mostra è ospitata nella Sala del Capitano della Rocca di Lonato, una delle più suggestive fortificazioni quattrocentesche del Nord Italia. Situata sul colle dell’anfiteatro morenico che domina il bacino meridionale del Benaco, la Rocca offre viste panoramiche che spaziano fino a Desenzano, Sirmione e le vette circostanti nelle giornate limpide.
Circondata da un ampio parco e facilmente accessibile, la Rocca rappresenta un luogo dove la storia si combina con la contemporaneità, grazie anche al nuovo Padiglione Eventi, una raffinata glass house di design integrata nel contesto storico. La gestione è affidata alla Fondazione Ugo Da Como, impegnata nella tutela della storia bresciana e parte della Rete dell’800 lombardo.
L’ingresso alla mostra prevede un biglietto unico del costo di 6 euro.


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