domenica, Luglio 21, 2024
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Buccia macchiata e polpa molliccia per il caldo d'agosto

Il sole cuoce le mele sugli alberi

Le mele cotte arrivano peraltro a fine pranzo: scavato il torsolo e sostituito da un occhio di burro, un cucchiaino di zucchero ed un pizzico di cannella, rappresentano il finale classico d’un pranzo. Però se a cuocerle è il sole quando ancora sono attaccate all’albero, vuol dire che la temperatura è stata troppo alta per una sequenza troppo lunga di giornate: e la mela è da buttare.Che intorno a Ferragosto per qualche giornata la temperatura si attesti sui 24-25 gradi anche di notte rientra nella norma. Quest’anno, nei dieci giorni fino al 25 il gran caldo è durato ininterrotto, con temperature di giorno sui 34 gradi. Per di più i coltivatori, nel mese d’agosto, effettuano una seconda potatura, per alleggerire di foglie la pianta e permettere ai frutti di caricarsi di colore e sapore. Quest’anno, nella faccia della mela esposta direttamente ai raggi del sole, il gran caldo provoca una modificazione delle pareti cellulari subito sotto la buccia: all’esterno si vede una macchia più scura, proprio come una scottatura. Se il danno si limita all’esterno, il prodotto è ancora commercializzabile: invece che di prima, passa alla seconda categoria, il prezzo spuntato è sensibilmente più basso ma qualcosa il coltivatore riesce ad incassare. Quando invece oltre alla macchia viene intaccata la consistenza della pasta del frutto, che diventa molliccia e macchiata, allora la mela è proprio immangiabile e da buttare. Annualmente nel Basso Sarca vengono raccolti 250.000 quintali di mele. In questi giorni è in piena effettuazione la raccolta delle stark delicious, di colore rosso. Appena finito con quelle, toccherà alle golden gialle: queste due sono le qualità più rappresentate nella zona. Alla Cooperativa della valle dei Laghi viene stimata nell’ordine del 10% la quantità di frutta macchiata ma comunque commercializzabile, mentre è sul 2 massimo 3% la percentuale di quelle da buttare. Alla Cooperativa contadini, il direttore è più cauto: ritiene che il fenomeno non sia molto più sviluppato che negli anni scorsi e rinvia a fine raccolta per una valutazione attendibile. «Sono troppe le variabili – afferma – la posizione dell’albero, la posizione stessa del frutto sull’albero, per azzardare dati». La temperatura alta della seconda metà d’agosto non ha avuto riflessi solo sulle mele, ma anche sulla classica susina: molti frutti sono rimasti di dimensioni ridotte rispetto agli standard e si presentavano con grinze intorno al picciolo.

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