Quando fu scoperta nel sangue di alcuni abitanti di Limone (nella foto), l’apolipoproteina – mutazione genetica comparsa nel 700 – sembrava dovesse rivelarsi l’arma finale nella lotta all’infarto. Poi, nel 1997, la morte di Ezio Girardi, 55enne operatore turistico limonese, stroncato da un’insufficienza cardiaca, aprì, nel mondo della ricerca medica, un dibattito sulla sua reale efficacia.Ora, le notizie che arrivano dal Dipartimento di Scienze Farmacologiche dell’università di Milano, pubblicate sulla rivista Circulation Research e riportate ieri dal Corriere della Sera, non lasciano più dubbi: non solo l’Apolipoproteina ha confermato la sua efficacia sugli animali, ma negli Stati Uniti, dove dallo scorso anno è iniziata la sperimentazione anche sull’uomo, una ditta farmaceutica sta producendo in laboratorio l’ “anomalia” presente naturalmente nelle vene di una cinquantina di fortunati limonesi. Il suo impiego futuro? Potrebbbe essere utilizzata per eliminare placche cariche di grassi o, in fase preventiva, per evitare la formazione delle stesse.


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