Il maxi giro di riciclaggio scoperto a Brescia, fondato su pratiche di autoriciclaggio, fatture false e tecniche di underground banking, ha portato nei giorni scorsi all’esecuzione, da parte della Compagnia di Rovato della Guardia di Finanza su decreto coordinato dalla Procura della Repubblica di Brescia, di un decreto di fermo nei confronti di quattro persone di origine cinese ritenute coinvolte in un’associazione per delinquere composta complessivamente da nove soggetti (sette cinesi e due italiani).
Le indagini hanno ricostruito l’impiego di 24 società cartiere gestite da un ufficio “occulto” in città per emettere fatture per operazioni inesistenti per oltre 78 milioni di euro, con somme veicolate all’estero per oltre 40 milioni; è stato disposto il sequestro preventivo d’urgenza per oltre 45 milioni a titolo di profitto dei reati contestati, mentre controlli sui corrieri del contante e sui clienti hanno già consentito il sequestro di oltre 220.000 euro e l’individuazione di tre hub di raccolta (due appartamenti e un minimarket) utilizzati dall’organizzazione, che si avvaleva di “spalloni” per il ritiro quotidiano di ingenti somme presso esercizi commerciali cinesi nel bresciano, nel Nord-Est e in Emilia-Romagna; i provvedimenti sono in corso di esecuzione e, fino alla definizione del giudizio, vale la presunzione di innocenza.


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