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Ciclovia del Garda: ambientalisti e consiglieri provinciali a confronto in battello sulle falesie

La Ciclovia del Garda torna al centro del dibattito territoriale e istituzionale con un sopralluogo in battello nell’Alto Benaco promosso dalla Terza Commissione permanente del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento. L’iniziativa, guidata dalla presidente della commissione Vanessa Masè e dalla vicepresidente Lucia Coppola, ha riunito consiglieri provinciali ed esponenti delle associazioni ambientaliste per verificare direttamente dalle acque lacustri lo stato delle pareti rocciose tra Riva del Garda e il confine con Limone sul Garda, dove la pianificazione prevede la realizzazione dei tratti più impegnativi dell’anello ciclopedonale circumlacuale.

All’ispezione hanno preso parte i delegati del Comitato Salvaguardia Area Lago di Riva del Garda e del Coordinamento Interregionale Tutela del Garda. Dal battello i partecipanti hanno analizzato i punti critici a ridosso delle storiche gallerie Limniadi ed Eolo lungo la Gardesana Occidentale, un settore caratterizzato da pareti calcaree a picco sull’acqua segnate da continue problematiche di dissesto geologico e caduta massi.

I rilievi tecnici dei comitati su costi e tenuta geologica

Durante il tragitto nautico, i comitati di tutela hanno ribadito ai membri della commissione consiliare la ferma richiesta di fermare la posa di passerelle metalliche ancorate a sbalzo sulla roccia viva. Le associazioni evidenziano due ordini di criticità: da un lato l’impatto visivo permanente sulle falesie naturali dell’Alto Garda, dall’altro l’incolumità pubblica degli utenti, richiamando i distacchi rocciosi già registrati in passato nel corso dei cantieri di consolidamento e disgaggio in quota.

Sul tavolo della discussione sono stati posti anche i dati economici dell’intervento. I costi previsti per il versante trentino dell’opera superano i dieci milioni di euro per chilometro nei lotti a maggiore complessità ingegneristica. Una spesa che, secondo i comitati civici, rischia di gravare sui bilanci pubblici a fronte di un’infrastruttura esposta a chiusure prolungate durante i mesi invernali o in caso di precipitazioni intense.

Il nodo dell’intermodalità: la linea trentina e la scelta lombarda

Al centro della discussione resta l’adozione dell’intermodalità lago-bici, indicata dagli ambientalisti come alternativa strutturale ai cantieri sulle pareti verticali. L’impiego di battelli dedicati al trasporto ciclistico, integrati nei servizi di navigazione di linea, consentirebbe di collegare i centri abitati bypassando i settori rocciosi inaccessibili senza intaccare l’assetto delle scogliere.

Su questa impostazione si registra una divergenza di fondo tra le amministrazioni territoriali. La Provincia Autonoma di Trento guidata da Maurizio Fugatti continua a considerare strategica la continuità terrestre e la totale pedalabilità dell’anello per sostenere i flussi del cicloturismo sportivo. Sul versante opposto, la Regione Lombardia ha invece ratificato un protocollo d’intesa per progettare unità navali dedicate al trasporto di biciclette proprio per superare i punti dell’Alto Garda bresciano in cui le prescrizioni di sicurezza geologica impediscono l’avanzamento dei percorsi a sbalzo.

I rilievi tecnici raccolti durante il sopralluogo saranno compendiati dai commissari in una relazione ufficiale che verrà discussa nelle prossime sedute del Consiglio provinciale a Trento per valutare gli assetti dei futuri lotti d’appalto.

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