La prolungata siccità ha riportato completamente alla luce il rudere della dogana di Lignago, sommerso dalle acque del lago di Valvestino dal 1962 con la realizzazione della diga. L’edificio, situato a Lignago tra i territori di Gargnano e Valvestino, controllava un tempo i transiti di merci verso l’Impero austro-ungarico: il confine rimase in vigore fino al 1918, quando la valle entrò nel Regno d’Italia. Il carbone proveniente dai boschi della valle rappresentava il principale traffico merci controllato dalla struttura, memorato anche in un antico detto dialettale locale: «Te pasaré da Lignàc», a ricordo di come prima o poi le cose venissero a galla.
Con l’eccezionale abbassamento del bacino artificiale, l’intero edificio torna visibile dal secondo ponte della strada provinciale 9, che da Gargnano conduce verso la valle. Il ritorno periodico del rudere alla luce restituisce frammenti della storia di confine e delle trasformazioni amministrative di questi luoghi: solo nel 1934, con regio decreto del governo fascista, Valvestino venne trasferita dalla provincia di Trento a quella di Brescia.


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