domenica, Giugno 16, 2024
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Il futuro della Fondazione? Più collaborazione con il Vittoriale e Santa Giulia E’ un «tesoro» bresciano che va fatto conoscere ai turisti

Da Como nel circuito culturale

Tutto può succedere, per carità. Ma le voci nefaste sul futuro della Fondazione Ugo Da Como di Lonato, i sussurri sulle sue difficoltà finanziarie, sono da respingere come illazioni piuttosto grossolane, entrate non si sa come nel dibattito pubblico degli ultimi tempi. Il che è bene, perché parliamo di uno dei più preziosi «giacimenti culturali» della provincia di Brescia, di uno scrigno di tesori che con una sua biblioteca (52.000 volumi, 470 manoscritti antichi, centinaia di codici miniati e incunaboli) e il suo museo (affreschi, dipinti, mobili, porcellane, disegni, per un catalogo impreziosito dalle firme del Tiepolo e del Ferramola) può dialogare alla pari con il Vittoriale di Gardone e con i musei di Brescia. Anche se non tutti lo sanno. «La Fondazione è viva e aperta – ha dichiarato ieri il presidente Angelo Rampinelli Rota, che ha ritenuto di dover chiarire come stiano veramente le cose -. Nelle casse non entrano fiumi d’oro, come per la gran parte delle fondazioni culturali italiane, ma più che ad ammainare la bandiera si sta lavorando, al contrario, a un grande rilancio. «Il progetto, in sostanza già avviato, è di instaurare una cooperazione stretta proprio con il Vittoriale e con Santa Giulia, per inserire il Museo di Lonato in un grande circuito culturale bresciano, completando con noi un pacchetto di offerte che possa catturare il grande bacino costituito dal turismo del Garda – ha precisato Rampinelli -. Per quanto ci riguarda, stiamo progettando un evento rivolto al pubblico tedesco, basato sui legami tra Lonato e la Baviera, storicamente legati alle figure di mons. Cerebotani e del Cardinale Hohenlohe, che ebbe casa a Lonato. «È una cosa allo studio, ma ne parliamo adesso per affermare che noi ci siamo, e che ci proponiamo come soggetto di primo piano in un circuito di promozione culturale bresciano». E le brutte voci sulla situazione finanziaria? La risposta è che, come Fondazione, anche la Ugo Da Como ha bisogno di partners privati (contatti in corso con la Fondazione Asm), perché tutto costa. E nessuno sponsor si muove più di tanto per coprire le spese correnti: è solo con gli eventi speciali che c’è un ritorno di immagine per chi mette i denari. È questa la direzione intrapresa a Lonato. «Ci crediamo fermamente – dicono alla Ugo Da Como – perché ogni volta che a Brescia si fa un grande evento culturale, la risposta del pubblico va oltre le aspettative. Santa Giulia ha dimostrato che i bresciani non fanno solo acciaio, ma possono fare anche alta cultura con un ritorno apprezzabile». Resta un fatto: per ora la Fondazione Ugo Da Como se ne sta un po’ ai margini del circuito, pur con il suo indubbio valore e la straordinaria bellezza della sua sede. Forse perché in termini di marketing è difficile ottenere le luci della ribalta con i libri e i codici miniati, «che sono difficili da esibire al pubblico», dice il presidente. Ma il progetto di un circuito bresciano della cultura, che passi anche di qui come tappa obbligata, è un segnale di vitalità. La Fondazione è viva e aperta, non lascia ma raddoppia. In barba a chi non ci crede.

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