All’Ospedale di Gavardo, presidio dell’ASST Garda, sono state realizzate in pochi mesi due donazioni di organi e tessuti, con modalità diverse. Secondo l’azienda il risultato segna un passaggio significativo nello sviluppo dell’attività donativa in Valle Sabbia e apre nuove prospettive per la cultura della donazione sul territorio.
La prima donazione è stata a cuore fermo controllato. Dopo l’accertamento del decesso per arresto cardiocircolatorio sono stati prelevati fegato, reni e alcuni tessuti, a favore di più persone in attesa di trapianto.
Una seconda donazione da donatore a cuore battente
Il secondo percorso è avvenuto da donatore a cuore battente, dopo l’accertamento del decesso con criteri neurologici. In questo caso sono stati prelevati e trapiantati cuore, fegato e reni, mentre le cornee sono state inviate alla Banca degli Occhi regionale.
In precedenza, a fine luglio, l’Ospedale di Desenzano aveva eseguito la prima donazione di cuore da donatore a cuore fermo dell’azienda.
Il lavoro di coordinamento
I risultati sono frutto del lavoro del Coordinamento Ospedaliero di Procurement di ASST Garda, impegnato nello sviluppo delle competenze e nella collaborazione tra le professionalità coinvolte. Il percorso si è raccordato con il Coordinamento Regionale di Procurement, con il Nord Italia Transplant e con il Centro Nazionale Trapianti.
Il direttore sanitario di ASST Garda, Pietro Imbrogno, spiega: «Si tratta di un’attività complessa, che richiede preparazione, organizzazione e coordinamento costante. Medici, infermieri e operatori sanitari collaborano nelle diverse fasi del percorso, con la regia e la supervisione della Direzione Sanitaria, il supporto operativo della Direzione Medica del Presidio e il coinvolgimento dei professionisti interessati».
Resta centrale anche la diffusione di una corretta informazione tra i cittadini, perché conoscere il significato della donazione, capire come si svolge il percorso ed esprimere consapevolmente la propria volontà sono, per l’azienda, passaggi essenziali. Per l’azienda, i due casi di Gavardo sono il punto di partenza per rafforzare la collaborazione tra professionisti, istituzioni e territorio.


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