Il 17 ottobre 1680 nasceva a Lonato Paolo Soratini, l’architetto che avrebbe progettato il duomo del suo paese. La data è quella ricostruita dallo storico lonatese Lino Lucchini; altre fonti collocano la nascita il 12 ottobre 1682.
Da orfano a frate camaldolese
La famiglia era poverissima. A undici anni, rimasto orfano del padre, Soratini dovette lasciare la scuola e aiutare gli zii falegnami, che avevano casa e bottega nella strada delle Cappuccine, oggi via Soratino. Lì stavano costruendo il convento e la chiesa delle Cappuccine, e il ragazzo seguiva l’architetto bresciano che veniva a dirigere i lavori, da cui imparò il mestiere.
Nel 1703, dopo un rimprovero più aspro del solito degli zii se ne andò a piedi verso Venezia e poi Ravenna, dove viveva uno zio frate camaldolese. All’abate che gli chiese il mestiere rispose di essere disegnatore e architetto: gli fecero tracciare una casa che i monaci volevano costruire in riva al mare, il progetto piacque e Soratini restò. Prese l’abito con il nome di Giuseppe Antonio e fu poi mandato a Roma.
Quaranta cantieri, fino a casa
Nel lungo elenco delle sue opere compaiono oltre quaranta località: a Ravenna la sala della Biblioteca Classense, nel Bresciano la parrocchiale di Isorella, la facciata di quella di Calcinatello e il campanile di Carpenedolo, nelle Marche la ricostruzione della chiesa dei Santi Biagio e Romualdo a Fabriano dopo il terremoto del 1741. Nel 1732 i lonatesi lo richiamarono per un parere sulla nuova parrocchiale, che divenne il duomo del paese, la basilica di San Giovanni Battista: la prima pietra fu posata il 10 ottobre 1738.
Soratini morì a Ravenna nel 1762, senza vedere la cupola, terminata nel 1776. Le sue «Biografie lonatesi», scritte durante una lunga convalescenza, sono un manoscritto custodito dalla Fondazione Ugo Da Como, mentre la vita dell’architetto lonatese è ricostruita in un articolo del nostro archivio.


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