sabato, Luglio 20, 2024
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Il mercato più piccolo della sponda veronese soddisfa clienti ed esercenti, anche se dilaga la voglia di sconti. Buone le vendite, ma si combatte con il traffico

In piazza Statuto la crisi non c’è

Va in sofferenza al sabato, giorno di mercato, la viabilità del paese. La colonna di auto, nei due sensi di marcia, diventa chilometrica e hanno il loro bel daffare i vigili a smistare il traffico che si concentra all’altezza della stazione delle corriere, crocevia di pullman turistici, di linea e di un fiume di macchine: c’è chi imbocca la ripida salita che conduce al parcheggio multipiano di Campogrande, chi si inccapponisce nell’idea malsana di scendere lungo la stradina che porta in paese e raggiungere piazza Statuto, per una mattina invasa dal mercato, chi infine all’altezza del semaforo lascia la Gardesana per arrivare alla stazione a valle della funivia. Polo d’attrazione è piazza Statuto, dirimpetto al municipio, per un giorno libera dalle auto per lasciare posto alle più colorate bancarelle, che si snodano in un percorso a serpente sfiorando l’area dei giochi per i bambini per terminare nel piazzale alle spalle del municipio. In tutto una novantina di posti (è il mercato più piccolo dei paesi della sponda veronese) che richiamano centinaia di turisti alla ricerca di qualche affare. «Chiedono lo sconto su qualsiasi articolo in vendita», afferma Marco Albrigo, 33 anni di Verona, dietro al suo banco di giocattoli. «Certo è lecito, e conviene sempre chiedere un ribasso del prezzo», svela candidamente l’esercente che da nove anni d’estate posiziona la sua bancarella alle spalle del monumento dei caduti, «a tutto però c’è un limite: se da listino la merce costa sette euro è raro scendere ancora. I giocattoli più venduti? Difficile. Di certo c’è una maggiore varietà d’offerta e il maggior appeal è per gli oggetti più economici: comunque più cannocchiali che armi giocattolo. Il miglior cliente è senza dubbio l’olandese mentre l’italiano, da sempre difficile da accontentare, comincia ad essere meno esigente del tedesco. Fuori classifica i danesi: hanno troppe pretese. Sì, c’è chi adocchia il giocattolo, ne chiede il prezzo e ritorna dopo un po’ per l’acquisto, dopo un confronto con gli altri banchetti». «Qui a Malcesine il lavoro è con-tinuo e costante fino ad ottobre», continua Albrigo, «non come a Lazise o Bardolino dove ci sono picchi altissimi nei due mesi centrali dell’estate grazie alle migliaia di persone alloggiate nei campeggi». Posizioni simili per Pierluigi Bertolotti, 66 anni di Gargnano, titolare di un banco di intimo. Da trent’anni vende, estate e inverno, la sua merce a Malcesine e a Garda: «Rispetto a Gargnano lavoro molto di più, ma il problema è che tutto è tremendamente aumentato. Con un pieno di benzina faccio metà della strada dell’anno scorso, per non parlare del costo del traghetto: improponibile da affrontare. Senza contare che alla mattina il banco apre alle 8 e non c’è nessuna corsa della Navigarda prima di quell’ora. Negli anni Ottanta s’incassava bene, ora siamo ad un livello standard. Oddio, la concorrenza dei cinesi si fa sentire: un pigiama a 20 euro loro te lo piazzano a cinque, ovviamente la qualità non è la stessa ma alla gente interessa più il prezzo che il tessuto». «Spendono poco. Una borsa da 10 euro la vogliono pagare un euro», dice una commerciante di pelletteria di Riva del Garda che vuole mantenere l’anonimato. «Il cliente migliore è il tedesco ma dipende dall’articolo». «Si vende la quantità non la qualità», rincara Luigi Barbi, di Bussolengo. Da 15 anni al sabato commercia scarpe a Malcesine. «La tipologia del turista è cambiata e l’arrivo dell’euro ha indotto i tedeschi a spendere meno. Prima con il marco non guardavano molto al prezzo. Gli italiani? Lasciamoli perdere, meglio gli olandesi. La concorrenza non manca ma molto dipende dalla posizione dei banchi: a Lazise ad esempio ho a fianco un altro commerciante di scarpe ed è chiaro che la faccenda diventa poco simpatica. I cinesi avanzano ma attenzione ai marocchini: acquistano le licenze dei banchi nei posti meno in mostra della piazza, per poi rivenderle a prezzi decisamente maggiorati agli stessi cinesi». «Nell’abbigliamento è l’olandese che spende di più», afferma sicura Beatriz Silva, «più in difficoltà il tedesco, mentre l’inglese è un buon cliente: non compra molto ma è deciso, e soprattutto raramente chiede lo sconto». Ed ecco l’opinione dei clienti turisti. «I prezzi sono nella media, la merce è discreta», afferma Bjorn Ochs, di Stoccarda, in ferie in un residence di Brenzone con la moglie e i due figli. «È da anni che frequentiamo il mercato di Malcesine e ne apprezziamo la varietà d’offerta, decisamente superiore a quella che riscontriamo nel bresciano», sostiene Giovanni Belletti di Palazzolo sull’Oglio. «Cosa mi colpisce? I banchi che vendono abbigliamento in pelle: sono tanti con prezzi decisamente stracciati. A mio avviso qui gatta ci cova».

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