giovedì, Luglio 25, 2024
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Nuovo importante ritrovamento archeologico. I mosaici scoperti sono più belli di quelli del '67

Villa romana, tesoro vero

A Toscolano Mademo, nell’area della villa romana, tra la chiesa parrocchiale e la cartiera, su terreno di proprietà dell’Istituto di sostentamento del clero, sono stati rinvenuti nuovi mosaici, più belli di quelli scoperti nel ’67. Si tratta di disegni floreali stilizzati e di simboli geometrici, a colori policromi. “Dovrebbero essere del quarto o quinto secolo -afferma l’archeologo Angelo Ghiroldi, che ha effettuato gli scavi -. Appartengono alla sala da pranzo o di rappresentanza, la cosiddetta tricora”. Al centro, il segno di tre piccole absidi. Ghiroldi ha portato alla luce un quadrato di circa due metri per due. Ma la superficie del mosaico dovrebbe essere di venti metri quadrati.Elisabetta Rofiìa, ispettrice di zona della Soprintendenza ai Beni archeologici della Regione, dice: “Perricchezza e vastità, la villa non ha nulla da invidiare a quelle di Sirmione e Desenzano. I ritrovamenti confermano, insomma, le ipotesi già fatte. Ora bisogna avere il coraggio di procedere alla valorizzazione, rendendo finibile l’area”.La villa romana venne probabilmente costruita nel 38 d.C. dal console Publio Nonio Asprenate, sulla terra regalatagli da Augusto, a riconoscenza dei servizi resi nella difesa del Reno contro i Germani. Spaziosa, ricca di terrazze, giardini, acquedotti e fontane (alimentati dalla sorgente di Pulciano), campi di gioco, di templi dedicati a Giove e Bacco, persino d’un porto sul lago, occupava buona parte del promontorio, fino al Bersaglio. Divideva a metà la piazza e, seguendo grosso modo la 45 bis, giungeva fino all’attuale oleificio Morani, per un fronte di ben cinquecento metri lineari!Gli scavi del ’67 hanno portato alla luce pavimenti ricoperti di pregevoli mosaici. Intervenne la Soprintendenza alle Belle arti che, successivamente, trovò i resti di altre stanze e monete. Per riparare l’area (dal maltempo e dai malintenzionati, che avevano portato via un po’ di roba), venne sistemata una copertura (provvisoria) in plexiglass. Nel ’97 l’architetto Lodovico Reguitti, allora tecnico comunale, studiò un intervento di consolidamento e restauro (spesa 972 milioni): un…incrocio fra la tecnostruttura a teli di Desenzano e il lamellare, su lastirni in ferro. Le fondazioni su micropali. I teli, trasparenti, non avrebbero favorito il fenomeno della condensa. Il Frisl, il Fondo Inevestiomenti della Lombardia, accettò la richiesta di finanziamento. Ma i nuovi amministratori comunali decisero di soprassedere, ritenendo più urgenti altre opere.Ora la nuova scoperta, casuale, come quella di 33 anni fa, non legata a una campagna di scavo programmata. Poiché l’Istituto di sostentamento del clero ha costruito lì, a quattro-cinque metri di distanza, una casa da destinare ad alloggio di preti anziani (sei appartamentini): bisognava effettuare gli allacciamenti ali’ acquedotto, al gas e all’energia elettrica. Prima di procedere alla realizzazione di tali reti tecnologiche, l’archeologo ha effettuato i sondaggi. La zona, infatti, è vincolata, e la Soprintendenza obbliga a procedere coi piedi di piombo. “Negli ultimi anni – aggiunge Ghiroldi -avevamo controllato una superficie di circa 1200 metri quadrati, trovando solo muri a livello di fondazioni. Nulla di particolare. Adesso la piacevole sorpresa”.E adesso, cosa succederà? “Copriremo con sabbia e materiale espanso, gettando un leggero strato di cemento”, spiega il vicesindaco Vincenzo Chimini, assessore ai Lavori pubblici.”Nei prossimi giorni ci incontreremo con i funzionari! della Soprintendenza, allo scopo di fare il punto della situazione, e decidere il piano di interventi – aggiunge il sindaco Paolo Elena -. Recentemente abbiamo rinunciato al miliardo del Frisi, che avremmo dovuto restituire. Spero che, in base alla legge sull’Obiettivo 2, riguardante le aree depresse (e l’intero territorio della Comunità montana rientra in tale provvedimento), sia possibile ottenere contributi a fondo perduto, senza obbligo di rimborso. Intanto la cosa più urgente è di spostare l’attività di Franz Dominici, che occupa una porzione dell’area col suo deposito di inerti. Lo trasferiremo sulla collina di San Giorgio”. Vicino al campo di golf, ai confini con Bogliaco.

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