Inaugura le manifestazioni sul Baldo per l’Anno delle montagne. Abitanti protagonisti Mostre, canti e poesie

Braga, contrada capitale

19/04/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Caprino Veronese

La Comu­nità mon­tana del Bal­do ha scel­to la pic­co­la ma esem­plare con­tra­da di Bra­ga di Capri­no, pos­ta su di un dos­so a 586 metri di quo­ta, per inau­gu­rare le man­i­fes­tazioni del­l’An­no inter­nazionale delle mon­tagne sul Bal­do, ed ha scel­to una data sig­ni­fica­ti­va, intorno al 20 di aprile, quan­do tradizional­mente inizia­va l’alpeg­gio ovi­no. Così domani si parte con l’in­au­gu­razione delle mostre «Gli ogget­ti e le attrez­za­ture tradizion­ali del­la di mon­tagna e del­l’alpeg­gio» e «La casa ed il lavoro fem­minile di un tem­po», real­iz­zate dagli abi­tan­ti di Bra­ga cos­ti­tu­iti in un appos­i­to comi­ta­to. «Nel novem­bre del 1998 l’assem­blea gen­erale delle Nazioni Unite ha proclam­a­to il 2002 Anno inter­nazionale delle mon­tagne, accoglien­do le indi­cazioni emerse nel cor­so del­l’or­mai stor­i­ca Con­feren­za sul­l’am­bi­ente e sul­lo svilup­po di Rio de Janeiro nel 1992. Allo­ra venne rib­a­di­ta la fon­da­men­tale impor­tan­za delle aree mon­tane sot­to i più diver­si aspet­ti, da quel­lo eco­nom­i­co a quel­lo demografi­co, ambi­en­tale e cul­tur­ale», spie­ga Lui­gi Castel­let­ti, pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana. «Le zone mon­tu­ose sono infat­ti una fonte impor­tante di acqua, ener­gia e bio­di­ver­sità», sot­to­lin­ea Castel­let­ti, «ma anche di risorse come min­er­ali, prodot­ti agri­coli e del bosco, nonché luo­go di ricreazione. Però nel cor­so del­la sto­ria recente le aree di mon­tagna sono state a volte ogget­to di sfrut­ta­men­to indis­crim­i­na­to, men­tre altre volte sono state las­ci­ate in com­ple­to abban­dono. Ecco quin­di l’im­por­tan­za di un anno inter­nazionale delle mon­tagne per sen­si­bi­liz­zare l’opin­ione pub­bli­ca in modo da garan­tire azioni con­crete a favore delle aree mon­tane, sup­por­t­ate da pre­cisi impeg­ni politi­ci, isti­tuzion­ali e finanziari. E questo vale anche per il nos­tro monte Bal­do». Gli alun­ni del­la scuo­la ele­mentare di Paz­zon con can­ti e recite di poe­sie faran­no da sfon­do all’aper­tu­ra uffi­ciale, cui seguirà una dimostrazione del­la tradizionale lavo­razione del lat­te con la pro­duzione di for­mag­gio e ricot­ta. Domani pomerig­gio, dalle 15 alle 18, vi sarà poi una visi­ta gui­da­ta alla con­tra­da, cura­ta dal Ctg nel­l’am­bito del­la man­i­fes­tazione «Un luo­go il suo spir­i­to» ( vedasi arti­co­lo sot­to ), men­tre per domeni­ca 21 aprile dopo la mes­sa delle ore 9.30 nel­la chieset­ta del­la Imma­co­la­ta Con­cezione vi sarà la com­mem­o­razione di don Gio­van­Bat­tista Ron­cari, par­ro­co emer­i­to che nel 1938 volle la costruzione del­la chieset­ta. Le due mostre rester­an­no aperte al pub­bli­co sia domeni­ca che lunedì, gior­na­ta des­ti­na­ta in par­ti­co­lare alle vis­ite delle sco­laresche. Le mostre sono ded­i­cate alle attiv­ità agro-sil­vo-pas­torali balden­si e sono state real­iz­zate con il con­cor­so di tut­ta la popo­lazione di Bra­ga che ha mes­so a dis­po­sizione con entu­si­as­mo, attrezzi, fotografie e locali dove alle­stir­le. «Fin dal­l’e­poca romana e poi in quel­la medio­e­vale il Monte Bal­do è sta­to inter­es­sato da una con­sis­tente pas­tor­izia ovina e cap­ri­na, scarsa­mente bov­ina, con forme di tran­suman­za che inizia­vano il 23 aprile, giorno di San Gior­gio, lun­go per­cor­si che dal­la piana di Capri­no por­ta­vano alle creste balden­si, pas­san­do per Bra­ga, su cui tran­si­ta­vano migli­a­ia di ovi­ni prove­ni­en­ti dal Veronese e dal Man­to­vano», rac­con­ta Vir­ginia Cristi­ni, del Comi­ta­to per Bra­ga. «Gli abi­tan­ti di Bra­ga han­no inte­so dar vita a ques­ta man­i­fes­tazione per non dis­perdere un pat­ri­mo­nio di val­ori e di sto­ria, sin­te­tiz­za­ti in modo esem­plare nel­la loro con­tra­da, quale nucleo per un pos­si­bile nuo­vo museo del­l’alpeg­gio e del­la zootec­nia baldense, ed anche per val­oriz­zare la loro con­tra­da e sen­si­bi­liz­zare ver­so il restau­ro del­la chiesetta».

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