«Allora nessuno voleva farlo». Mario Sala, sarto, è appassionato ma non suona

Da 30 anni presidente della Filarmonica

16/12/2001 in Curiosità
Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Un trenten­nale sala­to. Mario Sala, pres­i­dente del­la Filar­mon­i­ca inin­ter­rot­ta­mente dal 1971 ad oggi, fes­teggia l’ambìto tra­guar­do offren­do ques­ta sera una cena a tut­ti i musicisti e i coristi del­la glo­riosa for­mazione sor­ta nel 1858 sot­to il gov­er­no aus­tri­a­co. Ottan­ta per­sone cir­ca, per un pres­i­dente che in paese è diven­ta­to, di dirit­to, un’istituzione. Di pro­fes­sione sar­to, Sala ha una pas­sione sfre­na­ta per la musi­ca, anche se poi non suona alcuno stru­men­to. «Se pro­prio serve», ironiz­za, «mi met­to anche alla grancas­sa, sem­pre — però — a ris­chio e peri­co­lo dei pre­sen­ti». Il suo pic­co­lo ate­lier di via Lenot­ti è il pun­to di ritro­vo, il lab­o­ra­to­rio d’idee e di inizia­tive del­la Filar­mon­i­ca; e questo nonos­tante il fat­to che la Filar­mon­i­ca una pro­pria sede ce l’ha — ampia e como­da — nel­lo sta­bile delle scuole medie. Nel negozio rib­at­tez­za­to «delle quat­tro “s” e delle due “c”» (e cioè «slargo, slon­go, stren­so, scur­to e con cal­ma»), Mario Sala dirige e piani­fi­ca insieme ai suoi stret­ti col­lab­o­ra­tori l’intensa attiv­ità del grup­po che nel 2002 si appres­ta a rag­giun­gere quo­ta 1.500: tan­ti sono i con­cer­ti tenu­ti sot­to il «reg­no» del ses­san­tunenne bena­cense, orig­i­nario di Gar­da. Pres­i­dente — alla fac­cia del­la rival­ità fra i due cen­tri divisi dal­la Roc­ca — del­la più glo­riosa asso­ci­azione di Bar­dolino. «Ricor­do bene», dice, «quan­do Enzo Ruffa­to e Alessan­dro Baz­er­la det­to «il Taba» ven­nero a casa per chie­der­mi il per­me­s­so di far cantare la mia ragaz­za nel­la Filar­mon­i­ca. A quel pun­to, ovvi­a­mente, mi aggre­gai anch’io, per amore. Era la pri­mav­era del 1964». Sette anni dopo, la sca­la­ta alla pres­i­den­za. «Mac­ché mer­i­ti», scherza Sala. «La ver­ità è che nes­suno vol­e­va saperne, di rico­prire quell’incarico». La sto­ria dura ormai da sei lus­tri, e sen­za il min­i­mo inter­reg­no. Sot­to la sua gui­da si sono avvi­cen­dati alla corale maestri del cal­i­bro di Rug­gero Giusti, Mario Gel­met­ti, Jan Lan­gosz, Flavio Mar­tinel­li, Ren­zo Leasi, Gior­gio Avanzi­ni, Luca Colom­barol­li e Piero Gas­pari. E in questi lunghi anni, la Filar­mon­i­ca — con caden­za fis­sa set­ti­manale — ha sem­pre tenu­to i suoi con­cer­ti estivi in piaz­za Mat­teot­ti, è vola­ta a New York per tre sta­gioni con­sec­u­tive, ha prodot­to una deci­na di dis­chi, orga­niz­za­to numerose man­i­fes­tazioni con gio­vani tal­en­ti oppure con gran­di nomi del­la musi­ca, ovvero con per­son­al­ità come Ivo Vin­co, Giuseppe Zampieri e la sopra­no olan­dese Gre Brouwen­stin. E non è tut­to. In giug­no di quest’anno, la nos­tra artista romana Cecil­ia Bar­toli ha scel­to in incog­ni­to la sede del­la Filar­mon­i­ca per provare alcu­ni pezzi. Notizia, ques­ta, cus­todi­ta gelosa­mente esat­ta­mente come quelle che riguardano le adozioni a dis­tan­za sostenute dal grup­po, le rac­colte di fon­di per i ter­re­mo­tati del Friuli e dell’Irpinia, e per i bam­bi­ni degli orfan­otrofi delle isole Eolie. Insigni­to dell’onorificenza di cav­a­liere del­la Repub­bli­ca dal pres­i­dente San­dro Per­ti­ni, e proclam­a­to uffi­ciale da Oscar Lui­gi Scal­faro, ha vis­to crescere sot­to i suoi occhi gio­vani tal­en­ti che nel tem­po sono diven­tati affer­mati pro­fes­sion­isti richi­esti in Italia e in tut­to il mon­do. È il caso del figlio Daniele, di Francesco e di Sonia Zanet­ti, di Rober­to Ercu­liani, di Ari­an­na Azzoli­ni e di Flavio Mar­tinel­li, clar­inet­to all’Arena. Niente male, per chi tra un ris­volto dei pan­taloni e un vesti­to da appuntare ha ded­i­ca­to la sua vita alla musica.