Malattie e nuove tendenze tra i motivi della crisi. Per uscirne gli agricoltori puntano su «Slow Food» e mercato italiano. Nel giro di 15 anni si è dimezzata la produzione della susina di Dro

Da specialità tipica a specie in estinzione

18/03/2003 in Enogastronomia
Di Luca Delpozzo

Una vera e pro­pria «strage», tan­to lenta quan­to inesora­bile. Nel giro di 15 anni la pre­sen­za delle susine di Dro, uno dei prodot­ti che carat­ter­iz­zano l’a­gri­coltura del Bas­so Sar­ca, si è più che dimez­za­ta: da 240 mila piante di metà anni ottan­ta alle 110 mila attuali. Ven­erdì scor­so il mon­do con­tadi­no del­la zona si è riu­ni­to ad Arco, nel­la sede del­la Cbs, per fare il pun­to del­la situazione.All’ordine del giorno del­l’in­con­tro essen­zial­mente la grave crisi che sta affliggen­do la pro­duzione del­la prugna da qualche anno a ques­ta parte, con annesse prospet­tive di mer­ca­to e le pos­si­bili con­tro­mosse. I dati snoc­ci­o­lati nel cor­so del­la riu­nione sono elo­quen­ti: nel 1985 i susi­ni colti­vati era­no 238 mila, agli inizi del 2000 appe­na 111 mila. E man­cano i riscon­tri degli ulti­mi due anni, peri­o­do in cui il taglio delle piante ha subito una forte accel­er­azione. I motivi sono da ricer­care innanz­i­tut­to nelle gravi malat­tie che han­no col­pi­to, nel cor­so degli ulti­mi decen­ni, i susineti del­la zona (prime fra tutte la ter­ri­bile Shar­ka, i cui mon­i­tor­ag­gi pre­ven­tivi, da parte del­la Provin­cia, sono sta­ti sospe­si l’an­no scor­so cre­an­do, così, un notev­ole dis­ap­pun­to nei con­ta­di­ni altog­a­rde­sani). Ma anche nelle con­trazioni di un mer­ca­to forte­mente suscettibile alle nuove ten­den­ze prove­ni­en­ti dal­l’est Europa e sen­za dimen­ti­care che anche nel­l’a­gri­coltura le mode pas­sano col tem­po (ora sono in voga le vigne, domani, mag­a­ri, torner­an­no in auge i meli). La con­trof­fen­si­va con­tad­i­na alla scom­parsa delle prugne sta tut­ta nel debel­lare malat­tie e peri­coli (si è deciso di allargare a tut­ta la Busa il meto­do del­la «con­fu­sione ses­suale») e ricreare inter­esse nel prodot­to, pun­tan­do sul­l’etichet­ta «Dop», su pro­mozioni tipo «Slow Food» e sul rin­vig­ori­men­to del mer­ca­to ital­iano, da sem­pre meno entu­si­as­ta di quel­lo tedesco.