Gli incontri riservati agli studenti, ma aperti anche alla popolazione

Educare alla legalità:i giudici fanno scuola

04/04/2008 in Convegni
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Nel munici­pio di Gar­done Riv­iera entra­no le toghe, non per seques­trare doc­u­men­ti o inter­rog­a­re qual­cuno, ma per par­lare con i gio­vani. Domani, dalle ore 9 alle 11, Fabio Salomone, procu­ra­tore aggiun­to del­la Procu­ra di Bres­cia si sof­fer­merà su «Norme e leg­gi del­la con­viven­za civile». La prossi­ma set­ti­mana, invece, giovedì 10, dalle 15 alle 17, Gher­ar­do Colom­bo, ex mag­is­tra­to del pool di Mani Pulite, spiegherà «Come rea­gire al degra­do politi­co e sociale». Gli incon­tri, sul tema del­la legal­ità, sono des­ti­nati agli stu­den­ti, ma aper­ti anche alla cit­tad­i­nan­za. Orga­niz­za Rita Flo­ra Por­ret­ti, asses­sore alla Pub­bli­ca istruzione, in col­lab­o­razione con le scuole e la comunale.I DUE INCONTRI cos­ti­tu­is­cono solo l’ultima fase di un prog­et­to riv­olto a ele­men­tari, medie e supe­ri­ori per sostenere ed ampli­are la pro­gram­mazione annuale dei docen­ti, allargan­do l’offerta for­ma­ti­va dei sin­goli isti­tu­ti. La pri­ma fase si è svol­ta all’interno delle sin­gole aule, con un per­cor­so dif­feren­zi­a­to, in base ai diver­si liv­el­li. Ora l’appuntamento con due per­son­ag­gi di spic­co, che faran­no riflet­tere i gio­vani sul rap­por­to cor­ret­to con le isti­tuzioni per real­iz­zare una con­viven­za davvero civile.COLOMBO sostiene che «la gius­tizia non può fun­zionare se il rap­por­to con le regole è mala­to, sof­fer­to, seg­na­to dall’incomunicabilità. E se i cit­ta­di­ni non com­pren­dono il per­ché delle regole». Milanese di Briosco, classe ’46, Colom­bo ha con­dot­to inchi­este famose, quali la scop­er­ta del­la Log­gia P2, il delit­to del giu­dice Gior­gio Ambrosoli, «Mani pulite», i pro­ces­si Imi-Sir/Lo­do Mondadori/Sme. L’anno scor­so ha appe­so la toga al chio­do, riti­ran­dosi dal servizio.Perché uno impeg­na­to come lui ha las­ci­a­to la mag­i­s­tratu­ra? «Mi sono reso con­to – dice — che se non cam­bia il modo di pen­sare, la gius­tizia non può fun­zionare. La col­pa non è solo dei politi­ci che noi voti­amo, e che han­no fat­to uscire da ’Mani Pulite’ un 70 per cen­to di inda­gati (per pre­scrizione dei ter­mi­ni, cam­bian­do le leg­gi e depe­nal­iz­zan­do i loro reati). Ma del nos­tro modo di agire. Finché il per­i­to si fa pagare per assi­cu­rare che la fab­bri­ca rispet­ti le norme di sicurez­za, finché il vig­ile urbano fa la spe­sa gratis per chi­ud­ere un occhio sug­li abusi, allo­ra non avre­mo gius­tizia. Le norme e le regole sono impor­tan­ti finché ven­gono con­di­vise, altri­men­ti muoiono».

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