FULVIO SIGURTA’ presenta il nuovo disco SPL

15/04/2013 in Attualità, Musica
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Di Redazione

Il trom­bet­tista Ful­vio Sig­urtà pub­bli­ca “SPL”, il suo ter­zo album con la Cam Jazz, in usci­ta mart­edì 16 aprile 2013.

Dopo l’esordio di House of Cards e Through the Jour­ney in duo con il pianista Clau­dio Fil­ip­pi­ni, SPL (acron­i­mo di Sound Pres­sure Lev­el) è un dis­co che rac­chi­ude tut­to il bagaglio artis­ti­co di Sig­urtà e che riven­di­ca, sem­pre più forte­mente, l’esigenza di una musi­ca sen­za più con­fi­ni.

Cover SPL

Bres­ciano di nasci­ta ma londi­nese d’adozione e forte di un’esperienza euro­pea al fian­co di for­mazioni non stret­ta­mente legate alle sonorità jazz, Ful­vio Sig­urtà, pre­mio Top Jazz 2011 come Miglior Nuo­vo Tal­en­to, ci offre un ascolto aper­to e trasver­sale, riunen­do in un album dal forte impat­to sonoro, tut­ti i lin­guag­gi musi­cali di cui è padrone: Jazz, tan­to Jazz, ma anche Pro­gres­sive, Elet­tron­i­ca, Reg­gae , Drum & Bass e Noise

Matu­rità rag­giun­ta per Ful­vio Sig­urtà, il quale con­cede spazio a tut­ti i suoi ospi­ti, rifugge dall’ingrato com­pi­to di eriger­si a uni­co attore pro­tag­o­nista di un lavoro che invece tro­va nel­la coral­ità il suo più inti­mo man­i­fes­tar­si. L’attacco è inaspet­ta­to, sedu­cente, provo­ca­to­rio: il tema espos­to dal­la trom­ba in Like A Bird, Like You Cage, che con­trap­pone sim­boli­ca­mente tre momen­ti tem­po­rali di un’ipotet­i­ca fuga o lib­er­azione, incan­ta e gal­leg­gia in un lim­bo melod­i­co, fin quan­do, improvvisa­mente, tut­to diven­ta minac­ciosa­mente meno ras­si­cu­rante, gale­ot­ti i tam­buri di Alessan­dro Pater­ne­si.

Quel­la trom­ba, all’inizio, è come una goc­cia di rugia­da, ten­era e soli­taria, che anco­ra deve posar­si in un grande fiume, e quan­do lo fa, diven­ta altro, si mesco­la e rein­ven­ta, rim­balza e s’infrange nell’acqua. Si sco­pre, infat­ti, che la macchi­na e melod­i­ca che pro­cede per pas­sag­gi essen­ziali, è solo una delle tante ani­me di questo bel dis­co.

I quat­tro che lo accom­pa­g­nano, alter­nan­dosi e incas­tran­dosi, sono sul­la buona via per cogliere ques­ta Fulvio Sigurtàecla­tante scelta uman­is­ti­ca del loro leader: Michele Rab­bia con i suoi innesti di elet­tron­i­ca dà sale e sapore all’opera, un dis­til­la­to del­la vita con le sue avan­guardis­tiche zone d’ombra e di luce; Alessan­dro Pater­ne­si sfodera inte­ri­ore alle­grez­za in ogni con­tat­to, anche quan­do svolge, a per­fezione, la fun­zione di desta­bi­liz­za­tore.

Non man­cano momen­ti di puro sva­go, dove si con­den­sano citazioni e riman­di (Dance Of Equal­i­ty). Andrea Lom­bar­di­ni al bas­so elet­tri­co, anche autore di un paio di brani, e Ross Suther­land Stan­ley all’Hammond com­ple­tano il cast di grande capac­ità e, una vol­ta val­oriz­za­to lo spes­sore di ogni com­pag­no, non rimane al leader che dimostrare il suo seg­no: le sue linee sono mor­bide o aguzze, mist­iche o velenose (in Allias­ing Mem­o­ries ne dà un esem­pio lam­pante), sem­pre screzi­ate da inti­mi umori emo­tivi.

L’album è sta­to reg­is­tra­to e mix­a­to da Ste­fano Ame­rio all’Artesuono Record­ing Stu­dio di Cav­al­ic­co (Udine) tra il 3 e il 5 dicem­bre del 2012.

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