Il “censo”ed i Disciplini lonatesi

Di Redazione
Lino Lucchini

Andrea Paroli­no, che visse al tem­po del­la famosa peste del 1630, nel­la sua “Suc­cin­ta infor­mazione del­lo sta­to del­la ter­ra di Lona­to avan­ti e dopo le sue rovine” scrive: “Non mi bas­ta l’animo di descri­vere le mis­erie, calamità e dan­ni infer­ti a poveri Cit­ta­di­ni, ma basti solo il dire che fu tale che poco vi mancò che non restasse dishabi­ta­ta la Ter­ra e in quel tem­po (mis­erie gran­di e calamità deplorabili) ne mori­vano sino a 30, 40 e 45 al giorno, si che le famiglie che pri­ma era­no 1224 e il numero delle per­sone 5600, restarono 972 tra orig­i­nar­ie e non, e il numero del­la per­sone 1800.

Dopo il pas­sag­gio del­la pestilen­za dell’anno 1630, Lona­to visse la con­dizione di un paese che ave­va per­du­to due terzi del­la sua popo­lazione. Abbon­da­vano i ter­reni las­ciati incolti anche per la man­can­za di braccia.

Per molti questo peri­o­do fu pieno di dif­fi­coltà e amarezza.

For­tu­nata­mente, anche se anch’essa dec­i­ma­ta nei suoi affil­iati, a Lona­to ave­va il suo peri­o­do di mas­si­mo splen­dore ed effi­cien­za la Con­gregazione dei Dis­ci­pli­ni che ave­va la sua sede pres­so la chiesa del Cor­lo. A essa furono las­ciati, per tes­ta­men­to o don­azione da chi in pun­to di morte si vol­e­va assi­cu­rare la memo­ria orante dei con­fratel­li, moltissi­mi beni immo­bili sia ter­reni che abitazioni ed essa si tro­vò così a dover gestire un ingente patrimonio.

Sot­to la data del 30 mag­gio 1632, nel libro II delle par­ti del­la Con­gregazione si legge: Nel­la calamità de pas­sati tem­pi sono state las­ci­ate diverse terre ed ered­ità a ques­ta Com­pag­nia, parte libere e parte obb­li­gate di messe e offi­ci o altro.

Di tale con­sid­erev­ole pat­ri­mo­nio mons. Alber­to Piazzi, a pag­i­na 225 del suo libro sui Dis­ci­pli­ni, ne ha ten­ta­to un lun­go elen­co che rite­ni­amo non com­ple­to, ma che ci for­nisce una buona indicazione.

Poiché esso non pote­va essere gesti­to con i Capi­toli che la Con­gregazione ave­va in uso all’epoca, la mag­gior parte non poté che essere ven­du­ta tramite asta pub­bli­ca ban­di­ta dal Comune sec­on­do le norme di dirit­to, il resto ven­du­to anche con ven­dite dirette con l’acquirente.

La cospicua som­ma di denaro venu­ta così a dis­po­sizione fu poi investi­ta dai Dis­ci­pli­ni in numerosi con­trat­ti di presti­to chia­mati cen­so con garanzie qua­si sem­pre per­son­ali chia­mate sig­urtà,

Il cen­so era un trib­u­to che, nel Medio­e­vo, veni­va paga­to ai Sovrani, ai Sig­nori, alla Chiesa e anche allo Sta­to per denari presta­ti. Fu sop­pres­so dal­la Riv­o­luzione Francese.

Le domande di presti­to dove­vano essere pre­sen­tate per iscrit­to ed offrire la rel­a­ti­va sig­urtà.

I ver­bali iner­en­ti ai presti­ti fat­ti dai Dis­ci­pli­ni del Cor­lo dal 1637 fino alla loro sop­pres­sione, riv­e­lano che le deci­sioni di presti­to a tem­po inde­ter­mi­na­to veni­vano sem­pre adot­tate tramite votazioni seg­rete effet­tuate durante le riu­nioni del­la Con­fra­ter­ni­ta a porte chiuse, con votazione medi­ante bus­so­lo con due vani: bian­co per chi era favorev­ole e rosso per il con­trario, sta­bilen­do ogni vol­ta il cen­so da appli­care e l’accettazione o meno del­la sig­urtà.

Essi si com­por­tarono sem­pre con l’oculatezza e la sever­ità di una ban­ca del giorno d’oggi. Ne abbi­amo con­fer­ma scor­ren­do velo­ce­mente le pagine dei lib­ri IIIII e VI delle par­ti.

Nel 1637, il 9 aprile, e con­fratel­li iniziano a con­cedere al cen­so del 7,50%, con sig­urtà per­son­ale di Pietro Apollonio.

Nel 1649, il 9 set­tem­bre, viene con­ces­so un presti­to, gius­to l’ordinario al 7,50%, con sig­urtà.

Nel 1649, il 31 gen­naio, viene con­ces­so a Orazio For­lano di S. Eufemia, ma abi­tante a Lona­to, al 7,50%, sem­pre con sig­urtà.

Il 20 novem­bre 1665 Pietro Magro con­cor­da la resti­tuzione antic­i­pa­ta del capitale.

Nel 1667, il 20 giug­no, viene accetta­ta la sos­ti­tuzione di sig­urtà di Gio­van Bat­tista Speri­ni in sos­ti­tuzione di Bat­ta Bar­cel­lo. Lo stes­so giorno, ad alcu­ni deb­itori a cen­so del 7,50% viene con­ces­sa a riduzione al 6%.

Il 16 mar­zo 1670 il rica­va­to dal­la ven­di­ta di una pez­za di ter­ra viene con­ces­so alla Comu­nità di Lona­to al cen­so del 6%.

Andrea Martarel­lo, il 13 set­tem­bre 1676, chiede di resti­tuire il cap­i­tale avu­to in presti­to con l’abbuono di due mesi di cen­so. La pro­pos­ta viene accetta­ta: aven­do molti con­cor­ren­ti che richiedono denaro.

Il 28 gen­naio 1685 tale B.C. acquista casa del­la Con­fra­ter­ni­ta in con­tra­da S.Antonio e chiede tem­po 4 anni per pagare con cen­so del 4%, con garanzia di Giuseppe Boldrino.

Il 2 feb­braio 1685 viene con­ces­so il presti­to di lire 419 plan­et ai fratel­li Piz­zo­co­lo al 5% con sig­urtà su pra­to di Gio Bat­ta Carel­la sito al Cominel­lo, nel­la zobia (giovedì).

Cosi­mo Paroli­no, il 2 set­tem­bre 1685, chiede di sos­ti­tuire, per accor­do fra le par­ti, quale deb­itore di 400 lire plan­et al 5„5% Andrea Grazi­o­lo, però chiede la riduzione al 5%. La doman­da viene respin­ta con 19 voti con­tro 17 a favore. Due mesi dopo, il 1° novem­bre, la richi­es­ta viene approva­ta con 25 voti favorevoli e 15 contrari.

Nel 1693, il pri­mo feb­braio, i Con­fratel­li con­ce­dono un notev­ole presti­to di 500 lire plan­et a favore di Gio­van Batista Roho al cen­so del 5,5% e sig­urtà di Francesco Mattarelli.

Il 2 feb­braio 1697 un presti­to di lire 400 plan­et a Gia­co­mo Speri­ni al 5% e scu­di 5 al 5% a Bat­tista Ver­tua con sug­urtà su terreni.

Il 12 feb­braio 1701 ven­gono respinte varie domande di presti­to al 5%.

Il 14 otto­bre 1703 viene con­ces­sa a cen­so a Gia­co­mo Sig­urtà la som­ma di lire 300 plan­et al 4% e lir­er 300 plan­et a Gio Matia Cere­b­otano al 4,5%.

Negli anni suc­ces­sivi dal 1702 al 1705 sono reg­is­trati moltissi­mi presti­ti al 4 – 4,5%. Dal 1706 al 1713 al 5%. Nei decen­ni e fino alla sop­pres­sione del Con­gregazione, il cen­so varia dal 4 al 5%.

Per quan­to riguar­da la ten­den­za segui­ta dai Dis­ci­pli­ni nell’applicazione del cen­so nel peri­o­do che va dal 1637 al 1797, si può ril­e­vare che pro­prio durante il peri­o­do di ripresa dal­la peste, il cen­so si aggirò intorno al 7,5%. Col pas­sare degli anni si sta­bilì, dopo fre­quen­ti oscil­lazioni, intorno al 5%. Per pochi anni, all’inizio del 1700 toc­cò il min­i­mo del 4%

Il cen­so o frut­to ann­uo nei sec­oli XVII / XVIII si aggi­ra­va nei ter­ri­tori bres­ciani intorno al 4–5 %. (BRXIA SACRA, 1998, p. 23).

I Dis­ci­pli­ni ammin­is­trarono quin­di, a volte usan­do com­pren­sione e flessibil­ità nei con­fron­ti dei deb­itori, a volte impo­nen­do rigi­da­mente la loro volon­tà, ma sem­pre col rig­ore del buon padre di famiglia.

Ques­ta è la ricer­ca dei fat­ti e non quel­la rosea di una Com­pag­nia che vol­e­va solo il bene del­la Comunità.

Pri­ma pub­bli­cazione il: 24 Otto­bre 2020 @ 18:42