Il vino e gli italiani: un amore da 14,3 miliardi di Euro nel 2018

07/04/2019 in Attualità
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Di Redazione

Pas­sion­ale come l’amore, tradizionale come il pran­zo del­la domeni­ca, popo­lare come il cal­cio. Il per gli ital­iani è molto più di un asset del made in Italy: è un col­lante tra gen­er­azioni che coin­volge qua­si 9 cit­ta­di­ni su 10 in tut­to lo Sti­vale. L’indagine Mer­ca­to Italia, gli Ital­iani e il vino real­iz­za­ta da con l’Osservatorio -Nomis­ma Wine Mon­i­tor e pre­sen­ta­ta oggi alla Fiera di Verona in aper­tu­ra del­la 53ª edi­zione del salone inter­nazionale ded­i­ca­to al vino e ai dis­til­lati, trac­cia il pro­fi­lo dell’approccio al vino e del­lo sta­to di salute del mer­ca­to inter­no del pri­mo Paese pro­dut­tore al mon­do. Si beve meno — il 26% di volu­mi ridot­ti rispet­to a ven­t’an­ni fa - ma lo fan­no prati­ca­mente tut­ti e in modo più respon­s­abile: la media è di 2–4 bic­chieri a set­ti­mana, con­sumati soprat­tut­to in casa (67%) in par­ti­co­lare dai baby boomers (55–73 anni, al 93%), ma è ril­e­vante la quo­ta di tutte le gen­er­azioni, con i mil­len­ni­als (18–38 anni) che evi­den­ziano già un tas­so di pen­e­trazione pari all’84%. Dato in aumen­to sia a casa che nel fuori casa. Si beve meno, dunque, ma il mer­ca­to del vino tiene e pro­duce un val­ore al con­sumo che, sec­on­do l’analisi, è sti­ma­to dall’Osservatorio in 14,3 mil­iar­di di euro (dato 2018).

MERCATO INTERNO: VALORE AL CONSUMO DA 14,3 MILIARDI (+2,8% A VALORE)
Un mega-vigne­to da 650mila ettari, con 406 vini a denom­i­nazione, 310mila aziende e soprat­tut­to un val­ore al con­sumo del mer­ca­to inter­no che l’Osservatorio Vini­taly – Nomis­ma Wine Mon­i­tor sti­ma nel 2018 in 14,3 mil­iar­di di euro, per un vol­ume di vino ven­du­to pari a 22,9 mil­ioni di ettolitri. Rispet­to al 2017 si reg­is­tra una cresci­ta del 2,8% a val­ore a fronte di una sostanziale sta­bil­ità a vol­ume (-0,4%). Nel con­fron­to tra i top mer­cati per val­ore dei con­su­mi, l’Italia si posiziona al 4° pos­to dopo USA, Fran­cia e Reg­no Uni­to. Per il pres­i­dente di Veron­afiere Spa, Mau­r­izio Danese: “Per la pri­ma vol­ta abbi­amo sti­ma­to il val­ore al con­sumo del pri­mo mer­ca­to al mon­do per i nos­tri pro­dut­tori. Il dato, che supera i 14 mil­iar­di di euro, la dice lun­ga su quan­to il set­tore impat­ti non solo sul­la fil­iera ma anche sui servizi e sull’Horeca”.

TRADIZIONE ELEGANZA E CULTURA, TRA VECCHIE E NUOVE PREFERENZE
Per la mag­gior parte degli inter­vis­ta­ti il vino è tradizioneele­gan­za e cul­tura, al con­trario dei super­al­col­i­ci, asso­ciati a diver­ti­men­to e monot­o­nia, o del­la bir­ra, dove prevale il match­ing con ami­cizia e quo­tid­i­an­ità. “Per gli ital­iani il vino va oltre lo sta­tus sym­bol – com­men­ta il diret­tore gen­erale di Veron­afiere Spa,Gio­van­ni Man­to­vani –, rap­p­re­sen­tan­do un tas­sel­lo fon­da­men­tale del­la cul­tura tri­col­ore, al con­trario di altri Pae­si con­suma­tori. E Vini­taly è un brand riconosci­u­to come bandiera: tre ital­iani su quat­tro conoscono infat­ti la nos­tra man­i­fes­tazione, dato che sale al Nord, per l’81%, e tra gli ital­iani con un alto liv­el­lo di sco­lar­ità e red­di­to. Una noto­ri­età del brand non fine a se stes­sa – con­tin­ua il dg – per­ché Vini­taly ha l’obiettivo di par­lare attra­ver­so tut­ti i canali pos­si­bili, per creare un rap­por­to sem­pre più coeso tra il mon­do dei pro­dut­tori e quel­lo dei con­suma­tori. In questi anni abbi­amo investi­to qua­si cinque mil­ioni di euro nel­lo svilup­po dig­i­tal e la nos­tra sarà la pri­ma man­i­fes­tazione che userà queste poten­zial­ità”.
E se è vero che il vino rosso rimane il favorito in tavola, lun­go la Peniso­la cam­biano le pref­eren­ze sul­la base di vec­chie e nuove abi­tu­di­ni al con­sumo e del­la vocazione delle diverse aree vitate. Chi beve vino rosso lo fa nel­la metà dei casi almeno 2–3 volte la set­ti­mana men­tre per le altre tipolo­gie il con­sumo è più episod­i­co, in par­ti­co­lare nel fuori casa. Nelle cit­tà met­ro­pol­i­tane, dove il tas­so di pen­e­trazione è uguale o leg­ger­mente supe­ri­ore alla media ital­iana (91% a Napoli con­tro 88% in Italia) e si abbas­sa l’età media dei con­suma­tori, Roma beve molto più vino bian­co rispet­to alla media ital­iana (25% vs 18%) men­tre a Napoli i rossi dom­i­nano nelle pref­eren­ze e a Milano lo sparkling pre­sen­ta punte di con­sumo ben supe­ri­ori alla media, come pure i rosati nei capolu­oghi menegh­i­no e partenopeo.
Un rap­por­to edonis­ti­co – quel­lo tra gli ital­iani e il vino – fat­to di sod­dis­fazione dei sen­si più che di conoscen­za, con solo un quar­to dei con­suma­tori che si dice in gra­do di riconoscere ciò che sta beven­do. Quo­ta quel­la degli ‘esper­ti’ che sale nei maschi (33% con­tro il 18% delle donne), nel Nord-Ovest (31%) e in maniera diret­ta­mente pro­porzionale al red­di­to (45%) e alla sco­lar­ità (lau­re­ati al 39%). Tra i cri­teri di scelta, il ter­ri­to­rio di pro­duzione la spun­ta su denom­i­nazione e vit­ig­no. Assieme som­mano il 61% delle risposte e si riv­e­lano molto più impor­tan­ti di prez­zo, brand azien­dale, con­sigli di som­me­li­er e carat­ter­is­tiche green. Tra i ‘saran­no famosi’ nei prossi­mi 2–3 anni, i con­suma­tori indi­cano invece gli autoc­toni (28%), i bio­logi­ci (19%), i vini veneti, piemon­te­si, toscani, pugliesi e sicil­iani e quel­li leg­geri, facili da bere e da mixare. Vino nel bic­chiere ma anche in cam­pagna, con il 23% degli ital­iani che han­no fat­to una vacanza/escursione in un ter­ri­to­rio del vino e solo il 18% che esclude ques­ta pos­si­bil­ità in futuro. Tra le mete più ambite, stravince la Toscana con il Chi­anti e Siena, poi Piemonte (Langhe e Asti) e il Vene­to.

FENOMENO SPRITZ E VINI MIXATI
Su tut­ta la Peniso­la si fa largo lo spritz che è il re del fuori casa (e dell’aperitivo) e ormai un vero e pro­prio rito di iniziazione al vino per i palati più gio­vani. Una svol­ta pop che allo stes­so tem­po può essere inter­pre­ta­ta come un pri­mo approc­cio cul­tur­ale ver­so un prodot­to bandiera.

REGIONI: NORD IN TESTA PER CONSUMI E CONOSCENZA
“L’indagine real­iz­za­ta sul con­suma­tore ital­iano di vino – ha det­to il respon­s­abile di Nomis­ma Wine Mon­i­tor, Denis Pan­ti­ni –, è sta­ta dec­li­na­ta in pro­fon­dità per aree, regioni e gran­di cit­tà, un det­taglio nec­es­sario per capire a fon­do le ten­den­ze che si stan­no delin­e­an­do nel mer­ca­to nazionale. Un mer­ca­to che non va trascu­ra­to, non solo per il val­ore che esprime ma per il fat­to che la brand rep­u­ta­tion dei nos­tri pro­dut­tori e dei nos­tri vini – da far poi valere sui mer­cati esteri – si costru­isce innanz­i­tut­to in Italia”. Il quadro inda­ga­to dall’Osservatorio Vini­taly-Nomis­ma Wine Mon­i­tor – che ha real­iz­za­to anche focus su 6 regioni (Vene­to, Lom­bar­dia, Piemonte, Toscana, Cam­pa­nia e Sicil­ia) e 3 cit­tà (Roma, Milano e Napoli) – rende un’Italia del vino abbas­tan­za uni­forme nelle abi­tu­di­ni al con­sumo, con una lieve prevalen­za al Nord, dove anche si con­cen­tra una mag­gior conoscen­za del prodot­to. Vola, in par­ti­co­lare in Lom­bar­dia e Vene­to, il con­sumo di spritz (attorno al 40% nel fuori casa) e più in gen­erale dei vini mixati nelle gran­di cit­tà, dove è mag­giore anche la propen­sione alla vacan­za eno­tur­is­ti­ca, in par­ti­co­lare a Milano (36%). Il rosso, pri­mo tra i con­su­mi, dom­i­na al Sud, in Piemonte e in Toscana, men­tre in Vene­to è altissi­ma l’incidenza degli sparkling. Più mar­cate le dif­feren­ze sul­la conoscen­za dei gran­di vit­ig­ni: chia­mati a indi­care la prove­nien­za regionale di del­la Valpo­li­cel­la, Brunel­lo di Mon­tal­ci­no e Fran­ci­a­cor­ta, solo 1 ital­iano su 4 risponde cor­ret­ta­mente, in una geografia delle risposte che pre­mia i veneti (38% di risposte sen­za errori), segui­ti da Lom­bar­dia (34%), men­tre fanali­ni di coda sono la Sicil­ia e la Cam­pa­nia, dove la soglia si abbas­sa a cir­ca 1/5 dei rispon­den­ti.

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