Il gioiello più ammirato del paese tornerà di proprietà comunale, il Banco Popolare paga i lavori Finanziati i restauri

San Nicolò può risorgere

23/03/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
s.b.

Con l’avvio del­la bel­la sta­gione il lago si rian­i­ma. Il sole por­ta i tur­isti a girova­gare per le viuzze e per le cal­li lacisien­si. Non man­ca la visi­ta al por­to vec­chio e alla attigua chieset­ta di San Nicolò al Por­to. Gra­zie alla disponi­bil­ità di alcune sig­nore volon­tarie la chieset­ta, da pochi giorni, è aper­ta al pub­bli­co dalle 7,30 inin­ter­rot­ta­mente fino alle 20,30 di ogni giorno. L’afflusso dei vis­i­ta­tori è con­tin­uo e l’ammirazione in crescen­do. Sono soprat­tut­to gli stranieri a rimanere estasiati nell’ammirare gli affres­chi e lo stile roman­i­co del minus­co­lo tem­pio. Ma gli affres­chi e la sta­tic­ità di San Nicolò sono, giorno dopo giorno, sem­pre più in peri­co­lo. L’umidità del sito, la vic­i­nan­za all’acqua del por­to, un cer­ta incu­ria, stan­no por­tan­do la chieset­ta ver­so uno sta­dio di non ritorno. La pro­pri­età del­la chieset­ta è del­la par­roc­chia di Lazise, gra­zie all’ultimo con­corda­to fra Sta­to e Chiesa. Un tem­po però, non tan­to lon­tano, negli anni Cinquan­ta, l’immobile era sta­to restau­ra­to a cura dell’amministrazione comu­nale con l’allora sin­da­co con­te Ever­ar­do Maco­la. La pro­pri­età, a quel tem­po, era infat­ti ascrit­ta al Munici­pio, come del resto ben si evince sul por­tale d’entrata dal­la scrit­ta L.C., ovvero Lacisien­sis Comu­ni­tatis. La par­roc­chia ha già espres­so, anco­ra un anno fa, la disponi­bil­ità a cedere al Comune di Lazise il bene, pre­vio uno scam­bio di let­tere fra le due ammin­is­trazioni nelle quali si evin­ca che la chiesa res­ta dep­u­ta­ta al cul­to reli­gioso e che, qualo­ra l’amministrazione comu­nale inten­da uti­liz­zarla per inizia­tive di carat­tere cul­tur­ale, dovrà richiederne l’utilizzo alla par­roc­chia di Lazise. A questo propos­i­to si sta inter­es­san­do il seg­re­tario comu­nale per redi­gere un atto che preve­da sia il pas­sag­gio del­la pro­pri­età, sia le modal­ità di uti­liz­zo. Frat­tan­to il Comune, anco­ra con l’am­min­is­trazione Sebas­tiano, nel 2002, ha dato incar­i­co all’ingegnere Nar­ciso Munari di redi­gere un prog­et­to per il restau­ro totale del­la chiesa e per il recu­pero dei bel­lis­si­mi affres­chi in essa con­tenu­ti. Per far fronte a ques­ta spe­sa, impor­tante per le casse comu­nali, il sin­da­co si era riv­olto alla pres­i­den­za del Ban­co Popo­lare di Verona e Novara. La ban­ca ha dato l’assenso di mas­si­ma a un impor­tante con­trib­u­to per dare cor­so ai lavori. Le lun­gag­gi­ni bura­cratiche, la neces­sità del pas­sag­gio di pro­pri­età fra par­roc­chia e Comune di Lazise, con il pre­ven­ti­vo assen­so del­la Curia vescov­ile di Verona, stan­no ral­len­tan­do l’inizio dei lavori di restau­ro. Gli affres­chi e gli intonaci stan­no caden­do giorno dopo giorno. Occorre quin­di fare presto per sal­vare il più pos­si­bile del pat­ri­mo­nio con­ser­va­to nel­la chieset­ta di San Nicolò. Per inizia­ti­va del­la Soprint­en­den­za ai beni architet­toni­ci, mesi orsono, è sta­to restau­ra­to l’affresco del­la Madon­na del lat­te. La pala del­la Pietà, pos­ta nell’abside, è sta­ta restau­ra­ta gra­zie all’intervento di alcu­ni pri­vati, come pure cor­nice e can­de­labri. Nel 2002 è sta­to restau­ra­to il tet­to, dopo la ter­ri­bile grand­i­na­ta dell’agosto 2002, a totale cari­co dell’amminstrazione comu­nale. Ora res­ta da fare la parte più impor­tante e sicu­ra­mente la più onerosa. Occorre però accel­er­are le pro­ce­dure buro­cratiche, per­ché final­mente pos­sano par­tire i lavori di resat­uro e quin­di attin­gere ai fon­di che il Ban­co Popo­lare di Verona e Novara, pre­siedu­to da un lacisiense de soca , ha mes­so a dis­po­sizione per ques­ta opera d’arte tan­to ama­ta. San Nicolò se lo meri­ta, eccome. Ser­gio Baz­er­la Lazise. La chieset­ta di San Nicolò sorge a fian­co del por­to. Fu costru­i­ta, prob­a­bil­mente, nel XII sec­o­lo dal­la classe degli Orig­i­nari che la dedi­carono a san Nicolò di Bari, ven­er­a­to nel Medio Evo, quale pro­tet­tore delle scuole e dei nav­i­gan­ti. In orig­ine ave­va un’abside semi­cir­co­lare, tut­ta dec­o­ra­ta a fres­co; ma la con­fra­ter­ni­ta del­la Dis­ci­plina nel 1595 la demolì, per sos­ti­tuir­la con l’attuale. Il Comune, però, in seg­no di gius­pa­trona­to, impose che fos­se pos­to alla som­mità dell’arco tri­on­fale il suo stem­ma con la scrit­ta «C.L. MDCXCV» (Com­mu­ni­tatis Lacisien­sis, 1695). Il lato set­ten­tri­onale ave­va un atrio dal­la for­ma di por­ti­co, sot­to il quale si face­vano atti notar­ili, come si usa­va in quei tem­pi, e si deposi­ta­vano mer­ci, per le quali la con­fra­ter­ni­ta riceve­va una tas­sa «a lau­da di Dio et San­to Nicolò». Il por­ti­co fu demoli­to per delib­er­azione con­sigliare del 1792 per­ché nei giorni piovosi i con­du­cen­ti vi ricov­er­a­vano i pro­pri ani­mali e per­ché cer­ti pesca­tori lo usa­vano, di giorno e di notte, come fos­se un pub­bli­co dor­mi­to­rio. Il gov­er­no del reg­no Ital­i­co, sci­ol­ta nel 1806 la con­fra­ter­ni­ta, ten­tò di incam­er­ar­la, ma il Comune seppe sventare quei rapaci proposi­ti. Dopo l’ordine vescov­ile del 1879, invece di averne restau­ro, fu con­ver­ti­ta a usi pro­fani diven­tan­do suc­ces­si­va­mente mag­a­zz­i­no, teatro, allog­gio di sol­dati, abitazione e perfi­no cin­e­matografo. La chiesa è intera­mente affres­ca­ta al suo inter­no. Questi affres­chi, scrive don Agos­ti­ni nel suo libro su Lazise, per lo più sareb­bero sta­ti ese­gui­ti dopo che Giot­to dal­la corte degli Scaligeri ave­va influito, come scrive il Sime­oni, sui pit­tori verone­si, pro­muoven­do un grande rin­no­va­men­to nel­la pit­tura, anco­ra bizan­ti­neg­giante nei pri­mi anni del Trecento.