Don Angelo Confalonieri, il missionario rivano del 1813 che scelse di vivere tra gli aborigeni australiani, è stato celebrato giovedì 1° ottobre a Palazzo Martini, a Riva del Garda, in un incontro intitolato La realtà dell’utopia, che ha riunito cinque ambasciatori accreditati presso la Santa Sede (Andrii Yurash per l’Ucraina, Marcus Bergmann per l’Austria, Keith Pitt per l’Australia, Shin Hyung-sik per la Corea e Koji Abe per il Giappone), l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi e amministratori locali attorno alla sua figura e al significato della libertà come riconoscimento dell’altro.
Confalonieri, ordinato sacerdote il 14 luglio 1839, trascorse soli due anni in Australia, dal 1846 al 1848, presso Port Essington. In quel breve periodo assimilò completamente la cultura aboriginal, imparò le lingue locali e adottò lo stile di vita della comunità che lo accolse. Quando morì il 9 giugno 1848, colpito da febbre, gli aborigeni gli attribuirono il «nome di gruppo di pelle» Nagojo, riconoscimento di integrazione nella loro società che testimonia il legame profondo instaurato durante quegli anni.
La serata commemorativa e i messaggi dei relatori
Il sindaco Alessio Zanoni ha aperto l’incontro collegando la vicenda di don Angelo alla storia di Riva e alla concezione della libertà: «La libertà, se è davvero tale, non può essere soltanto libertà per noi stessi. Don Angelo ci ha insegnato che l’altro non si incontra mettendosi davanti a lui, ma mettendosi accanto a lui». L’ambasciatore australiano Keith Pitt, accompagnato da Ignacio Falcon della delegazione australiana, ha portato il saluto ufficiale nel segno del legame tra l’Australia e il missionario rivano.
Padre Francesco Patton, intervenuto in videoconferenza, ha delineato i parallelismi tra san Francesco d’Assisi e don Confalonieri: entrambi scelsero di condividere la vita degli esclusi, praticando la fraternità come servizio quotidiano, mossi non da ragioni politiche o filantropiche ma dalle motivazioni del Vangelo. Rolando Pizzini, autore del libro Angelo Confalonieri fra gli Aborigeni d’Australia, ha ripercorso la vicenda del missionario, mentre padre Ferruccio Bertagnolli ha offerto una sintesi in inglese per gli ospiti internazionali.
L’impegno della cultura nel riconoscimento reciproco
L’assessora alla cultura Stefania Pellegrini ha concluso con una riflessione sul ruolo della memoria locale: «Ricordare don Confalonieri significa restituire alla nostra città una parte della sua storia. La cultura ci aiuta a comprendere esperienze diverse dalla nostra, a superare i pregiudizi e a costruire relazioni». Erano presenti anche il consigliere regionale Andrea de Bertolini, la consigliera provinciale Michela Calzà e Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico del Trentino.
La serata si è conclusa con la consegna delle targhe commemorative e la firma dell’Albo d’oro del Comune di Riva del Garda. Le parole finali del sindaco hanno sintetizzato il senso dell’incontro: «La vera sfida del nostro tempo è tutta qui: non semplicemente riuscire a convivere, ma tornare a riconoscerci come esseri umani».


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