
Il 26 ottobre 1826, duecento anni fa, nasceva a Brescia Giuseppe Zanardelli, lo statista che sul lago si fece costruire la villa di Fasano, a Toscolano Maderno, comune in cui morì il 26 dicembre 1903. Patriota nei moti del 1848 e deputato senza interruzioni dal 1860 alla morte, legò il proprio nome al primo codice penale dell’Italia unita, quello che abolì la pena di morte.
Dal 1848 al codice che porta il suo nome
Primo di quindici figli di una famiglia borghese di modeste condizioni, studiò legge a Pavia, al Collegio Ghislieri, dove entrò in contatto con gli studenti che leggevano gli scritti della Giovine Italia. Nel 1848 tornò a Brescia e combatté con i volontari lombardi nella prima guerra d’indipendenza. Principale esponente della Sinistra storica nel Bresciano, fu eletto alla Camera nel 1860 e, quando la Sinistra andò al governo nel 1876, Agostino Depretis lo nominò ministro dei lavori pubblici.
Da ministro di grazia e giustizia firmò l’opera per cui è più ricordato: il codice penale, entrato in vigore il 1° gennaio 1890 e rimasto in vigore fino al 1930, considerato tra i più avanzati dell’epoca proprio perché cancellava la pena capitale. Fu poi presidente della Camera e guidò il governo dal 15 febbraio 1901 al 3 novembre 1903, con Giovanni Giolitti ministro degli Interni. Nel settembre 1902 attraversò la Basilicata, primo capo del governo dell’Italia unita a recarsi nel Mezzogiorno.
La villa di Fasano e il lago
Il legame con il Garda era cominciato da giovane: nelle lettere al Crepuscolo del 1857 aveva già lodato il lago, e tra tutte le località aveva scelto Maderno, che a suo dire era “nella più bella postura del lago di Garda”. Sul finire dell’Ottocento l’architetto bresciano Antonio Tagliaferri gli progettò la villa di Fasano, affacciata sull’acqua e circondata da un parco. La costruzione fu pagata con i suoi risparmi professionali, e i lavori si fermavano e riprendevano secondo le risorse disponibili. Le sale furono affrescate da Ettore Ximenes, Cesare Bertolotti e Carlo Banali con i panorami del Garda e del Sebino, i paesi della Val Trompia, Dante e Catullo; nel parco Ximenes scolpì una figura con un ramo d’olivo, la Quiete.
Tornando da Roma, Zanardelli scendeva a Desenzano e prendeva il battello: uno dei piroscafi che aveva inaugurato porta ancora il suo nome. Sul lago usciva con la sua barca, la “Val Trompia”. Fu lui a far approvare dal Parlamento la legge che permise di ricostruire il lungolago di Salò dopo il terremoto del 1901, un’opera che non fece in tempo a vedere finita. Lasciata la guida del governo per la malattia, morì poco più di un mese dopo, a 77 anni, e fu sepolto nel cimitero di Brescia.
Per il bicentenario la Fondazione Ugo Da Como ha dedicato a Giuseppe Zanardelli un ciclo di conferenze a Lonato, una delle quali sulla villa di Maderno, mentre l’Ateneo di Brescia gli dedica a Palazzo Tosio la mostra Giuseppe Zanardelli (1826-1903). Statista, giurista e uomo di cultura, aperta fino al 15 novembre.


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