domenica, Luglio 21, 2024
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Firmato l’accordo fra Brescia, Verona e Trento. Raccoglie il 66 per cento dei produttori certificati: un organismo unico per la tutela di un prodotto tipico Comune alle tre sponde

Olio dop del Garda decolla il consorzio

Decolla il consorzio unico dell’extravergine gardesano Dop: un accordo atteso quanto contestato, che ha suscitato reazioni divergenti da parte dell’Aipol di Brescia. Ieri, nella sala consiliare del Comune di Garda, il neonato organismo, che raggruppa i produttori bresciani, veronesi e trentini, è stato presentato dalla presidente Maria Cristina Rizzardi, produttrice veronese, e dal vice Alberto Pancera, noto produttore di Puegnago che è anche presidente dell’Ente Vini Bresciani. La costituzione ufficiale del Consorzio rappresenta una svolta di notevole importanza per l’olivicoltura gardesana: per la prima volta, infatti, grazie anche all’appoggio istituzionale delle Regioni e delle Province, si è riusciti a dar corpo a un organismo unico per la tutela di un prodotto tipico diffuso su tutto il bacino benacense. Un prodotto che, da un paio d’anni, ha ottenuto dalla Comunità Europea anche la Denominazione di Origine Protetta, che prevede naturalmente la certificazione di filiera da parte di un ente terzo, finalizzata a garantire la provenienza delle olive e l’aderenza del ciclo produttivo al disciplinare imposto. Alla Dop del Garda potenzialmente potrebbero aderire 6100 produttori, di cui 2800 veronesi, 2300 bresciani e un migliaio trentini, per un patrimonio di 915 mila ulivi piantati su 11.900 ettari (6400 nel Bresciano, 4500 nel Veronese e 1000 nell’alto lago trentino). La produzione potenziale è così di 82 mila quintali di olive (45 mila Verona, 30 mila Brescia e 7000 Trento), pari a 9500 quintali di olio (5000 Verona, 3500 Brescia e 1000 Trento). Invece sono ancora poche purtroppo le aziende certificate, e di conseguenza la quantità d’olio che risponde ai rigidi requisiti: nel 2000 erano 31, 17 lombarde, 13 venete e una sola nel Trentino. La normativa vigente prevede che per ogni Dop, seppur dotata di sottozone come quella gardesana (che prevede in etichetta le diciture Bresciano, Orientale o Trentino a seconda della provenienza), debba essere costituito un solo consorzio di tutela: cosa che ha spinto un gruppo di grossi produttori, forte della rappresentanza del 66% del totale della produzione certificata, a formare un comitato promotore per la nascita del nuovo organismo consortile. «Ora che il Consorzio è nato, faremo azione di proselitismo perchè tutti i produttori certificati ne entrino a far parte», spiega Alberto Pancera, riferendosi anche al problema della rappresentatività della categoria, sollevato la scorsa settimana dall’Aipol. «Il nostro è un organismo che vuole associare solo ed unicamente i produttori di olio Dop certificato e di olive Dop certificate – spiega Pancera -. Si tratta quindi di una realtà che non avrà molto a che fare con la grande maggioranza dei piccoli produttori, che spesso hanno una produzione di olio esclusivamente per autoconsumo e non fanno parte della filiera certificata. «Basti pensare che sul Garda bresciano non ci sono più di 25-30 aziende che vendono extravergine Garda Dop imbottigliato, molte delle quali sono già nel comitato promotore. E ovviamente non sussiste alcuna preclusione per tutti gli altri produttori certificati». Il neonato Consorzio prelude di fatto al decadimento di un altro organismo, il Consorzio Dop Garda bresciano che era stato formato alcuni anni fa: e questo proprio in virtù della rappresentanza della maggioranza della produzione certificata. Una produzione che, va detto, rappresenta una quota fortemente minoritaria rispetto al totale dell’olio prodotto. La produzione del Garda bresciano non supera infatti i 4000-5000 quintali, ma l’olio imbottigliato rappresenta all’incirca il 30%: il resto viene venduto sfuso o è utilizzato per autoconsumo dagli stessi produttori di olive. La produzione di olio Dop del Garda bresciano arriva a 70 mila bottiglie, pari a meno di 40 mila litri, con quotazioni che possono arrivare anche alle 40 mila lire al litro.

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