Si è conclusa il 31 luglio 2026 la prima edizione di ParkinsOnLake, il progetto pilota che ha portato un gruppo di persone con malattia di Parkinson a navigare a vela sul lago di Garda, grazie alla collaborazione tra ASST Garda e HYAK APS. L’esperienza è stata presentata durante la conferenza stampa conclusiva come un percorso capace di unire movimento, sicurezza, socializzazione e benessere psicofisico.
Un’attività per ritrovare equilibrio e fiducia
Il progetto è nato con l’obiettivo di proporre un’attività complementare al percorso di cura. La navigazione ha sollecitato in modo continuo equilibrio, coordinazione e tono muscolare, offrendo ai partecipanti un ambiente dinamico nel quale mettersi alla prova rispettando i propri limiti.
Massimo Biacca, neurologo di ASST Garda, ha sottolineato come la vela possa rappresentare una forma di terapia complementare sul campo, stimolando anche la neuroplasticità. Per Roberta Chiesa, direttore generale di ASST Garda, l’iniziativa riflette una concezione della cura che non si limita al trattamento della patologia, ma considera la qualità della vita e l’assistenza nella quotidianità.
Le testimonianze dei partecipanti
A raccontare gli effetti del corso sono stati gli stessi partecipanti, che hanno parlato di una ritrovata autostima e della capacità di fare gruppo. Eros e Maurizio hanno descritto la barca come un ambiente accogliente e sicuro, nel quale il movimento dell’acqua aiutava l’equilibrio e gli istruttori accompagnavano ogni attività con competenza e pazienza.
Cristina Zeni ha evidenziato il valore umano, relazionale e terapeutico dell’esperienza, ricordando l’importanza della fiducia reciproca e della condivisione. Marco Salvi ha invece rimarcato il contributo del corso alla socializzazione e la collaborazione tra enti pubblici, associazioni e realtà del territorio.
Un progetto da consolidare
Il bilancio dell’iniziativa ha aperto alla possibilità di dare continuità al percorso e di coinvolgere in futuro un numero maggiore di persone. L’esperienza di ParkinsOnLake viene così indicata come un esempio di come movimento, relazioni e autonomia possano affiancare le terapie farmacologiche e sostenere concretamente chi convive con il Parkinson.


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