«Il mio sogno sarebbe quello di ricreare un ambiente simile alle vecchie taverne di una volta, dove i pescatori del Garda si riunivano per aggiustare gli attrezzi e parlare della pesca». Intanto, nell’attesa di realizzarlo, Livio Parisi, 50 anni, insegnante, nato a Riva del Garda, ma residente da quasi 40 anni a Castelletto di Brenzone, si allena a raccogliere strumenti da pesca tradizionali, alcuni vecchi di secoli. «Riproporli in un ambiente caratteristico è un modo per far conoscere le nostre tradizioni ai giovani», spiega. Da qui l’idea della taverna museo e la collezione di attrezzature per la pesca.
Gli oggetti che Parisi tiene nella soffitta di casa sono ormai più di un centinaio. «Ho un po’ di tutto, dai mulinelli in rame e legno, alle canne da pesca in ferro che si usavano probabilmente nel secolo scorso. Ma poi anche galleggianti di sughero che una volta ricavavano dai tappi per damigiane, reti intrecciate a mano, scalmi per remi». Un insieme di reperti raccolti nell’arco di 25 anni e fra i quali ci sarebbero, a detta di Parisi, degli autentici pezzi unici.
Collezione di strumenti tradizionali
Uno di questi, ad esempio, è un «vivarol». Una specie di scatola di legno, lunga poco meno di un metro, dalla forma simile ad una barca, con un coperchio nella parte superiore e una serie di buchi lungo i fianchi. «Veniva attaccato a strascico dietro le barche e serviva, come dice il nome, per conservare vivi i pesci pescati». È uno strumento che ha un centinaio d’anni e credo di essere l’unico a possederne uno così vecchio. Ma non è l’unico pezzo forte della mia raccolta, continua Parisi.
<—Resto del testo con altri strumenti e considerazioni di Parisi—>


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