sabato, Luglio 20, 2024
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Dopo la Procura, anche la Corte dei Conti ha aperto una inchiesta. L’indagine coinvolge amministratori vecchi e nuovi

Una nuova bufera sul Prg

Il Piano regolatore di Lonato continua ad essere al centro di una complessa indagine della Procura della Repubblica, rivelata dal nostro giornale lo scorso 7 settembre. Indagine che per il pubblico ministero Cesare Bonamartini, titolare dell’inchiesta, appare meritevole di attenzione, a tal punto da far chiedere al Gip del Tribunale di Brescia una proroga di sei mesi in considerazione che «l’inchiesta stessa risulta particolarmente complessa». Inoltre, un amministratore è stato indagato per essersi rifiutato di consegnare all’organo di polizia giudiziaria un carteggio. Per entrare in possesso del documento, ritenuto «determinante» per l’inchiesta, il magistrato si è visto costretto a firmare un decreto di sequestro e, contemporaneamente, una denuncia per «rifiuto e omissione di atti». Ma adesso, oltre al filone penale dell’inchiesta su presunti abusi commessi da alcuni amministratori della passata Giunta leghista Mantovani e da quella attuale di centrosinistra, se n’è aggiunto un altro. La Procura regionale della Corte dei Conti sta infatti indagando su presunti danni patrimoniali che sarebbero stati commessi sempre in conseguenza del progettato Piano regolatore che, pur non essendo ancora in dirittura d’arrivo, secondo la comunicazione di reato depositata alla Corte dei Conti, sarebbe costato «uno sproposito tra consulenze e parcelle». Spese che, comunque, sarebbero state sostenute sia dalla passata amministrazione Mantovani, sia da quella attuale. Ovviamente, si tratta di un’indagine che è solo all’inizio e che dovrà chiarire se nel comportamento degli amministratori di Lonato vi siano responsabilità tali da sconfinare nelle ipotesi di reato tra cui «abuso di atti d’ufficio» e «truffa». A scatenare la bufera iniziale è stato un esposto anonimo. Sono scattate così le indagini che hanno portato all’apertura di un’inchiesta formale della Procura e ad alcune prime conclusioni. Sono stati infatti coinvolti ex assessori di Lonato e Calvagese, ex tecnici comunali, professionisti, quindi amministratori attuali di Lonato, in testa il sindaco Morando Perini, e ancora tecnici in servizio presso enti locali, e infine il progettista del Piano regolatore di Lonato. Proprio su quest’ultimo si sono appuntati i maggiori sospetti, in quanto secondo l’inchiesta, avrebbe svolto «attività professionale» incompatibile con un importante proprietario terriero, interessato a una maxi lottizzazione, e allo stesso tempo, con il Comune di Lonato. L’ente pubblico, a sua volta, si difende documentando una dichiarazione liberatoria dello stesso professionista che comunica di «non trovarsi nelle condizioni di incompatibilità». Il Comune, però, dovrà difendersi ora da una seconda accusa: quella di «non aver vigilato con attenzione sulle spese sostenute». A chiamarlo in causa sarà la Corte dei Conti che, ripetiamo, ha ricevuto da tempo un voluminoso dossier. Secondo le prime accuse, il tecnico del Piano regolatore avrebbe percepito nel 1996 (dunque, sotto la giunta leghista) oltre 70 milioni di lire per la «predisposizione della revisione del Prg». Inoltre, alcuni tecnici comunali, nel 1998, avrebbero ricevuto per il lavoro svolto sempre per «la revisione del Prg», 32 milioni di lire. Nel luglio 2001 il Comune riaffida allo stesso professionista «l’incarico per la predisposizione del progetto di revisione del Prg» con una spesa di quasi 160 milioni di lire. Mentre ad alcuni tecnici comunali, per «l’individuazione cartografica e catalogazione delle istanze, osservazioni preventive alla redazione del piano» (siamo nel settembre 2001), l’amministrazione versa altri 40 milioni di lire. Ma il conto è ancora lungo, con diversi mandati di pagamento fino a quando il Comune, nel marzo dello scorso anno, riceve dal professionista incaricato «un Prg pressocchè analogo al Prg mai adottato e divulgato». Naturalmente, si tratta di ipotesi di reato sulle quali sta lavorando la Corte dei Conti. La predisposizione di uno strumento urbanistico è, infatti, particolarmente complessa. La sua documentazione è composta da centinaia di rilevazioni, schede, osservazioni, ricognizioni cartografiche, memorie. E si gioca qui tutta la partita. L’inchiesta della Procura della Repubblica, per esempio, ha potuto accertare che il tecnico estensore del piano sarebbe stato, nel contempo, lo stesso professionista privato di una società controllata dal maggior proprietario di aree di Lonato e interessato alla maxi lottizzazione di cui si parlava prima. Da parte sua la giunta Perini, in un suo comunicato diffuso all’epoca, dichiarò di «essere serena perchè l’esposto ed altri comunicati circolati a Lonato in un crescendo rossiniano hanno un unico disegno di colpire il tecnico estensore del Prg e quindi di voler evitare che Lonato abbia il suo piano urbanistico approvato dalla Regione e quindi rispondente a logiche di corretta programmazione anzichè speculative». Inoltre, la Giunta aggiunse di «aver posto la questione di presunta incompatibilità al tecnico il quale, dopo aver illustrato verbalmente ogni sua posizione, ha rilasciato una dichiarazione scritta protocollata con la quale dichiara il non sussistere di alcun rapporto con cittadini lonatesi o con altri aventi interessi in quel di Lonato». Interpellato sull’argomento, il sindaco Morando Perini si è limitato a dichiarare: «Non so assolutamente nulla, apprendo adesso che ci sarebbe una richiesta di proroga in corso. La stessa cosa posso dire dell’apertura di una indagine della Corte dei Conti. La Giunta? Siamo tranquilli, stiamo lavorando e continueremo a farlo con serenità».

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