L’impegno per le due specie minacciate da alterazioni ambientali, predatori e patologie. Emergenza carpione: per il Wwf è in via di estinzione. Ma c’è un progetto per evitarlo

A Limone un «asilo nido» per salvare le aole

22/12/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
v.r.

Era­no i pro­tag­o­nisti del­la «dieta garde­sana»: le aole per la loro abbon­dan­za, i car­pi­oni per la loro bon­tà (sono «cug­i­ni» del salmone). Oggi questi due pesci sono prati­ca­mente scom­par­si dai menù, tan­to che il Wwf mette il del Gar­da tra le 20 specie ani­mali a più alto ris­chio di estinzione in Italia, e le aole sono un pun­to inter­rog­a­ti­vo. Sei anni fa ci fu un calo del pesca­to del 95% rispet­to ai quan­ti­ta­tivi stori­ci, ogni tan­to ricom­paiono qua e là come le ragazze scap­pate di casa a «Chi l’ha vis­to?». Ma sono poche. Non chiare le cause: ridot­ta capac­ità ripro­dut­ti­va per alter­azioni ambi­en­tali o per malat­tie «d’importazione»; aumen­to dei preda­tori (altri pesci impor­tati, uccel­li come svas­si e cor­morani); i liv­el­li «bal­leri­ni» delle acque del lago, che las­ciano all’asciutto le uova deposi­tate dalle alborelle vici­no a riva. Il 2006 seg­na l’inizio di un ten­ta­ti­vo di sal­vatag­gio. Per le aole, pro­prio ieri gli esper­ti del­la Provin­cia han­no svolto un sopral­lu­o­go a Limone per instal­lare una specie di «asi­lo nido»: cas­sette piene di ghi­a­ia puli­ta vici­no a riva , in cui le aole pos­sano deporre le uova. Cas­sette che poi ver­reb­bero por­tate in gab­bie a maglie strette in acque appe­na più pro­fonde dove, al sicuro da sic­c­ità e preda­tori, gli avan­not­ti pos­sano nascere. E’ un ten­ta­ti­vo. Più ardi­to il prog­et­to per i car­pi­oni, che attende il finanzi­a­men­to regionale. Si trat­ta di prati­care la fecon­dazione arti­fi­ciale come per i core­go­ni, facen­do mat­u­rare le uova in cam­pane di vetro. L’intenzione è però di non lib­er­are i pic­coli car­pi­oni nati così, ma di far­li crescere in vasche anche dopo la matu­rità ses­suale, per far­li diventare dei ripro­dut­tori «pro­fes­sion­isti». Ma è dif­fi­cile: può ripro­dur­si in vas­ca un pesce che in natu­ra vive a 200 metri di pro­fon­dità? È un ten­ta­ti­vo. Se fal­lisce, si rischia l’estinzione.

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