Recenti studi localizzano il sito medievale in corrispondenza di un toponimo che fino ad oggi sembrava invece derivare dal nome del figlio di Noè

A Sem l’antica Cemo, tra il fango e il letame

04/11/2001 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Ogni tan­to, dal son­no che han­no dovu­to dormire, in dimen­ti­cate carte d’archivio riaf­fio­ra­no le mem­o­rie di luoghi che ebbero qualche fama in tem­pi remoti, ma di cui il fluire dei sec­oli ha fat­to smar­rire le trac­ce. È il caso di Cemo, local­ità delle colline bar­do­line­si, di cui par­lano doc­u­men­ti medievali. Ebbene: l’antica Cemo oggi è sta­ta ritrova­ta. Per cer­carne le trac­ce occorre salire sul­la Roc­ca. La stra­da si iner­pi­ca a tor­nan­ti tra le vigne, i cipres­si ne delim­i­tano il trac­cia­to. Pas­sato l’ex pri­o­ra­to di San Colom­bano e giun­ti all’altezza del­la trat­to­ria al Bersagliere, si imboc­ca la stradic­ci­o­la che por­ta al Tusi­ni, la scuo­la dei sale­siani. Pri­ma dell’istituto, ecco il cartel­lo del­la «stra­da di Sem». Quel­lo di Sém è il nome con cui è conosci­u­ta una porzione dei «mon­ti» di . In pri­ma bat­tuta, molti pen­sano che fac­cia rifer­i­men­to al bib­li­co Sem, figlio di Noè. Del resto, ques­ta è zona vini­co­la, e la tradizione attribuisce a Noè il ruo­lo di viti­coltore ante lit­ter­am: fu lui il pri­mo a piantare una vigna e sper­i­menta­re l’ebbrezza prodot­ta dal . Il patri­ar­ca ave­va cinque­cen­to anni quan­do gen­erò Sem, Cam e Iafet, che popo­larono la ter­ra dopo il dilu­vio. Ma in realtà con la Roc­ca non c’entrano né Noè, né il figlio Sem. In realtà Sem è la con­trazione del nome dell’antica Cemo, di cui si par­la in un doc­u­men­to del monas­tero di San Colom­bano di Bob­bio data­to 1198. Vi si legge di una pez­za di ter­ra «iacente in Cemo ante arcem Garde», ossia «sit­u­a­ta a Cemo, pri­ma del castel­lo di Gar­da». Ad ipo­tiz­zare che il Sém del­la Roc­ca di Bar­dolino cor­rispon­desse alla per­du­ta Cemo medievale è sta­to il pro­fes­sor Fabio Gag­gia in un vol­ume del ’95 ded­i­ca­to al «Muli­no dei padri camal­dole­si». E chissà se proveni­va dalle colline bar­do­line­si quel Mon­te­nar­ius de Cém che è cita­to nel «Breve recor­da­tio­n­is de ter­ris eccle­si­ae San­ti Colom­bani», l’elenco delle terre garde­sane del monas­tero di San Colom­bano date in affit­to nel­la sec­on­da metà del dodices­i­mo sec­o­lo. Quel tal Mon­te­nar­ius ave­va ottenu­to in con­duzione un man­sio, ossia una cam­pagna, e s’era impeg­na­to a ver­sare canoni cospicui in uve ed olive, più una spal­la di por­co da con­seg­nare a , un cap­pone a , ven­ti­quat­tro uova a Pasqua e i pasti agli uomi­ni impeg­nati nel­la . Anco­ra nel 1680, come ha rifer­i­to Bruno Chi­ap­pa in un con­veg­no del ’96, i monaci di San Colom­bano ave­vano una venti­na d’appezzamenti nelle per­ti­nen­ze di Bar­dolino: nell’elenco c’era anche Cemo. «Per l’etimologia del topon­i­mo Cemo (attual­mente Sém) ci sono almeno due inter­pre­tazioni», scrive Gag­gia. La pri­ma la si rica­va dal «Vocabo­lario topono­mas­ti­co del­la provin­cia di Bres­cia» del­lo Gna­ga, che ne vor­rebbe la derivazione dal berga­m­as­co «sém», che sign­fi­ca «cima». In un testo ined­i­to del garde­sano Pino Cresci­ni si ipo­tiz­za invece che il nome proven­ga da un incro­cio di ter­mi­ni lati­ni: «caenum», che vuol dire «fan­go», e «fimum», ossia «letame». Sec­on­do l’ipotesi di Cresci­ni si trat­terebbe insom­ma di un «luo­go palu­doso» fre­quen­ta­to da ani­mali in pas­co­lo libero. Che sia ques­ta l’origine dell’antica Cemo?

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