L’ex assessore Fabio Gaggia ritorna alla carica con un progetto dimenticato dal Comune. «L’area archeologica potrebbe diventare un parco»

«Acquistiamo la Rocca»

06/02/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

«Che fine ha fat­to il prog­et­to di acquistare la Roc­ca?». A lan­cia­re l’interrogativo, nel cor­so di un recente incon­tro ded­i­ca­to agli scavi arche­o­logi­ci con­dot­ti sul colle che sovras­ta Gar­da, è sta­to Fabio Gag­gia, stu­dioso di sto­ria bena­cense ed ex asses­sore alla cul­tura durante la pas­sa­ta ammin­is­trazione gui­da­ta da Gior­gio Comenci­ni. «Il con­siglio comu­nale» ha incalza­to Gag­gia riv­ol­gen­dosi ai rap­p­re­sen­tan­ti dell’attuale giun­ta pre­sen­ti all’assemblea, «ave­va delib­er­a­to l’acquisto: che ne è del prog­et­to?» In sala, era­no pre­sen­ti il vicesin­da­co Gian Pao­lo Rossi e l’assessore al tur­is­mo Anto­nio Pasot­ti. «Io non sape­vo nep­pure che la Roc­ca fos­se in ven­di­ta» ha rispos­to scher­zosa­mente (o diplo­mati­ca­mente) il pri­mo. «Ne sti­amo par­lan­do nell’ambito del­la mag­gio­ran­za», ha invece chiar­i­to Pasot­ti , «e sti­amo val­u­tan­do se davvero val­ga la pena effet­tuare un sim­i­le inter­ven­to sen­za final­iz­zare l’investimento». La vec­chia idea di Gag­gia era quel­la che il Comune com­prasse dagli attuali pro­pri­etari, i sale­siani, la fet­ta di colle che ricade nel ter­ri­to­rio di Gar­da. Bar­dolino avrebbe potu­to even­tual­mente fare altret­tan­to con la sua porzione. Il con­fine fra Gar­da e Bar­dolino attra­ver­sa le due gob­be che i garde­sani chia­mano la Roc­ca Vec­chia e la Roc­ca dei Frati: sul­la pri­ma sorge­va il castel­lo che ha dato nome al lago, sull’altra c’è l’eremo camal­dolese. Qua­si tut­ta l’area arche­o­log­i­ca recen­te­mente inves­ti­ga­ta dall’equipe del pro­fes­sor Gian Pietro Bro­gi­o­lo ricade in ter­ra di Gar­da, e un even­tuale acquis­to avrebbe potu­to dare mano lib­era al Comune per real­iz­zarci un . Ques­ta era almeno l’ipotesi avan­za­ta da Gag­gia e Bro­gi­o­lo un paio d’anni orsono. «Pun­ti­amo ad un par­co aper­to», ave­va spie­ga­to l’archeologo nel­la pri­mav­era del 2001, «real­iz­z­abile per seg­men­ti, con la com­parte­ci­pazione di pub­bli­co e pri­va­to». Si pen­sa­va al restau­ro delle mura­ture medievali, a una serie di per­cor­si che pog­giassero su ambi­ente e arche­olo­gia. Il tut­to inte­gra­to dall’offerta ricetti­va ed enogas­tro­nom­i­ca. Poi non se n’è più par­la­to.

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